giovedì 2 aprile 2009

Governo e padroni affossano il Testo Unico
Serve uno sciopero generale per difendere la sicurezza sul lavoro

Basta morti in nome del profitto
per una manifestazione nazionale a Taranto il 18 aprile

Dopo la manifestazione del 6 dicembre, in occasione dell´anniversario della strage della ThyssenKrupp (5000 in piazza a Torino) l´assemblea nazionale della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro lancia un altro appello: il 18 aprile tutti a Taranto!

Il 2009 si è aperto con il solito tragico ritmo di morti e infortuni sul lavoro con cui si erano chiusi gli anni precedenti e, in poco più di due mesi, siamo già a quasi cento morti e migliaia di infortuni. La crisi economica e la precarietà dilagante creano le condizioni di sempre maggiore ricattabilità e instabilità lavorativa che costringe i lavoratori ad accettare condizioni di sfruttamento sempre maggiori. Il governo Berlusconi pensa agli aiuti alle imprese ed alle banche, mentre per i lavoratori non si prevedono neanche i fondi minimi per attuare le norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro o per salvaguardare i salari falcidiati dalla cassintegrazione.

Al contrario, gli attuali tentativi di cancellazione della contrattazione collettiva nazionale e del diritto di sciopero aumentano la condizione di insicurezza per centinaia di migliaia di lavoratori che, di fronte allo spettro della disoccupazione, si trovano a dover scegliere tra lavori sempre peggiori, meno tutelati e meno pagati oppure a fare la fame.

E´ positivo il fatto che nel processo contro la ThyssenKrupp in corso a Torino, nonostante l´ostruzionismo dei legali della multinazionale, i padroni siano imputati per omicidio volontario e gli operai vengano riconosciuti come parte civile. Ma nell´azione giuridica a tutela della salute sul lavoro gli strumenti a disposizione vengono ulteriormente spuntati dal governo e dai padroni.

Infatti, l´attuale esecutivo ed i suoi ministri stanno conducendo un attacco pesante anche alle più piccole conquiste ottenute nel d.lgs. n. 81 del 9 Aprile 2008 (il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro). Con il decreto cosiddetto "Milleproroghe" sono state rinviate di mesi misure importanti come la valutazione dello stress sul lavoro, l´obbligo di assicurare una data certa al documento sulla valutazione dei rischi (e relative sanzioni), il divieto di effettuare visite mediche preventive prima di assumere un lavoratore (in violazione dello Statuto dei lavoratori) e l´obbligo di comunicazione all´Inail degli infortuni di durata superiore a un giorno.

Non solo. L´ultimo emendamento a questo decreto abolisce addirittura i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) nelle aziende con meno di 15 dipendenti e rinvia di una anno l´applicazione di ogni norma in settori a rischio come il trasporto aereo, marittimo e ferroviario!

E intanto vengono licenziati gli RLS da De Angelis a Pianeta, da Palumbo ai delegati dell´Ilva ....

Con l´aggravarsi di una crisi sempre più pesante per i lavoratori e in un clima di totale restaurazione filo-padronale, le aziende investiranno sempre di meno sulla sicurezza sul lavoro e sulle misure antinquinamento che da loro vengono viste come un mero "costo" su cui risparmiare. Così ai morti sul lavoro si aggiungono i morti per malattie professionali e quelle sul territorio da inquinamento

Di fronte a questo panorama non possiamo restare passivi, dobbiamo mobilitarci!

SABATO 18 APRILE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TARANTO
PER LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO,
CONTRO LA SALUTE NEGATA E LA PRECARIETA’

A Taranto perchè l'lILVA è la fabbrica con più morti sul lavoro d'Italia, perchè è la città simbolo con più infortuni, malattie professionali tumori, inquinamento e devastazione dell'ambiente.

Riva è il padrone con più profitti d´Italia. Il padrone più processato in Italia per omicidi bianchi, inquinamento, truffa ed estorsione, mobbing e per il lager della "palazzina LAF" (operai stipati otto ore al giorno in una palazzina fatiscente, senza lavorare, per spingerli a lasciare ogni tipo di attività sindacale o accettare il declassamento del proprio livello raggiunto dopo anni di duro lavoro).

Una manifestazione ancora una volta da costruire città per città, posto di lavoro per posto di lavoro, con la chiamata a raccolta dei lavoratori, degli RSU e degli RLS, dei sindacati di base e di classe, della FIOM e del resto della CGIL, delle organizzazioni sindacali nazionali e locali, delle associazioni familiari, ispettori, tecnici della prevenzione, medici, giuristi, intellettuali e artisti; con delegazioni di lavoratori metalmeccanici, chimici, edili, dei porti, delle ferrovie, degli appalti. Le rappresentanze delle vertenze simbolo come la Thyssen, Porto Marghera, Fincantieri, la ex-GoodYear, ecc...Con la costruzione unitaria della partecipazione operaia, popolare, associativa di Taranto e di tutta la Puglia.
  • Per uno sciopero generale sulla sicurezza sul lavoro.
  • Per il rafforzamento e l´elezione diretta degli RLS in ogni luogo di lavoro indipendentemente dalla sua dimensione.
  • Per l´estensione di tutti i diritti e le tutele minime ai lavoratori precari e a tutta la catena degli appalti e delle esternalizzazioni.
  • Contro la distruzione e per il rafforzamento del Testo Unico sulla Sicurezza.
  • Contro l´attacco alla contrattazione nazionale ed al diritto di sciopero.
Le adesioni vanno inviate a: manifestazione18aprile@gmail.com

