giovedì 26 giugno 2008

Clamorosa decisione del procuratore Deidda «per l'inerzia» dei magistrati

Clamorosa decisione del procuratore Deidda «per l'inerzia» dei magistrati
isontini. Gli esposti al minerale killer sono centinaia nella Bassa e nel
Monfalconese

Morti per amianto, tolta l'inchiesta a Gorizia

La Procura generale avoca le indagini, chiede gli atti e crea un pool. I
familiari: è una svolta



CERVIGNANO. L'aveva già annunciato qualche mese fa ed ora la notizia è stata
ufficializzata: il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte
d'Appello di Trieste, Beniamino Deidda, ha avocato a sè le indagini relative
alle morti di operai esposti all'amianto alla Fincantieri di Monfalcone. Una
notizia importantissima per la Bassa e Monfalcone, dove sono ormai centinaia
i decessi causati dalla fibra killer.
La decisione è stata presa di fronte «all'inerzia della Procura di Gorizia
nell'affrontare le inchieste sulle "morti bianche" per mesotelioma pleurico
ai cantieri navali», con decine di fascicoli mai giunti a dibattimento o
richieste di archiviazione respinte dal Gip. Secondo i dati diffusi
dall'Aea, associazione esposti all'amianto, la Procura di Gorizia ha
dichiarato di aver aperto circa 600 fascicoli d'indagine; solo per circa una
decina di decessi è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio per il
reato di omicidio colposo. In tutti i casi il Gip ha disposto la
restituzione degli atti alla Procura per un supplemento di indagine o per la
riunione dei fascicoli per il reato di omicidio colposo plurimo. Una
situazione di assurdo stallo, che era stata recentemente segnalata anche da
una commissione di controllo del Ministero, ma che infinite volte era stata
denunciata proprio dall'Aea, che aveva segnalato l'assenza di "passi" verso
una risoluzione dei processi, ma sopratutto l'assenza di rispetto di chi è
morto d'amianto e delle famiglie provate da una tragedia senza fine. Oltre
alla decisione di avocare a sè i fascicoli, il Procuratore generale, come
già annunciato nell'apertura dell'anno giudiziario del 2007, ha previsto di
realizzare un "pool" d'indagine specializzato nella trattazione delle
inchieste sulle morti correlate all'esposizione all'amianto. Si tratterà di
una squadra di consulenti e di Polizia giudiziaria, che completeranno le
indagini preliminari, in collaborazione con le medicine del lavoro delle
Aziende sanitarie competenti. È stata inoltre decisa l'applicazione presso
la Procura generale, per questo tipo di indagini, del sostituto procuratore
della repubblica di Pordenone, Federico Facchin, che avrà il compito di
istruire i fascicoli che saranno esaminati anche dal nuovo Procuratore della
repubblica di Gorizia, Caterina Aiello. «Esprimiamo tutta la nostra
soddisfazione per la notizia - afferma la responsabile delle questioni
legali dell'associazione Aea di Monfalcone, Chiara Paternoster - Da tempo
avevamo denunciato i ritardi e le lungaggini nei processi segnalando
ufficialmente il problema anche al dottor Deidda. Ora questa svolta con la
costituzione di un pool ad hoc per affrontare la questione amianto viene
incontro in pieno alle nostre istanze di un lavoro celere e ad alta
specificità della magistratura sul problema amianto». Particolarmente
colpite dalla notizia le vedove dell'Amianto, che cercando un riconoscimento
di dignità e giustizia per i mariti, morti a causa dell'esposizione alla
fibra killer, non hanno esitato a presentare denuncia per omicidio colposo
nei confronti di Fincantieri.

fonte messaggero veneto

sabato 26 aprile 2008

28 a napoli

28 aprile a napoli manifestazione basta morti sul lavoro ore 1030 piazza matteotti

