COMUNICATO STAMPA
Ora che un importante processo, quello a sette dirigenti della Fincantieri di Marghera accusati di omicidio colposo, si e concluso ieri 22 luglio con un parziale accoglimento delle richieste del pm di Venezia, Pipeschi, dopo che lo scorso 3 aprile un analogo processo si era svolto con analogo esito nei confronti di un dirigente della Fincantieri di Monfalcone, a Trieste, in attesa di poter leggere la sentenza della giudice monocr. Barbara Lancieri, possiamo dire la nostra, come e stato per il promotore delle prime indagini di questo stesso processo, il compagno Franco Bellotto presidente dellAEA di Venezia, certi di non ricevere, le stesse attenzioni che i media hanno ovviamente riservato alle parti civili tardivamente scese in campo in questo stabilimento, in occasione del processo, con la scelta opinabile di chiedere cifre abnormi, in presenza peraltro di riconoscimenti economici assai modesti, per la vita umana perduta, per i familiari degli operai e delle mogli di operai deceduti-e di cui a questo processo.
Franco Bellotto, come molti altri compagni, ed alcuni di noi, riteniamo che sia corretta la costituzione di parte civile di quelle associazioni e sindacati che hanno portato avanti la lotta prima che giungessero segnali di attenzione giuridica da parte degli organi predisposti a tutelare la vita dei cittadini e loro stessi dalla commissione di gravi reati da parte di terze persone, in genere per motivi di profitto economico.
LAEA si costitui in tutta Italia nei primi anni 90, a Venezia nel 1993, e tra i suoi promotori a Venezia vi erano appunto Franco Bellotto, tecnico operaio discriminato politicamente dai confederali e dalla Enichem che continuo a tenerlo fuori dalla fabbrica, stipendiato, sino allandata in pensione, pur di non averlo in stabilimento, e Luciano Mazzolin. Entrambi, con molti altri compagni, appunto sin dagli anni 70 si era gli unici a lottare insieme a studenti e realta autonome, contro la nocivita in fabbrica e territori circostanti, contro il nucleare, contro la morte da lavoro, per uno sviluppo diverso.
Dopo trentanni, forze che storicamente si muovono ben di rado su questi temi, e che comunque si muovono solo in maniera mediatica e speculativa nei momenti importanti, ma che sono di fatto parte di quella irresponsabile concertazione che ha parte delle responsabilita della strage quotidiana sui posti di lavoro.
Personalizziamo, perche personalizzano i media dando spazio a chi si compatibilizza, ma non ci asteniamo dalla critica.
Lo ha fatto Franco Bellotto con la sua lettera aperta alla Giudice Lanceri, criticando giustamente latteggiamento di chi si reca a contribuire alla giustizia chiedendo un risarcimento abnorme, mentre alle famiglie delle Vittime toccano cifre non particolarmente adeguate sia alla perdita di vita umana sia alle sofferenze subite da chi e morto sul lavoro o dopo lunghissimi giorni e mesi e anni di malattia professionale.
Infatti alle famiglie delle Vittime sono state riconosciute cifre di risarcimento che vanno dai 136.000 ai 301.000 euro.
E giustamente i risarcimenti alle associazioni ed enti sono stati ben piu moderati di quelli richiesti. Ma con una notazione. LAEA di Venezia ha avuto il riconoscimento maggiore proprio per il ruolo che ha avuto in questo processo come in molti altri.
Vediamoli in dettaglio, con beneficio di inventario alla sentenza depositata:
Provincia di Venezia, avv.Giacomini, richiesta 1.250.000 euro, risarcimento 20.000 euro
Medicina democratica di Milano, avv.Mara, richiesta 250.000 euro, ris. 30.000 euro
Rdb-CUB di Milano, avv.Mara, richiesta 150.000 euro, Nessun risarcimento
AEA di Venezia, avv.Marin, richiesta 150.000 euro, risarcimento 40.000 euro
INAIL, avv.Menegatti, richiesta oltre 2.000.000 di euro (500.000 per immagine il resto per prestazioni gia date), risarcimento 790.000 euro
CGIL-FIOM, avv.Pozzan, richiesta 335.000 euro, risarcimento 30.000 euro
CISL, avv.Zaffalon, richiesta 400.000 euro, risarcimento 20.000 euro
AEA nazionale (Padova), avv.Zamboni, richiesta 200.000 euro, Nessun risarcimento
Regione Veneto, richiesta 850.000 euro, risarcimento 250.000 euro
Comune di Venezia, richiesta 250.000 euro, risarcimento 20.000 euro
Ministero dellAmbiente, richiesta oltre 1.000.000 di euro, risarcimento 200.000 euro
Riteniamo che sia corretto che il riconoscimento della valenza di parte civile dei sindacati ed associazioni sia effettivamente corrispondente allimpegno dato, sempre che questo non diventi il movente per dar battaglia a parole e sempre tardivamente, omettendo di dare risposte alle istanze che vengono dalla base, sino a quando poi non e troppo tardi. Infatti viceversa si danneggerebbe la causa operaia e proletaria in maniera incredibilmente irresponsabile.
E la AEA di Venezia ha condotto quasi da sola, con il nostro aiuto in questi ultimi due anni, con la partecipazione della neonata Rete per la sicurezza sui posti di lavoro al sit in del 27 maggio, senza laiuto militante di queste altre associazioni e sindacati, come quelli che si erano opposte allo sciopero in Fincantieri nel 1995 raccontando agli operai che lAEA faceva terrorismo allarmista dicendo cio che diceva sullamianto che ancora si utilizzava in Fincantieri. O come coloro che oggi aspirano a poter gestire attivita istituzionali in materia sempre senza il processo di autorganizzazione degli operai, che devono continuare a morire sul lavoro ed a delegare ad altri la propria sicurezza.