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@domeus.it

Adesioni individuali aggiornate al 2.04.09, nell'ordine in cui sono pervenute

Franca Caiolo, familiare vittima appalto ilva Taranto; Vita Franco, familiare del Direttivo dell'associazione 12 Giugno Taranto; Ciro ARGENTINO, RSU FIOM-Cgil Thyssenkrupp (Torino); Riccardo DE ANGELIS, RSU FLMU-CUB Telecom (Roma); Andrea FIORETTI, FLMU-CUB Gruppo Sirti (Roma); Riccardo Filesi, coord. cassintegrati Alitalia (Roma); Giuliano Micheli, CUB Trasporti Alitalia (Roma); Luca Climati, RSU RdB-CUB INPDAP (Roma); Fabrizio Cottini, FIOM-CGIL Sielte (Roma); Sante Marini, FIOM-CGIL Alcatel Alenia (Roma); Maurizio Bacchini, FIOM-CGIL Baxter S.p.A (Roma); Marina Citti, CGIL Menarini S.p.A. Pomezia (Roma); Alberto Madrigali rls comune di Pisa; Salvatore Bonavoglia rsu cobas scuola normale superiore Pisa; Tiziana Pocelli sportello caf cobas Pisa; Francesco Votano giornalista RAI 1 Roma; Danila Bellini, regista documentarista Roma; Samantha Di Persio autrice libro Morti Bianche; Massimiliano MURGO, RSU Alternativa Operaia/FLMU-CUB Marcegaglia Building, Sesto San Giovanni (Milano); Irene ROSSETTI, collettivo Lavoratori Comdata Torino; Daniela CORTESE, RSU Telecom Italia Sparkle (Roma), Resp. Lavoro Fed. di Roma del PRC; Egidio BERTOLOTTI, Regione Lombardia; Antonello TIDDIA, RSU Carbosulcis; Catia GALASSI, Gerardo GIANNONE, RSU FIAT Pomigliano d'Arco (Napoli); Alessandra VALENTINI, giornalista; Marco Rizzo Parlamentare Europeo-PdcI -segr naz PdCI; Stefano PENNACCHIETTI, RSU/RLS Ferrovie, RFI, Roma; Eugenio MIELI, Donato Davide FABBRI, Consigliere Federale Nazionale dei Verdi, Consigliere Comunale dei Verdi di Cesena (FC); Gualtiero ALUNNI Comitato Politico Nazionale PRC; Fernando Severini, ispett. Taranto inchieste ILVA; Rita URGESI, Caterina PASSIATORE, Luca PASSARO, Gianni AMORUSO, Giuseppina ATTIVISSIMO, Enzo VINCI e Maria Teresa MARINOSCI, ispettori del lavoro della Direzione prov.le di Taranto; Avv. Fausto SOGGIA nel processo contro Riva dell'ILVA, Foro di Taranto; Avv. Mario Soggia del Foro di Taranto; Fabio ZAYED, Fotografo, Roma; Federico GIUSTI, RSU Cobas, Comune di Pisa; Gianmaria VENTURI, RSA-RLS USI-AIT Coop. Sociale "29 Giugno", appalto Università Roma 3; Roberto MARTELLI, RSA/RLS USI-AIT Coop Sociale Aspic, Roma; Marco VILLANI, RLS Banca Nazionale del Lavoro, Milano; Giggi DROMEDARI, Tecnico della Prevenzione, Delegato RSU Asl Rm G, Roma; Salvatore PALUMBO, operaio Fincantieri Palermo; Gesuina PILI impiegata, Nuoro; Francesco (Franceschino) NIEDDU impiegato, Nuoro; Luca Bosio resp comp L'Ernesto; Alessandro Marescotti, Ass. Peacelink; Giuseppe Moscato associazione Statte Futura, Alessandra Magrini, attricecontro Roma; Geni Sardo Coordinatrice dell'Area Lavoro e Società CGIL TS, Responsabile Coordinamento Donne Trieste; Pierpaolo Brovedani CGIL medici, Direttivo CGIL FP Trieste; Michele Gianbarba, presidente per la Costituente comunista del Molise; Roberto Pozzoli fotografo RC Novate milanese; Dott. Carucci coord. prov. Taranto Sindacato Medici Italiani; Franco Gentile segr. provinciale RC Taranto; Cosimo Borracino consigliere regionale Puglia; Anna Maria Bonifazi, associazione antimafia Libera, Taranto, Daniela Pichierri, lavoratrice Vestas Taranto; Giovanni Pompigna, RC Taranto; Tonino D'Angelo, Presidente nazionale Medicina Democratica; Movimento di lotta per la salute; Sergio Manes (editore); Anna Maria Barbieri segr. PdCI Taranto; Marco Rovelli, scrittore autore di “LAVORARE UCCIDE”; Avv. Stefano PALMISANO, patrocinante cause vittime ILVA di Taranto e Petrolchimico di Brindisi; Chiaramaria Anastasia Avv. foro di Taranto, legale dell'associazione 12 giugno; Raffaele Trischitta, Segreteria Nazionale dello Snater; Francesco Fumarola, FLMU-CUB, Atesia (Roma); Lino Sturiale, segr.prov le PdCI Torino; per la Casa Editrice Zambon: Adriana Chiaia e Giuseppe Zambon; Marica Frustace e Miguel Jose', Ferrara Gomez- comitato precari Edisu puglia Loria Danilo PRC Cinque frondi; Sandra Cangemi, giornalista, Milano; Riccardo Arena, RSU/RLS di Engineering Ingegneria Informatica di Roma; Roberto Vassallo RLS, FIOM Almaviva Finance Milano; Simone Giampaoli; Silvia Cortesi, FISAC CGIL MILANO; Sergio Ruggieri delegato R.l.s. FARAMACENTRO-JESI; Gualtiero (Walter) Caserta, assessore San Pietro in Casale (BO)Verdi per la Sinistra; Carmelo Inì Torino PRC-Responsabile Commissione Lavoro; Salvatore Bonadonna, pres. Collegio di garanzia del Prc; Paola Anello RSU scuola E. Setti Carraro Palermo Flcgil; Renato Caputo, docente, Roma; Mao Calliano segretario provinciale PdCI Torino; Maurizio Brotini coordinatore provinciale Lavoro Società CGIL Firenze; Danilo Borrelli esecutivo GC Roma; Claudio Ursella Resp. Organizzazione Fed. Roma PRC; Maurizio Perfetti RSU-FIOM Engineering Ing. Inf. di Roma; Riccardo Di Palma RDB Pubblico Impiego Borgomanero; Giuseppe Martelli Presidente USICONS; Claudio Petrelli Ispettore del Lavoro; Fabio di Valentino Tecnico della Prevenzione; Eugenio Trebbi RLS7RSU HP; Anna Maria Virgili Associazioni contro l'amianto; Franco Coppola pensionato PRC Roma; Michele Rubino Forlì; Francesco Maresca Comitato Direttivo CGIL Taranto-Rete 28 aprile; Simone Lops RSU FILCAMS CGIL Panorama Osti; Alessio Vittori CPF Roma; Stefano Paglia RSA Unicredit Roma; Stefania Iaccarino RSU Almaviva Contact; Daniela Colasanti RdB/CUB Enasarco; John Gilbert, Presidente Direttivo FLC-CGIL Toscana; Giorgio Riboldi AL Cobas-CUB Regione Lombardia; Maurizio Brotini coordinatore provinciale Lavoro Società CGIL Firenze; Danilo Borrelli esecutivo Giovani Comunisti Roma; Marco Trasciani segretario PRC aeroportuali-membro CPF Roma; Roberta Fantozzi resp. Naz PRC Lavoro-; Bruno Castria delegato sindacale appalto Arsenale Taranto; Giuseppe Gentile segreteria SLC-CGIL Firenze; Salvatore Piccinni, tecnico ASL Taranto dell'associazione12giugno-partecipazione convegnisti amianto: Fulvio Aurora- segr. naz AIEA lavoratori emigranti Eternit di Niederumen; Dott: Maurizio Portaluri medicina democratica; Ignazio Barbuto coord. Naz. Federazione intesa; Vito Totire AEA; Alessandro Perrone - Fiom Eaton Monfalcone; Andrea Belli, Prc Acilia; Ciro Risolo CPR Lazio Rifondazione Comunista; Alessandro Giardiello responsabile nazionale Prc dipartimento luoghi di lavoro; Domenico Calderoni RSU SAT/FIALTEL Telecom Italia S.p.A.; Rsu/Rls Snater Emilia Romagna: Massimiliano Burioli RSU-RLS, Massimo Dotti RSU-RLS, Ilario Succi Cimentini RSU-RLS, Luigi Mezzedimi RSU, Carmela Losco RSU, Maria Rita Salvaggio RSU; Gennaro Loffredo resp. naz. scuola e formazione PRC; Vito Basile cons.comunale PdCI Taranto; Ciannarella Gaetano Telecom Italia SpA; Aldo Infuso segretario cittadino PDCI Palermo; Cons. Ivano Peduzzi, Capogruppo Rifondazione Comunista/Sinistra Europea - Consiglio regionale del Lazio; Assessore Davide Nistri Comune di Taranto; Ass. Francesco Bardoscia Comune di Taranto; Riccardo Rossi RSU FLC CGIL Rete 28 aprile Enea Brindisi;-Marco Bazzoni, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze.-Germana Villetti,donna, dipendente della Regione Lazio; Pileggi Leopoldo di Correggio (RE) RLS e membro del Comitato Giuseppe Coletti; Riccardo Rossi RSU FLC CGIL rete 28 aprile Enea Brindisi; Giorgio Forti, di Medicina Democratica Milano;Anna Maria Virgili dei “Comitati e Associazioni contro l’amianto”; Doriana Goracci movimento donne; Michele Rizzi-Coordinatore regionale Puglia del Partito di Alternativa comunista; Giorgio Forti di Medicina Democratica Milano; Albani Valter delegato Fiom rsu-rls Officine Pietro Pilenga-Bergamo; Piergiorgio Tiboni segr. Naz. FMLU; Cefaro Luigi rls UTI Sparkle Roma; Giordano Roberto segr. FP Cgil Roma sud; Ilari Andrea PRC e RSU FLC Cgil; Benevento Manuela segr.FP CGIL Roma centro; Palumbo Giuseppe coord naz CGIL Ministero del lavoro; Giancarlo Ilari segr. circolo credito PRC Roma; Coni Tiziana circolo PRC Longo Roma; Rendina Elena INPDAP Roma; Anna Fedeli segr. regionale FLC-PRC Roma; Fabio Palmieri FIOM Roma nord-PRC Roma; Antonio Gentile coll. studentesco del Liceo Classico "G.Meli" di Palermo; Mauro Cimaschi Dir. Naz. PRC; Virginia De Cesare Esecutivo GC PRC Roma; Alessandro Mangiavacchi Circolo PRC Che Guevara Roma; Giuseppe Carroccia Segretario Federazione PRC di Roma; Claudio Di Cesare segr.circ PRC Pio La Torre Roma; Giorgio Cremaschi FIOM-R28A; Mattia Tampieri USI Ravenna; Gabriele Giustiniani Resp. Conoscenza Fed.di Roma del PRC;.Tonia Guerra consigliera PRC Provincia di Bari; Ugo BOGHETTA Responsabile Nazionale Dipartimento Lavoro PRC; Giuliano PENNACCHIO Dipartimento Nazionale Lavoro - Uff. Legislativo PRC; Maria Grazia DI SANTO Segreteria Dipartimento Nazionale Lavoro e Dipartimento Naz Trasporti PRC; Vito Meloni Dip.Naz.Sscuola PRCLOREDANA FRALEONE, RESPONSABILE NAZIONALE POLITICHE PER LA CONOSCENZA PRC-SE -DINA RIMAURO-MARA PLATONE, FRANCESCA VUOTTO- ANNA COTONEdell'uff. Segret. Politiche della conoscenza PRC-SE-STEFANIA BRAI, RESPONSABILE NAZ. CULTURA PRC-SE-FABIO de NARDIS, RESPONSABILE NAZ. UNIVERSITA’ E RICERCA PRC-Se-GENNARO LOFFREDO, RESPONSABILE NAZ. SCUOLA E FORMAZIONE PROF. PRC-SeElio Romano medico PRC Roma-Franco Pallone Resp.Dip. Casa e Welfare Fed. PRC di RomaAndrea Folchitto Coordinatore Giovani Comunisti di RomaRoberto Morea Segretario circolo PRC Trastevere Paolo Carrazza CPN PRCGiuseppe BUONPENSIERO RLS/RSU Arsenale Marina Militare Taranto