Hanno disquisito gli avvocati difensori anche su questo, ma non e nostro compito rispondere loro, difensori di persone che portano responsabilita ben maggiori di quelle che giuridicamente la Giudice ha ritenuto di poter riconoscere.
Parrebbe appunto dalla quantificazione delle pene, lo vedremo alla sentenza, che non sia stata accolta la tesi accusatoria del pm Pipeschi circa la colpevolezza delle omissioni. I dirigenti NON potevano NON sapere cosa rischiavano i lavoratori. Sono del resto ingegneri e laureati per qualcosa. Parrebbe non riconosciuto questo aspetto. Ma nellambito della distribuzione delle responsabilita gli italiani si sa sono maestri nello scaricabarile, per cui non e escluso che la sentenza non assolva da cio i dirigenti, solo non ne abbia ritenuto di averne raggiunto la piena prova.
In ogni caso la sentenza e importante ed e un vittoria dellautorganizzazione degli operai, che sin dalla fine degli anni 60 a Marghera, NON delegano ai revisionisti ed ai bonzi sindacali la propria vita ed i propri diritti.
Una parte significativa della nostra storia, che molti vorrebbero avere uccisa con la repressione del 1982 e successiva, insieme ai dirigenti uccisi dalle BR, che invece continua a vivere nella classe operaia di Marghera, e che NON e criminalizzabile, mentre oggi inizia a prefigurarsi la possibile criminalizzazione della concertazione, come corresponsabile delle morti in fabbrica !!!
Lo ripetiamo quindi, come sindacato di classe in costruzione dal basso e nella discriminante degli interessi del proletariato ed internazionalisti che ci caratterizzano a statuto: CONCERTAZIONE + PRECARIETA = STRAGE DI OPERAI. AUTORGANIZZIAMOCI E LUNICA SOLUZIONE !
Coordinamento provinciale
SLAI Cobas per il sindacato di classe
province di Venezia e Padova
giovedì 24 luglio 2008
mercoledì 23 luglio 2008
processo thyssenkrupp: seconda udienza
PROCESSO THYSSENKRUPP: SECONDA UDIENZA
Torino, mercoledì 23 luglio: nell'aula grande del Tribunale
di corso Vittorio Emanuele II si celebra la seconda
udienza - l'ultima prima della pausa estiva - del processo
contro i vertici del colosso mondiale dell'acciaio
Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni; in questa occasione il
giudice deve convalidare la costituzione delle parti civili.
L'inizio della seduta è previsto per le ore 10:00, e come
in occasione dell'apertura del processo - avvenuta martedì
1° luglio, è convocato - a partire dalle ore 9:30 - un
presidio per chiedere alla magistratura giustizia per le
vittime della strage alla linea 5 dello stabilimento di
corso Regina Margherita.
Sono presenti gli ex lavoratori della fabbrica, riuniti
nella associazione Legami d'acciaio con alcuni familiari
delle vittime, il segretario provinciale della Fiom Giorgio
Airaudo, il parlamentare del partito sedicente democratico
Antonio Boccuzzi - ex operaio della linea 5 - ed una
rappresentanza dei lavoratori torinesi della Rete nazionale
per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Esattamente come in occasione della prima udienza brillano
per la loro assenza sia le formazioni della falsa sinistra
forzatamente extraparlamentare - Rc-Se, Pdci, Sc, Pcl - sia
i sindacati - sia quelli confederali sia Cub,
Confederazione Cobas, SdL - che evidentemente hanno altro a
cui pensare: ci chiediamo con quale diritto osino ancora
definirsi i difensori dei lavoratori, dopo che disertano
appuntamenti, come quello di oggi, ai quali chiunque si
definisca in qualche modo di sinistra dovrebbe quantomeno
fare presenza.
E' proprio vero: tra il dire ed il fare c'è di mezzo il
mare... dell'opportunismo, del voler coltivare il proprio
orticello evitando di presenziare a manifestazioni - anche
sacrosante - che non sono convocate dalla propria
organizzazione.
A questo proposito vedremo come si comporteranno gli
assenti di oggi nel prosieguo, anche in relazione all'altro
processo - per lesioni colpose - che coinvolge i vertici
torinesi della Thyssenkrupp: si tratta di quantificare il
danno esistenziale subito dagli operai della linea 4 in
seguito all'incendio della vicina linea 5 (furono i primi
ad accorrere in soccorso dei compagni ed il ricordo di
quella tragica notte non li abbandonerà mai); attualmente
il procedimento è allo stato delle indagini preliminari.
Per parte nostra, come Rete per la sicurezza sui luoghi di
lavoro, continueremo a seguire il processo con tutta la
attenzione che merita.
L'appuntamento per le prossime udienze è fissato per i
giorni 26 settembre, 6 e 13 ottobre; il rinvio è stato
richiesto dagli avvocati della azienda per studiare la
linea difensiva anche in relazione alle venti nuove
costituzioni di parte civile.
Torino, 23 luglio 2008
Stefano Ghio - Torino
Torino, mercoledì 23 luglio: nell'aula grande del Tribunale
di corso Vittorio Emanuele II si celebra la seconda
udienza - l'ultima prima della pausa estiva - del processo
contro i vertici del colosso mondiale dell'acciaio
Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni; in questa occasione il
giudice deve convalidare la costituzione delle parti civili.
L'inizio della seduta è previsto per le ore 10:00, e come
in occasione dell'apertura del processo - avvenuta martedì
1° luglio, è convocato - a partire dalle ore 9:30 - un
presidio per chiedere alla magistratura giustizia per le
vittime della strage alla linea 5 dello stabilimento di
corso Regina Margherita.
Sono presenti gli ex lavoratori della fabbrica, riuniti
nella associazione Legami d'acciaio con alcuni familiari
delle vittime, il segretario provinciale della Fiom Giorgio
Airaudo, il parlamentare del partito sedicente democratico
Antonio Boccuzzi - ex operaio della linea 5 - ed una
rappresentanza dei lavoratori torinesi della Rete nazionale
per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Esattamente come in occasione della prima udienza brillano
per la loro assenza sia le formazioni della falsa sinistra
forzatamente extraparlamentare - Rc-Se, Pdci, Sc, Pcl - sia
i sindacati - sia quelli confederali sia Cub,
Confederazione Cobas, SdL - che evidentemente hanno altro a
cui pensare: ci chiediamo con quale diritto osino ancora
definirsi i difensori dei lavoratori, dopo che disertano
appuntamenti, come quello di oggi, ai quali chiunque si
definisca in qualche modo di sinistra dovrebbe quantomeno
fare presenza.
E' proprio vero: tra il dire ed il fare c'è di mezzo il
mare... dell'opportunismo, del voler coltivare il proprio
orticello evitando di presenziare a manifestazioni - anche
sacrosante - che non sono convocate dalla propria
organizzazione.
A questo proposito vedremo come si comporteranno gli
assenti di oggi nel prosieguo, anche in relazione all'altro
processo - per lesioni colpose - che coinvolge i vertici
torinesi della Thyssenkrupp: si tratta di quantificare il
danno esistenziale subito dagli operai della linea 4 in
seguito all'incendio della vicina linea 5 (furono i primi
ad accorrere in soccorso dei compagni ed il ricordo di
quella tragica notte non li abbandonerà mai); attualmente
il procedimento è allo stato delle indagini preliminari.
Per parte nostra, come Rete per la sicurezza sui luoghi di
lavoro, continueremo a seguire il processo con tutta la
attenzione che merita.
L'appuntamento per le prossime udienze è fissato per i
giorni 26 settembre, 6 e 13 ottobre; il rinvio è stato
richiesto dagli avvocati della azienda per studiare la
linea difensiva anche in relazione alle venti nuove
costituzioni di parte civile.
Torino, 23 luglio 2008
Stefano Ghio - Torino
Senza farsi notare stanno rendendo il lavoro meno sicuro
Senza farsi notare stanno rendendo il lavoro meno sicuro
(23 luglio 2008)
Si era capito fin dall'inizio del mandato, che questo governo fosse poco incline (forse ho ecceduto nell'uso dell'eufemismo) a prendere provvedimenti seri contro le morti sul lavoro.
Il ministro Sacconi non ha mai nascosto di non digerire le sanzioni a carico delle imprese, previste in violazione degli adempimenti dettati dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Le imprese, per bocca dei loro massimi esponenti hanno sbraitato contro quelle norme ed il governo, di chiara matrice padronale, si è fatto carico di modificare gli aspetti normativi non graditi alle imprese.
Certo che in questo periodo il governo sembra abbia altro a cui pensare: c'è il lodo Alfano; c'è il blocca-processi; ci sono le impronte digitali da prendere ai rom per ora e da organizzare la schedatura per tutti dal 2010. E comunque ci sono stati drammatici incidenti sul lavoro negli ultimi tempi (come quello di Mineo), che avevndo fatto notizia a livello nazionale, forse non consentivano di mettere mano al Testo Unico senza il rischio di fare spostare i consensi.
Perciò sembrerebbe che le imprese debbano attendere, per vedere accolte le loro richieste di eliminazione di sanzioni per inadempienze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sembrerebbe, appunto.
Innanzitutto il governo, con l'articolo 4 del Decreto Legge 97 del 3 giugno, ha rinviato al prossimo gennaio l'obbligo per le imprese di valutare i rischi aziendali (la scadenza nel TU era fissata al 29 luglio). Soprattutto però, nel cosiddetto Decreto Brunetta (per intenderci quello con il quale il ministro vuole fare guerra ai "fannulloni"), si introducono modifiche alla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E non sono di poco conto: eliminazione delle visite mediche preventive per gli apprendisti (art. 23); eliminazione della sanzione prevista per la mancata predisposizione di tesserini di riconoscimento per i lavoratori nei casi di lavori in sub-appalto (art. 39); eliminazione della causa delle reiterate violazioni sul mancato rispetto degli orari di lavoro per la sospensione dell'attività imprenditoriale (art. 41).
Eliminare la visita medica preventiva per gli apprendisti, significa non considerare importante la tutela della salute di un giovane lavoratore. Ma significa un risparmio di poche decine di euro per le imprese. Così poco pare valere per il governo e la Confindustria la salute di un lavoratore apprendista, che spesso è poco più che un adolescente. Mentre eliminare le sanzioni per mancata esposizione del tesserino di riconoscimento, vuol dire favorire quel lavoro nero a cui molte imprese hanno già in passato fatto ricorso, in modo da ridurre i costi di mano d'opera a favore dei sempre crescenti profitti.
Non prevedere più la sospensione dell'attività per il mancato rispetto degli orari di lavoro, consente alle imprese di avere mano libera in tal senso. E credo sia inutile ricordare come la stanchezza dovuta a turni massacranti, sia una delle cause che più incidono sulla probabilità di infortuni sul lavoro. Possibile che la vicenda della Thyssekrupp sia già stata cancellata dalla memoria di lor signori, dopo soli sette mesi da quel tragico giorno? Non credo. Solo che questo governo è permeato di cultura d'impresa che risponde solo alla logica del profitto a tutti costi, anche al prezzo della vita delle persone.