Adesioni collettive aggiornate al 2.04.09, nell'ordine in cui sono pervenute

Associazione Legami d'acciaio operai e familiari ThyssenKrupp Torino; Assemblea Lavoratori Autoconvocati; Confederazione Cobas Taranto; Slai-cobas per il sindacato di classe; Comitato "5 aprile”, Roma; Confederazione Cobas, Pisa; lavoratori Coop sociali Ravenna; Sinistra Critica; Medicina Democratica Brindisi; Comitato di quartiere PaoloVI Taranto; PdCI Taranto; Rifondazione comunista Taranto; PRC Brindisi, Associazione antimafia Libera, Taranto; Comitato di quartiere città vecchia Taranto; l'assemblea regionale lavoratori SMA Puglia; Redazione del periodico “Lavoro e salute”; Coordinamento lavoratori e lavoratrici del terzo settore di Roma; Circolo PRC TLC (Roma); Unione Sindacale Italiana USI, nazionale e Federazione di Roma; Collettivo Lavoratori Comdata; FMLU-Cub Torino; Sindacato Lavoratori in Lotta per il Sindacato di Classe; lavoratori Istituto tumori Milano; SLAI Cobas Azienda Ospedaliera "Monaldi" di Napoli; Comitato No-Expo, Milano; Piattaforma Comunista; Proletari Comunisti; L'altra Lombardia – SU LA TESTA; Ravenna Viva; Rete antifascista Perugia, Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario; Associazione "Spot the Difference"; Teatro delle Ceneri, Bologna; Coordinamento milanese di solidarietà "dalla parte dei lavoratori"; Rete Nazionale RLS; Associazione Culturale Lineacinque, Molfetta (BA); Federazione Autisti Operai della regione Veneto, PRIMOMAGGIO Foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati; Costituente comunista Molise; Red Block Ravenna; Collettivo Comunista (marxista-leninista) Nuoro; Red Block Palermo; Rete femminista e lesbiche Sommosse, Perugia; Coordinamento donne Trieste; Centro Culturale e delle Edizioni "La Città del Sole"; Snater-TLC; rivista Guardare Avanti! Edizioni Lavoro Liberato; Arci Taranto; presidio Permanente No Discariche Grottaglie-San Marzano TA; A. Gramsci dei comunisti italiani di Rho (MI), PRC Geymonat Milano;PRC "Fratelli Cervi" di Ponte Mammolo Roma; il Network per i diritti globali di Barletta; Comitato precari Edisu Puglia; FedUdine USI AIT; Redaz Periodico Lavoro e Salute Torino; Coop. Owen Monteiasi (Taranto); CSOA Cloro Rosso Taranto; Collettivo "Iqbal Masih" di Lecce; Prc Sez. Pajetta Taranto; Associazione Tamburi 9 luglio 1960 Taranto; gli operai di Alternativa Sindacale della Fiat-SATA di Melfi; Circolo FS PRC di Roma; USI AIT Di Verbania e di Milano; Rete 28 aprile CGIL-Taranto; Circolo aeroportuale PRC Roma; Contramianto Aea nazionale; Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona; RSU FLAICA-CUB Auchan di Casalbertone (Roma); Associazione culturale "Indipendente" Veneto; gruppo di lavoro tutela dei diritti dei lavoratori della Val Basento ex esposti amianto AIEA Vba; Prc Acilia Pio la Torre; segreteria regionale SNATER Emilia Romagna; i cobas Inpdap; Associazione Marxista Unità Comunista; Movimento Campano per la Costituente Comunista; cittadinanza attiva Pulsano (TA);Rete 28 aprile CGIL Puglia; Comitato Madri per Roma Città Aperta di Roma; Comitato Giuseppe Coletti; Comitati e Associazioni contro l’amianto; Centro Occupato Autogestito T28 via dei Transiti 28 Milano; Partito di Alternativa comunista Puglia-Associazione Babele Grottaglie TA; Collettivo autonomo antifascista di Seriate-Bg; CUB nazionale; Circolo Operaio Jonico Taranto; Fiom Trieste (segretario generale Antonio Saulle); F. P Trieste (segretario Generale Marino Sossi); Area Progrmmatica Lavoro e societa' Trieste (coord. Geni Sardo); 28 aprile Trieste (coord. Marco Gregori); AIL Taranto (Associazione Italiana per le Leucemie); Partito Comunista dei Lavoratori; SdL intercategoriale coordinamento nazionale; _Cub Federazione campana- comitato no centrale di modugno bari-

Appello locale

Costruiamo per il 18 aprile a Taranto una grande manifestazione nazionale contro i morti sul lavoro, da lavoro e da inquinamento,
per il lavoro contro cassintegrazione, precarietà, licenziamenti.

La Rete nazionale per la sicurezza dei posti di lavoro, formata da operai, delegati, Rls, familiari, organizzazioni sindacali e politiche, comitati per la salute, ispettori, medici, giuristi, artisti, ecc., per fermare quella che è una vera e propria guerra contro i lavoratori dato che provoca 1400 morti ed un milione di feriti l'anno, all'interno delle mobilitazioni contro queste stragi ha indetto e promosso a Taranto per il 18 aprile una seconda manifestazione nazionale (dopo quella del 6 dicembre 08 a Torino ad un anno dei morti della Thyssen). L'individuazione del nostro territorio per questa mobilitazione non è ovviamente casuale, dato che siamo ai primi posti in Italia, e non solo, nel combinato fra morti e feriti sul lavoro, morti e malattie da lavoro (basti pensare all'amianto) e morti e malati da inquinamento industriale. I numeri in questo senso sono agghiaccianti.
Crediamo che questo territorio debba cogliere questa nuova occasione per rialzare la testa e invertire la rotta.
Da troppo tempo e per troppo tempo abbiamo assistito ed assistiamo su questi drammatici problemi a vergognosi balletti ed ipocrite compatibilità fatte sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. Tranne lodevolissime, ma rare eccezioni, nelle istituzioni, nella politica, nei sindacati, nella magistratura, nei mezzi di informazione, tutti sono stati e sono proni nei confronti dei poteri forti rappresentati da Ilva, ma anche da Eni, Cementir, ecc., che hanno utilizzato l'ignobile ricatto occupazionale per imporre in fabbrica il lavoro in ogni condizione e all'intero territorio la produzione al di sopra della vita umana.
Con la manifestazione facciamo una scelta di parte senza mediazioni o infingimenti: o si sta con i lavoratori e la popolazione, o si sta con chi provoca morti, feriti, malattie ed inquinamento in nome del dio denaro e del dio profitto.
Questa manifestazione è diversa perchè pone al centro la fabbrica e i lavoratori come protagonisti di questa battaglia. La manifestazione è contro la flessibilità oraria e lavorativa, la precarietà lavorativa, la dilagante cassintegrazione, i salari da fame, il ricatto occupazionale, la totale inapplicazione delle norme sulla sicurezza e per la tutela ambientale per gli interessi e i profitti di pochi a discapito della vita dignitosa, della sicurezza lavorativa ed ambientale, della salute di molti.
Il comitato promotore e la manifestazione è aperta all'adesione e alla partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali e politiche, dei delegati ed Rls, associazioni ambientaliste, intellettuali e personalità delle istituzioni e del mondo della cultura e dell'informazione e a tutte le strutture organizzate, associative ed ai singoli cittadini.

Tutti insieme vogliamo che la manifestazione del 18 aprile sia costruita in fabbrica e fuori, casa per casa, quartiere per quartiere, paese per paese; tutti sono chiamati a partecipare con le proprie bandiere e il proprio portato politico e culturale, la pari dignità di tutti i soggetti, associati e singoli, che si battono senza se e senza ma per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro e nei territori, per avere più lavoro e meno inquinamento , contro la precarietà del lavoro e della vita e contro la
logica del profitto e dello sfruttamento dell'uomo e della terra.

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
e-mail: bastamortesullavoro@domeus.it