Come detto in altre occasioni, i provvedimenti che attirano maggiormente l'attenzione dei media, fungono da specchietto per le allodole per permettere intanto di adottare provvedimenti a dir poco impopolari. Provvedimenti che favorendo uno specifico soggetto sociale, quello più forte ed in questo caso le imprese, incidono in modo subdolo nella vita delle persone comuni.
Non serve mandare in onda nelle reti nazionali, spot di sensibilizzazione al tema delle morti dul lavoro, se poi di fatto vengono adottati provvedimenti che favoriscono le cause di quelle morti. Risulta essere, in questo modo, solo una ignobile e strumentale propaganda.
Crocco1830
rubicondo.blogspot.com
(23 luglio 2008)
Si era capito fin dall'inizio del mandato, che questo governo fosse poco incline (forse ho ecceduto nell'uso dell'eufemismo) a prendere provvedimenti seri contro le morti sul lavoro.
Il ministro Sacconi non ha mai nascosto di non digerire le sanzioni a carico delle imprese, previste in violazione degli adempimenti dettati dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Le imprese, per bocca dei loro massimi esponenti hanno sbraitato contro quelle norme ed il governo, di chiara matrice padronale, si è fatto carico di modificare gli aspetti normativi non graditi alle imprese.
Certo che in questo periodo il governo sembra abbia altro a cui pensare: c'è il lodo Alfano; c'è il blocca-processi; ci sono le impronte digitali da prendere ai rom per ora e da organizzare la schedatura per tutti dal 2010. E comunque ci sono stati drammatici incidenti sul lavoro negli ultimi tempi (come quello di Mineo), che avevndo fatto notizia a livello nazionale, forse non consentivano di mettere mano al Testo Unico senza il rischio di fare spostare i consensi.
Perciò sembrerebbe che le imprese debbano attendere, per vedere accolte le loro richieste di eliminazione di sanzioni per inadempienze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sembrerebbe, appunto.
Innanzitutto il governo, con l'articolo 4 del Decreto Legge 97 del 3 giugno, ha rinviato al prossimo gennaio l'obbligo per le imprese di valutare i rischi aziendali (la scadenza nel TU era fissata al 29 luglio). Soprattutto però, nel cosiddetto Decreto Brunetta (per intenderci quello con il quale il ministro vuole fare guerra ai "fannulloni"), si introducono modifiche alla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E non sono di poco conto: eliminazione delle visite mediche preventive per gli apprendisti (art. 23); eliminazione della sanzione prevista per la mancata predisposizione di tesserini di riconoscimento per i lavoratori nei casi di lavori in sub-appalto (art. 39); eliminazione della causa delle reiterate violazioni sul mancato rispetto degli orari di lavoro per la sospensione dell'attività imprenditoriale (art. 41).
Eliminare la visita medica preventiva per gli apprendisti, significa non considerare importante la tutela della salute di un giovane lavoratore. Ma significa un risparmio di poche decine di euro per le imprese. Così poco pare valere per il governo e la Confindustria la salute di un lavoratore apprendista, che spesso è poco più che un adolescente. Mentre eliminare le sanzioni per mancata esposizione del tesserino di riconoscimento, vuol dire favorire quel lavoro nero a cui molte imprese hanno già in passato fatto ricorso, in modo da ridurre i costi di mano d'opera a favore dei sempre crescenti profitti.
Non prevedere più la sospensione dell'attività per il mancato rispetto degli orari di lavoro, consente alle imprese di avere mano libera in tal senso. E credo sia inutile ricordare come la stanchezza dovuta a turni massacranti, sia una delle cause che più incidono sulla probabilità di infortuni sul lavoro. Possibile che la vicenda della Thyssekrupp sia già stata cancellata dalla memoria di lor signori, dopo soli sette mesi da quel tragico giorno? Non credo. Solo che questo governo è permeato di cultura d'impresa che risponde solo alla logica del profitto a tutti costi, anche al prezzo della vita delle persone.
Come detto in altre occasioni, i provvedimenti che attirano maggiormente l'attenzione dei media, fungono da specchietto per le allodole per permettere intanto di adottare provvedimenti a dir poco impopolari. Provvedimenti che favorendo uno specifico soggetto sociale, quello più forte ed in questo caso le imprese, incidono in modo subdolo nella vita delle persone comuni.
Non serve mandare in onda nelle reti nazionali, spot di sensibilizzazione al tema delle morti dul lavoro, se poi di fatto vengono adottati provvedimenti che favoriscono le cause di quelle morti. Risulta essere, in questo modo, solo una ignobile e strumentale propaganda.
Crocco1830
rubicondo.blogspot.com
martedì 22 luglio 2008
Denunciati attivisti della Rete per la sicurezzasul lavoro di Ravenna per l'occupazione di un'agenzia interinale
7 attivisti della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro di Ravenna sono stati denunciati per l'occupazione dell'Agenzia di caporalato Intempo avvenuta il 13 marzo di quest'anno.
L'occupazione è avvenuta nell'anniversario della strage di 13 operai della Mecnavi del 1987, ancora vivo nella memoria di chi lotta per migliori condizioni di lavoro e simbolo dello sfruttamento padronale che produce vittime e infortuni ancora oggi in questa provincia, dal Porto ai cantieri all'Enichem alla Marcegaglia .
Non è un caso che sull'onda emotiva dell'attuale strage quotidiana di 4 lavoratori al giorno, i confederali abbiano scelto proprio la città di Ravenna per la manifestazione nazionale del 1° Maggio 2008.
Una vignetta satirica dice: "scoperta una banda di trafficanti di esseri umani, si chiama agenzia interinale". Nessuno può smentire questa verità: tutti i governi succedutesi, sia di centrosinistra che di centrodestra, hanno mantenuto in piedi il caporalato per legge attraverso il lavoro "in affitto", umiliando i lavoratori con il ricatto della precarietà, cancellando diritti, compreso quello a un'adeguata formazione, fornendo ai padroni operai come carne da macello da sfruttere sugli impianti. E con i confederali, in questo caso la CGIL in testa, seduti nei cda delle Compagnie e delle agenzie di lavoro in affitto a garantire la produttività al primo posto.
Con l'occupazione di questa agenzia volevamo -e vogliamo- la chiusura di quest'attività di caporalato all'interno del Porto di Ravenna e in altri porti su scala nazionale che ha mandato a morire 2 giovani a Ravenna e Marghera.
Luca Vertullo è morto al suo primo giorno di lavoro dopo solo un'ora di lavoro e per questo crimine ci sono 16 rinviati a giudizio, tra cui il boss della Compagnia Portuale, Rubboli. La denuncia parte proprio da lui che già dovrebbe pagare con la galera (ma si sa che le leggi sono piume per i padroni e mannaie invece per gli operai e le loro famiglie, per questo è necessario cancellarle o modificarle a favore dei lavoratori), che, non solo già si era lanciato contro il nostro presidio-occupazione, aggredendo fisicamente qualche partecipante, ma adesso chiede pure i danni agitando gli articoli del C.P.: artt. 110-610-633-635 c.p. (concorso delle persone nel reato-violenza privata-invasione di terreni o edifici-danneggiamento) per 2 attivisti e artt. 110-633 c.p. (concorso delle persone nel reato-invasione di terreni o edifici) per altri 5.
Il caporalato è illegale, non chi lotta per abolirlo!
La Rete per la salute e sicurezza sul lavoro si mobiliterà anche su scala nazionale perchè l'azione repressiva dei padroni non deve passare, non possono, lorsignori, rimanere impuniti per i loro crimini contro i lavoratori e invocare le leggi del loro Stato contro chi lotta per un lavoro in sicurezza. Anche da questa lotta passa l'affermazione della superiore "civiltà", quella del lavoro e dei lavoratori sulla barbarie "incivile" dello sfruttamento padronale!
Invitiamo i lavoratori ad unirsi sempre di più nell'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro.
Riportiamo di seguito la piattaforma rivendicativa di quell'iniziativa.
Vogliamo:
-che lamministrazione comunale dedichi ogni 13 marzo una giornata della memoria per tutti i lavoratori caduti nei luoghi di lavoro
-la chiusura di tutte le sedi dellagenzia interinale INTEMPO
-la cancellazione delle leggi per la precarietà: la L. Treu e la L. Biagi
- una pesante condanna per i 16 indagati al Porto di Ravenna per la morte di Luca Vertullo (dai rappresentanti ai massimi vertici della Compagnia Portuale ai caporali) per la violazione delle norme sulla sicurezza
-una legge di iniziativa popolare che sanzioni come "crimine" l'inosservanza delle norme sulla sicurezza e che porti all'esproprio dell'azienda che le viola sistematicamente
-inasprimento, nel TU sulla sicurezza, delle sanzioni per i padroni che non ottemperano gli obblighi sulla sicurezza (nonostante il quotidiano bollettino di guerra, con lultimo dlgs del Consiglio dei Ministri i padroni potranno evitare la galera mettendosi in regola e pagando unammenda!)
-postazione fissa dell'ispettorato del lavoro e delle AUSL
-elezione diretta degli Rls e non la loro nomina da parte dei confederali allinterno delle RSU e il divieto del loro licenziamento durante il mandato
-corsia preferenziale per i processi per infortuni o morti sul lavoro
-fondo di sostegno ai famigliari e accettazione come parte civile delle associazioni famigliari e dei sindacati effettivamente impegnati sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
-risarcimenti immediati per gli infortuni e aumento delle prestazioni dellINAIL (devono essere ancora liquidati i 9 operai delle ditte di manutenzione dellEnichem, ustionati per lincendio dellottobre 2006)
- controlli senza preavviso da parte degli organi di controllo e prevenzione nelle aziende a partire da quelle più grandi (Enichem e Marcegaglia), nei cantieri e al Porto
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@ libero.it
via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette)
bastamortesullavoro@domeus.it
visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com
L'occupazione è avvenuta nell'anniversario della strage di 13 operai della Mecnavi del 1987, ancora vivo nella memoria di chi lotta per migliori condizioni di lavoro e simbolo dello sfruttamento padronale che produce vittime e infortuni ancora oggi in questa provincia, dal Porto ai cantieri all'Enichem alla Marcegaglia .
Non è un caso che sull'onda emotiva dell'attuale strage quotidiana di 4 lavoratori al giorno, i confederali abbiano scelto proprio la città di Ravenna per la manifestazione nazionale del 1° Maggio 2008.
Una vignetta satirica dice: "scoperta una banda di trafficanti di esseri umani, si chiama agenzia interinale". Nessuno può smentire questa verità: tutti i governi succedutesi, sia di centrosinistra che di centrodestra, hanno mantenuto in piedi il caporalato per legge attraverso il lavoro "in affitto", umiliando i lavoratori con il ricatto della precarietà, cancellando diritti, compreso quello a un'adeguata formazione, fornendo ai padroni operai come carne da macello da sfruttere sugli impianti. E con i confederali, in questo caso la CGIL in testa, seduti nei cda delle Compagnie e delle agenzie di lavoro in affitto a garantire la produttività al primo posto.