Il Comitato cittadino promotore - manifestazione 18 aprile

per adesioni, informazioni, materiali:
manifestazione18aprile@gmail.com

info per Taranto: tel 3471102638 - 3387043878 - 3384981720

Adesioni locali aggiornate al 2.04.09, nell'ordine in cui sono pervenute

Franca Caliolo - moglie dell'operaio appalto ilva morto il 18 aprile 2006
Vita Franco del Direttivo dell'associazione 12 giugno- familiari vittime Ilva
L'assemblea regionale pugliese del Patto di Base (Cub-RdB, SDL Interc., Confederazione COBAS)
Dott. Angelo Carucci - segretario provinciale Sindacato Medici Italiani
Giuseppe Moscato- dell'Associazione Statte futura
Gruppo ispettori del lavoro Taranto- iscritti a diverse organizzazioni sindacali, Fernando Severini- ispett. Taranto inchieste ILVA - Rita URGESI, Caterina PASSIATORE, Luca PASSARO, Gianni AMORUSO, Giuseppina ATTIVISSIMO, Enzo VINCI, Maria Teresa MARINOSCI; a
Avv. Fausto SOGGIA, legale nel processo contro Riva dell'ILVA - Foro di Taranto;
Avvocato Mario Soggia- foro di Taranto;
Comitato di quartiere Paolo VI
Slai cobas per il sindacato di classe
Confederazione cobas
Alessandro Marescotti, presidente Peacelink
Cosimo Borracino, consigliere Pdci - Regione Puglia
Franco Gentile segretario provinciale Rifondazione comunista
Gruppo operai Ilva Fiom - elenco nominativo
Giovanni Pompigna, RC Taranto
Daniela Pichierri, lavoratrice Vestas Taranto
Chiaramaria Anastasia, Avv. foro di Taranto- legale ass. familiari 12 giugno
Ciro Manigrasso, Componente della Segr. Prov.le del P. d. C. I. di Taranto
Associazione antimafia Libera- Taranto
Gigi Pulpito RSU Arsenale Taranto
gruppo lavoratori Arsenale Taranto
Arci Taranto
Sinistra critica
Rifondazione Comunista,
Partito dei Comunisti Italiani
Proletari comunisti
Anna Maria Barbieri segr. Prov.le Taranto del PdCI
Coop. Owen Monteiasi (Taranto);
CSOA Cloro Rosso Taranto
Collettivo "Iqbal Masih" di Lecce;
PRC Sez. Pajetta Taranto;
Associazione Tamburi 9 luglio 1960 Taranto;
Francesco Maresca Comitato Direttivo CGIL Taranto-Rete 28 aprile
Bruno Castria- delegato sindacale appalti Arsenale Taranto
Rete 28 aprile CGIL-Taranto
Comitato di quartiere città Vekkia, Presidio Permanente No Discariche, Associazione 12 giugno familiari vittime dell'ilva confermano la presenza alla manifestazione del 18 Aprile 2009;
Contramianto Aea Taranto
Salvatore Piccinni tecnico ASL Taranto;
l'assemblea regionale lavoratori SMA Puglia;
Vito Basile- consigliere comunale PdCI Taranto;
cittadinanza attiva Pulsano (TA)
Davide Nistri Comune di Taranto;
Ass. Francesco Bardoscia Comune di Taranto;
Riccardo Rossi RSU FLC CGIL Rete 28 aprile Enea Brindisi
Associazione Babele Grottaglie TA
Circolo Operaio Jonico - Taranto
Associazione Italiana per le Leucemie (AIL)- Taranto
Giuseppe BUONPENSIERO RLS/RSU Arsenale Marina Militare Taranto

venerdì 25 luglio 2008

Libro: Morti Bianche

Vi consiglio di non leggere il libro: "Morti Bianche". E’ un libro pericoloso. Le testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre, figlio, fratello. Se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo chiedergli di accompagnarli, per proteggerli.
Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro.
Non siamo nel Medio Evo, siamo nel Nuovo Evo Italiano. In un punto del tempo e dello spazio dove se un rumeno stupra una donna il Paese si indigna, ma se muoiono cinque operai al massimo, e comunque per poche ore, il Paese si rattrista. Una lacrima scende dal Palco delle Autorità. Il nostro Evo Moderno non nasce dal nulla, ha un’origine chiara, solare: il lucro. La morte di un uomo è un rischio di impresa. Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti, le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più, dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo necessario. Gli studi legali della società contro l’avvocato della vedova o della madre. Dovrebbe essere lo Stato a tutelare legalmente le famiglie dei caduti. Se la morte di un dipendente costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe quasi nessuno. E’ l’economia della morte. Se vale poco, si può rischiare. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo dell’autoregolazione del mercato. La mancanza di regole. La classifica del sangue. Un militare ferito in Afghanistan merita la prima pagina del giornale. Tre morti sul lavoro un riquadro in quindicesima pagina.
La legge Maroni (fatta quando lui era ministro del Lavoro),detta 30, detta Biagi ha una grande responsabilità nelle morti bianche. Un precario è un candidato naturale a morire sul lavoro. I motivi sono due. Il primo è che non può lamentarsi per le condizioni in cui si trova, sarebbe subito licenziato. Un sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp ha dichiarato che gli estintori erano vuoti, i turni massacranti, ma non si poteva dire se si voleva conservare il proprio lavoro. Chi ha una famiglia pensa ai figli, china la testa e spera che non tocchi a lui. Il secondo motivo è che un precario non ha tempo per essere istruito, formato. E’ assunto per pochi mesi o anche per qualche settimana. Non è economico investire su qualcuno che è di passaggio.Molte morti bianche avvengono nei primi giorni di lavoro, tra i precari, tra gli extracomunitari assunti in sub-sub-appalto al cui vertice della catena ci sono le amministrazioni pubbliche.
“Morti Bianche” è il seguito di “Schiavi Moderni”, un libro che descriveva lo sfruttamento totale delle persone, ma le lasciava in vita. “Schiavi Moderni” era, a suo modo, un libro ottimista. La sera, con pochi euro, senza pensione, senza un’idea del futuro, si tornava comunque a casa con le proprie gambe. Forse anche “Morti Bianche” è un libro ottimista. Il proprietario della Umbria Olii, dove sono morte quattro persone sul lavoro in un’esplosione, ha citato le loro famiglie per 35 milioni di euro per i danni causati allo stabilimento. E’ la nuova via del capitalismo italiano, assistito dallo Stato e supportato dai sindacati. I dipendenti li sfrutti, li uccidi e chiedi il risarcimento. Del lavoratore, come del maiale, non si butta via niente.

giovedì 24 luglio 2008

comunicato Fincantieri

COMUNICATO STAMPA



Ora che un importante processo, quello a sette dirigenti della Fincantieri di Marghera accusati di omicidio colposo, si e’ concluso ieri 22 luglio con un parziale accoglimento delle richieste del pm di Venezia, Pipeschi, dopo che lo scorso 3 aprile un analogo processo si era svolto con analogo esito nei confronti di un dirigente della Fincantieri di Monfalcone, a Trieste, in attesa di poter leggere la sentenza della giudice monocr. Barbara Lancieri, possiamo dire la nostra, come e’ stato per il promotore delle prime indagini di questo stesso processo, il compagno Franco Bellotto presidente dell’AEA di Venezia, certi di non ricevere, le stesse attenzioni che i media hanno ovviamente riservato alle “parti civili” tardivamente scese in campo in questo stabilimento, in occasione del processo, con la scelta opinabile di chiedere cifre abnormi, in presenza peraltro di riconoscimenti economici assai modesti, per la vita umana perduta, per i familiari degli operai e delle mogli di operai deceduti-e di cui a questo processo.



Franco Bellotto, come molti altri compagni, ed alcuni di noi, riteniamo che sia corretta la costituzione di parte civile di quelle associazioni e sindacati che hanno portato avanti la lotta prima che giungessero segnali di attenzione giuridica da parte degli organi predisposti a tutelare la vita dei cittadini e loro stessi dalla commissione di gravi reati da parte di terze persone, in genere per motivi di profitto economico.