Con l'occupazione di questa agenzia volevamo -e vogliamo- la chiusura di quest'attività di caporalato all'interno del Porto di Ravenna e in altri porti su scala nazionale che ha mandato a morire 2 giovani a Ravenna e Marghera.
Luca Vertullo è morto al suo primo giorno di lavoro dopo solo un'ora di lavoro e per questo crimine ci sono 16 rinviati a giudizio, tra cui il boss della Compagnia Portuale, Rubboli. La denuncia parte proprio da lui che già dovrebbe pagare con la galera (ma si sa che le leggi sono piume per i padroni e mannaie invece per gli operai e le loro famiglie, per questo è necessario cancellarle o modificarle a favore dei lavoratori), che, non solo già si era lanciato contro il nostro presidio-occupazione, aggredendo fisicamente qualche partecipante, ma adesso chiede pure i danni agitando gli articoli del C.P.: artt. 110-610-633-635 c.p. (concorso delle persone nel reato-violenza privata-invasione di terreni o edifici-danneggiamento) per 2 attivisti e artt. 110-633 c.p. (concorso delle persone nel reato-invasione di terreni o edifici) per altri 5.
Il caporalato è illegale, non chi lotta per abolirlo!
La Rete per la salute e sicurezza sul lavoro si mobiliterà anche su scala nazionale perchè l'azione repressiva dei padroni non deve passare, non possono, lorsignori, rimanere impuniti per i loro crimini contro i lavoratori e invocare le leggi del loro Stato contro chi lotta per un lavoro in sicurezza. Anche da questa lotta passa l'affermazione della superiore "civiltà", quella del lavoro e dei lavoratori sulla barbarie "incivile" dello sfruttamento padronale!
Invitiamo i lavoratori ad unirsi sempre di più nell'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro.
Riportiamo di seguito la piattaforma rivendicativa di quell'iniziativa.
Vogliamo:
-che lamministrazione comunale dedichi ogni 13 marzo una giornata della memoria per tutti i lavoratori caduti nei luoghi di lavoro
-la chiusura di tutte le sedi dellagenzia interinale INTEMPO
-la cancellazione delle leggi per la precarietà: la L. Treu e la L. Biagi
- una pesante condanna per i 16 indagati al Porto di Ravenna per la morte di Luca Vertullo (dai rappresentanti ai massimi vertici della Compagnia Portuale ai caporali) per la violazione delle norme sulla sicurezza
-una legge di iniziativa popolare che sanzioni come "crimine" l'inosservanza delle norme sulla sicurezza e che porti all'esproprio dell'azienda che le viola sistematicamente
-inasprimento, nel TU sulla sicurezza, delle sanzioni per i padroni che non ottemperano gli obblighi sulla sicurezza (nonostante il quotidiano bollettino di guerra, con lultimo dlgs del Consiglio dei Ministri i padroni potranno evitare la galera mettendosi in regola e pagando unammenda!)
-postazione fissa dell'ispettorato del lavoro e delle AUSL
-elezione diretta degli Rls e non la loro nomina da parte dei confederali allinterno delle RSU e il divieto del loro licenziamento durante il mandato
-corsia preferenziale per i processi per infortuni o morti sul lavoro
-fondo di sostegno ai famigliari e accettazione come parte civile delle associazioni famigliari e dei sindacati effettivamente impegnati sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
-risarcimenti immediati per gli infortuni e aumento delle prestazioni dellINAIL (devono essere ancora liquidati i 9 operai delle ditte di manutenzione dellEnichem, ustionati per lincendio dellottobre 2006)
- controlli senza preavviso da parte degli organi di controllo e prevenzione nelle aziende a partire da quelle più grandi (Enichem e Marcegaglia), nei cantieri e al Porto
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@ libero.it
via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette)
bastamortesullavoro@domeus.it
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mercoledì 16 luglio 2008
Gli Scarponi di Amadori
Gli Scarponi di Amadori
Denunciamo agli operai dell'Amadori di Cesena e ai lavoratori il comportamento squadrista del sindacalista Scarponi nei confronti degli attivisti della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro al cancello 4. Mentre diffondevamo un questionario alle operaie e operai si è rivolto in tono minaccioso e provocatorio, senza mantenere le distanze, nei confronti di un attivista della Rete, urlando che non dovevamo più volantinare e fare intervento in quella fabbrica. Come non bastasse ha pensato di intimidirci chiamando i carabinieri per reprimere un esercizio del legittimo diritto sindacale.
Evidentemente i confederali all'Amadori hanno cominciato a capire che soffia anche per loro una brutta aria nei loro confronti, ormai delegittimati dai lavoratori che non intendono più subire passivamente i monologhi alle assemblea, negando il diritto di parola agli operai. Questo diritto alla fine oggi i lavoratori se lo sono ripreso e un operaio gli ha strappanto il microfono dalle mani dopo 1 ora e 20 di monopolio assoluto chiedendo la parola.
Evidentemente l'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro in questa fabbrica è la risposta all'inattività complice del padrone dei confederali in questa Azienda: invece che rilanciare la mobilitazione degli operai per denunciare padron Amadori, mettere in sicurezza gli impianti, mettere in campo una lotta per non subire il ricatto occupazionale ("o lavorate in queste condizioni o sposto la produzione altrove!"), il sindacalista Scarponi cerca di fare quadrato a difesa degli interessi aziendali.