L’AEA si costitui’ in tutta Italia nei primi anni ’90, a Venezia nel 1993, e tra i suoi promotori a Venezia vi erano appunto Franco Bellotto, tecnico operaio discriminato politicamente dai confederali e dalla Enichem che continuo’ a tenerlo fuori dalla fabbrica, stipendiato, sino all’andata in pensione, pur di non averlo in stabilimento, e Luciano Mazzolin. Entrambi, con molti altri compagni, appunto sin dagli anni ’70 si era gli unici a lottare insieme a studenti e realta’ autonome, contro la nocivita’ in fabbrica e territori circostanti, contro il nucleare, contro la morte da lavoro, per uno sviluppo diverso.



Dopo trent’anni, forze che storicamente si muovono ben di rado su questi temi, e che comunque si muovono solo in maniera mediatica e speculativa nei momenti importanti, ma che sono di fatto parte di quella irresponsabile concertazione che ha parte delle responsabilita’ della strage quotidiana sui posti di lavoro.



Personalizziamo, perche’ personalizzano i media dando spazio a chi si compatibilizza, ma non ci asteniamo dalla critica.



Lo ha fatto Franco Bellotto con la sua lettera aperta alla Giudice Lanceri, criticando giustamente l’atteggiamento di chi si reca a contribuire alla giustizia chiedendo un risarcimento abnorme, mentre alle famiglie delle Vittime toccano cifre non particolarmente adeguate sia alla perdita di vita umana sia alle sofferenze subite da chi e’ morto sul lavoro o dopo lunghissimi giorni e mesi e anni di malattia professionale.



Infatti alle famiglie delle Vittime sono state riconosciute cifre di risarcimento che vanno dai 136.000 ai 301.000 euro.



E giustamente i risarcimenti alle associazioni ed enti sono stati ben piu’ moderati di quelli richiesti. Ma con una notazione. L’AEA di Venezia ha avuto il riconoscimento maggiore proprio per il ruolo che ha avuto in questo processo come in molti altri.



Vediamoli in dettaglio, con beneficio di inventario alla sentenza depositata:

Provincia di Venezia, avv.Giacomini, richiesta 1.250.000 euro, risarcimento 20.000 euro

Medicina democratica di Milano, avv.Mara, richiesta 250.000 euro, ris. 30.000 euro

Rdb-CUB di Milano, avv.Mara, richiesta 150.000 euro, Nessun risarcimento

AEA di Venezia, avv.Marin, richiesta 150.000 euro, risarcimento 40.000 euro

INAIL, avv.Menegatti, richiesta oltre 2.000.000 di euro (500.000 per immagine il resto per prestazioni gia’ date), risarcimento 790.000 euro

CGIL-FIOM, avv.Pozzan, richiesta 335.000 euro, risarcimento 30.000 euro

CISL, avv.Zaffalon, richiesta 400.000 euro, risarcimento 20.000 euro

AEA nazionale (Padova), avv.Zamboni, richiesta 200.000 euro, Nessun risarcimento

Regione Veneto, richiesta 850.000 euro, risarcimento 250.000 euro

Comune di Venezia, richiesta 250.000 euro, risarcimento 20.000 euro

Ministero dell’Ambiente, richiesta oltre 1.000.000 di euro, risarcimento 200.000 euro



Riteniamo che sia corretto che il riconoscimento della valenza di parte civile dei sindacati ed associazioni sia effettivamente corrispondente all’impegno dato, sempre che questo non diventi il “movente” per dar battaglia a parole e sempre tardivamente, omettendo di dare risposte alle istanze che vengono dalla base, sino a quando poi non e’ troppo tardi. Infatti viceversa si danneggerebbe la causa operaia e proletaria in maniera incredibilmente irresponsabile.



E la AEA di Venezia ha condotto quasi da sola, con il nostro aiuto in questi ultimi due anni, con la partecipazione della neonata Rete per la sicurezza sui posti di lavoro al sit in del 27 maggio, senza l’aiuto “militante” di queste altre associazioni e “sindacati”, come quelli che si erano opposte allo sciopero in Fincantieri nel 1995 raccontando agli operai che l’AEA faceva “terrorismo allarmista” dicendo cio’ che diceva sull’amianto che ancora si utilizzava in Fincantieri. O come coloro che oggi aspirano a poter “gestire” attivita’ istituzionali in materia sempre senza il processo di autorganizzazione degli operai, che devono continuare a morire sul lavoro ed a delegare ad altri la propria sicurezza.





Hanno disquisito gli avvocati difensori anche su questo, ma non e’ nostro compito rispondere loro, difensori di persone che portano responsabilita’ ben maggiori di quelle che giuridicamente la Giudice ha ritenuto di poter riconoscere.



Parrebbe appunto dalla quantificazione delle pene, lo vedremo alla sentenza, che non sia stata accolta la tesi accusatoria del pm Pipeschi circa la colpevolezza delle omissioni. I dirigenti NON potevano NON sapere cosa rischiavano i lavoratori. Sono del resto ingegneri e laureati per qualcosa. Parrebbe non riconosciuto questo aspetto. Ma nell’ambito della distribuzione delle responsabilita’ gli italiani si sa sono maestri nello scaricabarile, per cui non e’ escluso che la sentenza non assolva da cio’ i dirigenti, solo non ne abbia ritenuto di averne raggiunto la piena prova.



In ogni caso la sentenza e’ importante ed e’ un vittoria dell’autorganizzazione degli operai, che sin dalla fine degli anni ’60 a Marghera, NON delegano ai revisionisti ed ai bonzi sindacali la propria vita ed i propri diritti.



Una parte significativa della nostra storia, che molti vorrebbero avere uccisa con la repressione del 1982 e successiva, insieme ai dirigenti uccisi dalle BR, che invece continua a vivere nella classe operaia di Marghera, e che NON e’ criminalizzabile, mentre oggi inizia a prefigurarsi la possibile criminalizzazione della concertazione, come corresponsabile delle morti in fabbrica !!!



Lo ripetiamo quindi, come sindacato di classe in costruzione dal basso e nella discriminante degli interessi del proletariato ed internazionalisti che ci caratterizzano a statuto: CONCERTAZIONE + PRECARIETA’ = STRAGE DI OPERAI. AUTORGANIZZIAMOCI E’ L’UNICA SOLUZIONE !



Coordinamento provinciale

SLAI Cobas per il sindacato di classe

province di Venezia e Padova

mercoledì 23 luglio 2008

processo thyssenkrupp: seconda udienza

PROCESSO THYSSENKRUPP: SECONDA UDIENZA

Torino, mercoledì 23 luglio: nell'aula grande del Tribunale
di corso Vittorio Emanuele II si celebra la seconda
udienza - l'ultima prima della pausa estiva - del processo
contro i vertici del colosso mondiale dell'acciaio
Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni; in questa occasione il
giudice deve convalidare la costituzione delle parti civili.
L'inizio della seduta è previsto per le ore 10:00, e come
in occasione dell'apertura del processo - avvenuta martedì
1° luglio, è convocato - a partire dalle ore 9:30 - un
presidio per chiedere alla magistratura giustizia per le
vittime della strage alla linea 5 dello stabilimento di
corso Regina Margherita.
Sono presenti gli ex lavoratori della fabbrica, riuniti
nella associazione Legami d'acciaio con alcuni familiari
delle vittime, il segretario provinciale della Fiom Giorgio
Airaudo, il parlamentare del partito sedicente democratico
Antonio Boccuzzi - ex operaio della linea 5 - ed una
rappresentanza dei lavoratori torinesi della Rete nazionale
per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Esattamente come in occasione della prima udienza brillano
per la loro assenza sia le formazioni della falsa sinistra
forzatamente extraparlamentare - Rc-Se, Pdci, Sc, Pcl - sia
i sindacati - sia quelli confederali sia Cub,
Confederazione Cobas, SdL - che evidentemente hanno altro a
cui pensare: ci chiediamo con quale diritto osino ancora
definirsi i difensori dei lavoratori, dopo che disertano
appuntamenti, come quello di oggi, ai quali chiunque si
definisca in qualche modo di sinistra dovrebbe quantomeno
fare presenza.
E' proprio vero: tra il dire ed il fare c'è di mezzo il
mare... dell'opportunismo, del voler coltivare il proprio
orticello evitando di presenziare a manifestazioni - anche
sacrosante - che non sono convocate dalla propria
organizzazione.
A questo proposito vedremo come si comporteranno gli
assenti di oggi nel prosieguo, anche in relazione all'altro
processo - per lesioni colpose - che coinvolge i vertici
torinesi della Thyssenkrupp: si tratta di quantificare il
danno esistenziale subito dagli operai della linea 4 in
seguito all'incendio della vicina linea 5 (furono i primi
ad accorrere in soccorso dei compagni ed il ricordo di
quella tragica notte non li abbandonerà mai); attualmente
il procedimento è allo stato delle indagini preliminari.
Per parte nostra, come Rete per la sicurezza sui luoghi di
lavoro, continueremo a seguire il processo con tutta la
attenzione che merita.
L'appuntamento per le prossime udienze è fissato per i
giorni 26 settembre, 6 e 13 ottobre; il rinvio è stato
richiesto dagli avvocati della azienda per studiare la
linea difensiva anche in relazione alle venti nuove
costituzioni di parte civile.

Torino, 23 luglio 2008


Stefano Ghio - Torino

Senza farsi notare stanno rendendo il lavoro meno sicuro

Senza farsi notare stanno rendendo il lavoro meno sicuro





(23 luglio 2008)

Si era capito fin dall'inizio del mandato, che questo governo fosse poco incline (forse ho ecceduto nell'uso dell'eufemismo) a prendere provvedimenti seri contro le morti sul lavoro.
Il ministro Sacconi non ha mai nascosto di non digerire le sanzioni a carico delle imprese, previste in violazione degli adempimenti dettati dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Le imprese, per bocca dei loro massimi esponenti hanno sbraitato contro quelle norme ed il governo, di chiara matrice padronale, si è fatto carico di modificare gli aspetti normativi non graditi alle imprese.

Certo che in questo periodo il governo sembra abbia altro a cui pensare: c'è il lodo Alfano; c'è il blocca-processi; ci sono le impronte digitali da prendere ai rom per ora e da organizzare la schedatura per tutti dal 2010. E comunque ci sono stati drammatici incidenti sul lavoro negli ultimi tempi (come quello di Mineo), che avevndo fatto notizia a livello nazionale, forse non consentivano di mettere mano al Testo Unico senza il rischio di fare spostare i consensi.
Perciò sembrerebbe che le imprese debbano attendere, per vedere accolte le loro richieste di eliminazione di sanzioni per inadempienze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sembrerebbe, appunto.

Innanzitutto il governo, con l'articolo 4 del Decreto Legge 97 del 3 giugno, ha rinviato al prossimo gennaio l'obbligo per le imprese di valutare i rischi aziendali (la scadenza nel TU era fissata al 29 luglio). Soprattutto però, nel cosiddetto Decreto Brunetta (per intenderci quello con il quale il ministro vuole fare guerra ai "fannulloni"), si introducono modifiche alla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E non sono di poco conto: eliminazione delle visite mediche preventive per gli apprendisti (art. 23); eliminazione della sanzione prevista per la mancata predisposizione di tesserini di riconoscimento per i lavoratori nei casi di lavori in sub-appalto (art. 39); eliminazione della causa delle reiterate violazioni sul mancato rispetto degli orari di lavoro per la sospensione dell'attività imprenditoriale (art. 41).

Eliminare la visita medica preventiva per gli apprendisti, significa non considerare importante la tutela della salute di un giovane lavoratore. Ma significa un risparmio di poche decine di euro per le imprese. Così poco pare valere per il governo e la Confindustria la salute di un lavoratore apprendista, che spesso è poco più che un adolescente. Mentre eliminare le sanzioni per mancata esposizione del tesserino di riconoscimento, vuol dire favorire quel lavoro nero a cui molte imprese hanno già in passato fatto ricorso, in modo da ridurre i costi di mano d'opera a favore dei sempre crescenti profitti.
Non prevedere più la sospensione dell'attività per il mancato rispetto degli orari di lavoro, consente alle imprese di avere mano libera in tal senso. E credo sia inutile ricordare come la stanchezza dovuta a turni massacranti, sia una delle cause che più incidono sulla probabilità di infortuni sul lavoro. Possibile che la vicenda della Thyssekrupp sia già stata cancellata dalla memoria di lor signori, dopo soli sette mesi da quel tragico giorno? Non credo. Solo che questo governo è permeato di cultura d'impresa che risponde solo alla logica del profitto a tutti costi, anche al prezzo della vita delle persone.

Come detto in altre occasioni, i provvedimenti che attirano maggiormente l'attenzione dei media, fungono da specchietto per le allodole per permettere intanto di adottare provvedimenti a dir poco impopolari. Provvedimenti che favorendo uno specifico soggetto sociale, quello più forte ed in questo caso le imprese, incidono in modo subdolo nella vita delle persone comuni.
Non serve mandare in onda nelle reti nazionali, spot di sensibilizzazione al tema delle morti dul lavoro, se poi di fatto vengono adottati provvedimenti che favoriscono le cause di quelle morti. Risulta essere, in questo modo, solo una ignobile e strumentale propaganda.



Crocco1830
rubicondo.blogspot.com

martedì 22 luglio 2008

Denunciati attivisti della Rete per la sicurezzasul lavoro di Ravenna per l'occupazione di un'agenzia interinale

7 attivisti della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro di Ravenna sono stati denunciati per l'occupazione dell'Agenzia di caporalato Intempo avvenuta il 13 marzo di quest'anno.

L'occupazione è avvenuta nell'anniversario della strage di 13 operai della Mecnavi del 1987, ancora vivo nella memoria di chi lotta per migliori condizioni di lavoro e simbolo dello sfruttamento padronale che produce vittime e infortuni ancora oggi in questa provincia, dal Porto ai cantieri all'Enichem alla Marcegaglia .