Ovviamente non ci siamo fatti intimidire, abbiamo continuato a volantinare, spiegato l'accaduto agli operai che ci sostenevano e che criticavano pesantemente il ruolo dei confederali in quella fabbrica. Domani continueremo con altre iniziative.
L'accaduto verrà denunciato anche con un esposto.
Il vento sta cambiando all'Amadori ed evidentemente i dirigenti confederali stanno perdendo la testa, dimostrando nei fatti da quale parte sono stati fino adesso!
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@ libero.it
via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette)
Denunciamo agli operai dell'Amadori di Cesena e ai lavoratori il comportamento squadrista del sindacalista Scarponi nei confronti degli attivisti della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro al cancello 4. Mentre diffondevamo un questionario alle operaie e operai si è rivolto in tono minaccioso e provocatorio, senza mantenere le distanze, nei confronti di un attivista della Rete, urlando che non dovevamo più volantinare e fare intervento in quella fabbrica. Come non bastasse ha pensato di intimidirci chiamando i carabinieri per reprimere un esercizio del legittimo diritto sindacale.
Evidentemente i confederali all'Amadori hanno cominciato a capire che soffia anche per loro una brutta aria nei loro confronti, ormai delegittimati dai lavoratori che non intendono più subire passivamente i monologhi alle assemblea, negando il diritto di parola agli operai. Questo diritto alla fine oggi i lavoratori se lo sono ripreso e un operaio gli ha strappanto il microfono dalle mani dopo 1 ora e 20 di monopolio assoluto chiedendo la parola.
Evidentemente l'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro in questa fabbrica è la risposta all'inattività complice del padrone dei confederali in questa Azienda: invece che rilanciare la mobilitazione degli operai per denunciare padron Amadori, mettere in sicurezza gli impianti, mettere in campo una lotta per non subire il ricatto occupazionale ("o lavorate in queste condizioni o sposto la produzione altrove!"), il sindacalista Scarponi cerca di fare quadrato a difesa degli interessi aziendali.
Ovviamente non ci siamo fatti intimidire, abbiamo continuato a volantinare, spiegato l'accaduto agli operai che ci sostenevano e che criticavano pesantemente il ruolo dei confederali in quella fabbrica. Domani continueremo con altre iniziative.
L'accaduto verrà denunciato anche con un esposto.
Il vento sta cambiando all'Amadori ed evidentemente i dirigenti confederali stanno perdendo la testa, dimostrando nei fatti da quale parte sono stati fino adesso!
Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@ libero.it
via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette)
Taranto: lavorare uccide
antonio scarci operaio della ditta fonseca è morto folgorato questa mattina,
una tragica vita spezzata per portare un tozzo di pane a casa
nel lavoro precario e a rischio come stato permanente per tanti lavoratori
nei cantieri come nell'appalto ilva
ma per noi dello slai cobas questa morte è straziante Antonio scarci lo
conosciamo bene e neanche una settimana fa era nella sede di via rintone 22
non è iscritto allo slai cobas, ma lo era la moglie la combattiva anna
camassa lavoratrice ex-ecopolis oggi all'amiu nominata rappresentante
sindacale dello slai cobas all'amiu settore spazzamento stradale il 26
giugno scorso
antonio e anna erano molto legati ed erano sempre insieme, perfino nelle
assemblee dei lavoratori e lavoratrici quando anna era all'ecopolis c'era
sempre
era lui sempre pronto a chiedere diritti e a spingere anna a impegnarsi
nella lotta nelle vertenze e anche lui ora stava pensando di organizzare una
assemblea
nella ditta dove potevano esserci problemi di lavoro e sicurezza
oggi siamo vicinissimi ad anna e la figlia e siamo straziati - l'idea di non
vedere più antonio in sede non riusciamo ad accettarla
non riusciamo ad accettare questa ennesima morte sul lavoro, un giorno dopo
in cui era morto un altro operaio anch'esso folgorato e si continua a morire
vogliamo giustizia vera
vogliamo sapere perchè Antonio è morto, vogliamo seguire passo passo
l'inchiesta per stare vicini ad anna camassa
lo slai cobas indice per la giornata di lunedì una protesta in tutti i
settori in cui siamo presenti, ma vogliamo questa volta che la forma sia
ricordare e conoscere Antonio e le circostanze inaccettabili di questa
morte e un ora di lavoro devolta alla famiglia
per i lavoratori e lavoratrici dello slai cobas amiu
carmela garavelli e carlo bonsignore
per i lavoratori e lavoratrici dello slai cobas provinciale
i coordinatori provinciali
ernesto palatrasio e margherita calderazzi
via rintone 22 taranto
tel. 0994792086
347 1102638
cobasta@fastwebnet.it
una tragica vita spezzata per portare un tozzo di pane a casa
nel lavoro precario e a rischio come stato permanente per tanti lavoratori
nei cantieri come nell'appalto ilva
ma per noi dello slai cobas questa morte è straziante Antonio scarci lo
conosciamo bene e neanche una settimana fa era nella sede di via rintone 22
non è iscritto allo slai cobas, ma lo era la moglie la combattiva anna
camassa lavoratrice ex-ecopolis oggi all'amiu nominata rappresentante
sindacale dello slai cobas all'amiu settore spazzamento stradale il 26
giugno scorso
antonio e anna erano molto legati ed erano sempre insieme, perfino nelle