Non è un caso che sull'onda emotiva dell'attuale strage quotidiana di 4 lavoratori al giorno, i confederali abbiano scelto proprio la città di Ravenna per la manifestazione nazionale del 1° Maggio 2008.

Una vignetta satirica dice: "scoperta una banda di trafficanti di esseri umani, si chiama agenzia interinale". Nessuno può smentire questa verità: tutti i governi succedutesi, sia di centrosinistra che di centrodestra, hanno mantenuto in piedi il caporalato per legge attraverso il lavoro "in affitto", umiliando i lavoratori con il ricatto della precarietà, cancellando diritti, compreso quello a un'adeguata formazione, fornendo ai padroni operai come carne da macello da sfruttere sugli impianti. E con i confederali, in questo caso la CGIL in testa, seduti nei cda delle Compagnie e delle agenzie di lavoro in affitto a garantire la produttività al primo posto.

Con l'occupazione di questa agenzia volevamo -e vogliamo- la chiusura di quest'attività di caporalato all'interno del Porto di Ravenna e in altri porti su scala nazionale che ha mandato a morire 2 giovani a Ravenna e Marghera.

Luca Vertullo è morto al suo primo giorno di lavoro dopo solo un'ora di lavoro e per questo crimine ci sono 16 rinviati a giudizio, tra cui il boss della Compagnia Portuale, Rubboli. La denuncia parte proprio da lui che già dovrebbe pagare con la galera (ma si sa che le leggi sono piume per i padroni e mannaie invece per gli operai e le loro famiglie, per questo è necessario cancellarle o modificarle a favore dei lavoratori), che, non solo già si era lanciato contro il nostro presidio-occupazione, aggredendo fisicamente qualche partecipante, ma adesso chiede pure i danni agitando gli articoli del C.P.: artt. 110-610-633-635 c.p. (concorso delle persone nel reato-violenza privata-invasione di terreni o edifici-danneggiamento) per 2 attivisti e artt. 110-633 c.p. (concorso delle persone nel reato-invasione di terreni o edifici) per altri 5.

Il caporalato è illegale, non chi lotta per abolirlo!

La Rete per la salute e sicurezza sul lavoro si mobiliterà anche su scala nazionale perchè l'azione repressiva dei padroni non deve passare, non possono, lorsignori, rimanere impuniti per i loro crimini contro i lavoratori e invocare le leggi del loro Stato contro chi lotta per un lavoro in sicurezza. Anche da questa lotta passa l'affermazione della superiore "civiltà", quella del lavoro e dei lavoratori sulla barbarie "incivile" dello sfruttamento padronale!

Invitiamo i lavoratori ad unirsi sempre di più nell'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro.

Riportiamo di seguito la piattaforma rivendicativa di quell'iniziativa.

Vogliamo:

-che l’amministrazione comunale dedichi ogni 13 marzo una “giornata della memoria” per tutti i lavoratori caduti nei luoghi di lavoro

-la chiusura di tutte le sedi dell’agenzia interinale INTEMPO

-la cancellazione delle leggi per la precarietà: la L. Treu e la L. Biagi

- una pesante condanna per i 16 indagati al Porto di Ravenna per la morte di Luca Vertullo (dai rappresentanti ai massimi vertici della Compagnia Portuale ai caporali) per la violazione delle norme sulla sicurezza

-una legge di iniziativa popolare che sanzioni come "crimine" l'inosservanza delle norme sulla sicurezza e che porti all'esproprio dell'azienda che le viola sistematicamente

-inasprimento, nel TU sulla sicurezza, delle sanzioni per i padroni che non ottemperano gli obblighi sulla sicurezza (nonostante il quotidiano bollettino di guerra, con l’ultimo dlgs del Consiglio dei Ministri i padroni potranno evitare la galera mettendosi in “regola” e pagando un’ammenda!)

-postazione fissa dell'ispettorato del lavoro e delle AUSL

-elezione diretta degli Rls e non la loro nomina da parte dei confederali all’interno delle RSU e il divieto del loro licenziamento durante il mandato

-corsia preferenziale per i processi per infortuni o morti sul lavoro

-fondo di sostegno ai famigliari e accettazione come parte civile delle associazioni famigliari e dei sindacati effettivamente impegnati sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

-risarcimenti immediati per gli infortuni e aumento delle prestazioni dell’INAIL (devono essere ancora liquidati i 9 operai delle ditte di manutenzione dell’Enichem, ustionati per l’incendio dell’ottobre 2006)

- controlli senza preavviso da parte degli organi di controllo e prevenzione nelle aziende a partire da quelle più grandi (Enichem e Marcegaglia), nei cantieri e al Porto





Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna

tel. 339/8911853

e mail: cobasravenna@ libero.it

via G. Di Vittorio, 32 (zona Bassette)

bastamortesullavoro@domeus.it

visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com

mercoledì 16 luglio 2008

Gli Scarponi di Amadori

Gli Scarponi di Amadori



Denunciamo agli operai dell'Amadori di Cesena e ai lavoratori il comportamento squadrista del sindacalista Scarponi nei confronti degli attivisti della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro al cancello 4. Mentre diffondevamo un questionario alle operaie e operai si è rivolto in tono minaccioso e provocatorio, senza mantenere le distanze, nei confronti di un attivista della Rete, urlando che non dovevamo più volantinare e fare intervento in quella fabbrica. Come non bastasse ha pensato di intimidirci chiamando i carabinieri per reprimere un esercizio del legittimo diritto sindacale.

Evidentemente i confederali all'Amadori hanno cominciato a capire che soffia anche per loro una brutta aria nei loro confronti, ormai delegittimati dai lavoratori che non intendono più subire passivamente i monologhi alle assemblea, negando il diritto di parola agli operai. Questo diritto alla fine oggi i lavoratori se lo sono ripreso e un operaio gli ha strappanto il microfono dalle mani dopo 1 ora e 20 di monopolio assoluto chiedendo la parola.

Evidentemente l'attività della Rete per la salute e sicurezza sul lavoro in questa fabbrica è la risposta all'inattività complice del padrone dei confederali in questa Azienda: invece che rilanciare la mobilitazione degli operai per denunciare padron Amadori, mettere in sicurezza gli impianti, mettere in campo una lotta per non subire il ricatto occupazionale ("o lavorate in queste condizioni o sposto la produzione altrove!"), il sindacalista Scarponi cerca di fare quadrato a difesa degli interessi aziendali.

Ovviamente non ci siamo fatti intimidire, abbiamo continuato a volantinare, spiegato l'accaduto agli operai che ci sostenevano e che criticavano pesantemente il ruolo dei confederali in quella fabbrica. Domani continueremo con altre iniziative.

L'accaduto verrà denunciato anche con un esposto.

Il vento sta cambiando all'Amadori ed evidentemente i dirigenti confederali stanno perdendo la testa, dimostrando nei fatti da quale parte sono stati fino adesso!



Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna

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