assemblee dei lavoratori e lavoratrici quando anna era all'ecopolis c'era
sempre
era lui sempre pronto a chiedere diritti e a spingere anna a impegnarsi
nella lotta nelle vertenze e anche lui ora stava pensando di organizzare una
assemblea
nella ditta dove potevano esserci problemi di lavoro e sicurezza
oggi siamo vicinissimi ad anna e la figlia e siamo straziati - l'idea di non
vedere più antonio in sede non riusciamo ad accettarla
non riusciamo ad accettare questa ennesima morte sul lavoro, un giorno dopo
in cui era morto un altro operaio anch'esso folgorato e si continua a morire
vogliamo giustizia vera
vogliamo sapere perchè Antonio è morto, vogliamo seguire passo passo
l'inchiesta per stare vicini ad anna camassa
lo slai cobas indice per la giornata di lunedì una protesta in tutti i
settori in cui siamo presenti, ma vogliamo questa volta che la forma sia
ricordare e conoscere Antonio e le circostanze inaccettabili di questa
morte e un ora di lavoro devolta alla famiglia
per i lavoratori e lavoratrici dello slai cobas amiu
carmela garavelli e carlo bonsignore
per i lavoratori e lavoratrici dello slai cobas provinciale
i coordinatori provinciali
ernesto palatrasio e margherita calderazzi
via rintone 22 taranto
tel. 0994792086
347 1102638
cobasta@fastwebnet.it
martedì 15 luglio 2008
Gravissimo incidente sul lavoro all'ILVA di Genova
Gravissimo incidente sul lavoro all'ILVA di Genova
Taciuto fino ad oggi un gravissimo infortunio occorso ad un operaio
all'ILVA di Genova. Hanno taciuto i padroni, ma anche la ASL ed i
sindacati, che pure giorni fa si erano presentati sereni al TG Regionale
per confermare un altro anno di cassa integrazione per più di 500
lavoratori dello stabilimento. E chiamando la moglie le hanno parlato di
"un piccolo incidente, un braccio rotto".
Commenti all'articolo sul blog del Secolo XIX di alcuni lavoratori ILVA
e non
15/07/2008 10:18Poveri operai
Inanzitutto i migliori auguri al collega Pastorino, ma chiedo scusa se
dico che mi viene da sorridere quando leggo: "Si tratta ora di capire se
i regolamenti interni siano lacunosi o insufficienti oppure se siano
stati violati".... perchè? secondo voi là dentro, anche se ci fossero
delle regole, si potrebbero rispettare? Non è sicuramente il caso di
Giuseppe, ma il Sig. Riva e i suoi leccapiedi, da quando è stata chiusa
l'area a caldo, con conseguente messa in cassa integrazione degli operai
in esubero, hanno ancor di più di prima, il coltello dalla parte del
manico, ti trovi in condizioni di dover "osare" per non rischiare di
rimanere a casa!! Se ti va bene è così, sennò.....
5/07/2008 08:42babi, genova
mi vien quasi da piangere..il mio fidanzato lavora nello stesso turno
con quest'uomo ed era li con lui quando è successo..poteva esserci lui
al suo posto.. quello è un posto di m... non c'è niente che funziona..
come fanno a lavorare questi operai in una situazione del genere?!?
spero che qualcuno faccia qualcosa.. anche se ho forti dubbi..dato che
non è il primo incidente che accade li dentro
15/07/2008 08:42su, ge
certo che è strano come quando c'è la volontà di impedire una fuga di
notizie, ci si riesca benissimo!!! auguri per una guarigione totale al
signor giuseppe e complimenti alla signora lorella per non aver lasciato
che un infortunio del genere (non certo di poco conto) passasse come
routine...
Taciuto fino ad oggi un gravissimo infortunio occorso ad un operaio
all'ILVA di Genova. Hanno taciuto i padroni, ma anche la ASL ed i
sindacati, che pure giorni fa si erano presentati sereni al TG Regionale
per confermare un altro anno di cassa integrazione per più di 500
lavoratori dello stabilimento. E chiamando la moglie le hanno parlato di
"un piccolo incidente, un braccio rotto".
Commenti all'articolo sul blog del Secolo XIX di alcuni lavoratori ILVA
e non
15/07/2008 10:18Poveri operai
Inanzitutto i migliori auguri al collega Pastorino, ma chiedo scusa se
dico che mi viene da sorridere quando leggo: "Si tratta ora di capire se
i regolamenti interni siano lacunosi o insufficienti oppure se siano
stati violati".... perchè? secondo voi là dentro, anche se ci fossero
delle regole, si potrebbero rispettare? Non è sicuramente il caso di
Giuseppe, ma il Sig. Riva e i suoi leccapiedi, da quando è stata chiusa
l'area a caldo, con conseguente messa in cassa integrazione degli operai
in esubero, hanno ancor di più di prima, il coltello dalla parte del
manico, ti trovi in condizioni di dover "osare" per non rischiare di
rimanere a casa!! Se ti va bene è così, sennò.....
5/07/2008 08:42babi, genova
mi vien quasi da piangere..il mio fidanzato lavora nello stesso turno
con quest'uomo ed era li con lui quando è successo..poteva esserci lui
al suo posto.. quello è un posto di m... non c'è niente che funziona..
come fanno a lavorare questi operai in una situazione del genere?!?
spero che qualcuno faccia qualcosa.. anche se ho forti dubbi..dato che
non è il primo incidente che accade li dentro
15/07/2008 08:42su, ge
certo che è strano come quando c'è la volontà di impedire una fuga di
notizie, ci si riesca benissimo!!! auguri per una guarigione totale al
signor giuseppe e complimenti alla signora lorella per non aver lasciato
che un infortunio del genere (non certo di poco conto) passasse come
routine...
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