presentazione

La Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, con una delegazione di venti rappresentanti di tutte le realtà che l'hanno promossa (vedi Atti del 26 ottobre '07) e che è cresciuta nei mesi successivi con nuove adesioni, ha presentato la marcia/carovana che toccherà fabbriche, posti di lavoro, città nei prossimi mesi e che si vuole concludersi con una manifestazione nazionale a Roma a metà giugno.La presentazione si è tenuta nella sala stampa del Senato della Repubblica, raccogliendo la proposta dell'importante realtà della Rete, il Comitato 5 aprile di Roma, che con molto impegno ne ha curato tutti gli aspetti organizzativi, con l'ausilio tecnico di Salvatore Bonadonna senatore del gruppo di Rifondazione Comunista. Si è voluto anche in questo modo dare risalto e valore alla proposta e valorizzare attraverso essa il ruolo di operai, delegati e Rls, familiari, organizzazioni sindacali di base, operatori, artisti, ecc. che stanno sostenendo l'iniziativa, che, naturalmente, è autonoma da sindacati e partiti ma che richiede il contributo di chi voglia impegnarsi su questo terreno.La presentazione è stata fatta da Ernesto Palatrasio dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto, Ciro Argentino Rsu Fiom Thyssenkrupp, Franca Caliolo dell'Associazione 12 Giugno familiari vittime operai Ilva/appalto Taranto.Nella presentazione è stata spiegata la genesi dell'iniziativa e le esigenze che essa vuole raccogliere e mobilitare: una Rete che unisce per un movimento permanente e una lotta prolungata innanzitutto dei lavoratori e dei delegati attivi, che vuole combattere la tendenza alle grandi mobilitazioni immediate e al silenzio che poi copre queste vicende, come è stato chiesto a gran voce dagli operai della Thyssen, così come vuole dare risalto e voce a tutte le realtà di fabbriche e iniziative che sono già state sepolte e dimenticate, come è stato richiesto dagli operai Ilva e dalle associazioni familiari.La marcia non è una 'marcia per la pace', ma è un percorso di guerra sociale e politica a fronte della quotidiana guerra contro i lavoratori; una guerra di civiltà che vogliamo combattere per affermare la civiltà del lavoro e dei lavoratori, contro la inciviltà dello sfruttamento e del profitto.E' un 'movimento per la vita', a difesa delle condizioni di vita e della salute dei lavoratori contro la morte in fabbrica sia attraverso gli omicidi bianchi sia la morte lenta e prolungata delle malattie professionali e dei sistemi di lavorazioni invalidanti.La marcia è un sostegno permanente a tutti i coordinamenti, reti che già lottano da tempo - basti pensare ai Ferrovieri del Conarls - su questo fronte.E' anche una carovana perchè parte da iniziative anche piccole per raccogliere dietro di esse in maniera crescente tutte le forze disponibili ad unirsi e scendere in campo.La marcia è, come è stato detto, un working progress e, nella sua definizione finale, più un puzzle che un giro, perchè da tanti posti di lavoro e da tante città italiane ognuno ci mette il suo pezzo in unità e autonomia per riflettere, come risultato finale, un movimento di denuncia, lotta e ribellione; infatti, nel suo percorso prevede assemblee, scioperi, manifestazioni, presidi, occupazioni e concerti, teatro, video, mobilitazione nelle scuole, nelle università, impegno specifico di artisti e giornalisti nel sostenerla e documentarla.Sono previste,complessivamente 50 assemblee e 20 luoghi di lavoro e città simbolo dove si svolgeranno le principali iniziative.Nell'elenco attuale ci sono la ThyssenKrupp, l'Ilva di Taranto, le fabbriche di Porto Marghera, i porti di Ravenna e Marghera, l'Istituto tumori di Milano, la Dalmine di Bergamo, Napoli con due iniziative, la Basilicata con la Fiat Sata, la Marlane di Praia a Mare in Calabria, i Cantieri Navali a Palermo, le iniziative dei Ferrovieri, le iniziative in Toscana, nel Veneto, Brindisi, Manfredonia, ecc.Nel corso della marcia si parteciperà allo scontro in atto intorno al Testo Unico sulla sicurezza e si generalizzeranno le esperienze avanzate che lavoratori, associazioni familiari stanno costruendo e realizzando anche sul piano dei processi e delle vertenze legali.Ciro Argentino nel suo intervento come Rsu Fiom della ThyssenKrupp, ha evidenziato tutta la giustezza dell'iniziativa e disponibilità a svilupparne un sostegno per evitare che essa venga ristretta e ghettizzata, partendo dall'ultima morte al porto di Genova ha evidenziato che si continua a morire come in una guerra e che in questa guerra ci sono più morti che in Irak; che la legislazione va rivista; che si tratta di uno scontro anche culturale e che tutti devono fare uno scatto su questo terreno; che c'è bisogno che i sindacati, sia come fiom che come sindacati di base, tornino ad interloquire facendosi autocritica; che gli Rls siano veri difensori, esperti; che i corsi di formazione non devono essere fatti dalle aziende; e che la vicenda della Thyssen deve servire a tutti i lavoratori italiani, alle loro famiglie, perchè i riflettori restino accesi. Argentino ha apprezzato la rapidità della chiusura dell'inchiesta sulla Thyssen e la pesantezza dei capi di imputazione. Ha valorizzato, infine, l'apporto che c'è stato da parte di tanti, purchè non diventi un 'circo mediatico'.Franca Caliolo dell'Associazione 12 Giugno ha rinnovato il "lamento"/denuncia verso la stampa, le istituzioni; ha espresso tutta la indignazioni perchè i morti e le realtà non vengono trattati nella stessa maniera "a Taranto si muore e non c'è neanche il 'circo mediatico'", "Guariniello ha chiuso l'inchiesta sulla Thyssen in tre mesi; mio marito è morto da circa tre anni all'Ilva di Taranto e l'inchiesta preliminare non si è ancora chiusa".I tempi contingentati della permanenza nel Senato - 1 ora - hanno impedito che tutte le realtà presenti potessero parlare e dicessero forte e chiaro le ragioni per cui sono nella Rete e stanno lavorando per questa marcia/carovana, ma la loro voce sarà forte in tutto il percorso della marcia.L'ultima parte dell'incontro in Senato è stata riservata alla esposizione di Augusto Rocchi della Commissione Lavoro, reduce dall'approvazione, appena avvenuta, della prima parte del T.U. sulla sicurezza che su vari campi porta un po' più avanti la legislazione: appalti, Rls, inasprimento delle pene, ecc., ma che proprio per questo viene, in queste ore, contrastata attivamente dalla confindustria capeggiata dalla Fiat che ne boicotta l'approvazione.La rappresentanza della Rete con un O.d.G. fa appello a contrastare l'azione della Confindustria su questo tema, pur sapendo che i lavoratori e la lotta su questo fronte richiedono che le leggi vengano poi realmente applicate e che su alcuni punti si vada oltre l'attuale stesura, ben sapendo che questo dipende essenzialmente dai rapporti di forza.La Rete e la marcia ora partono. E' importante che si allarghino in partecipazione e iniziative.Alcune iniziative sono in corso sin da questi giorni. Segnaliamo, tra le principali.la presentazione della marcia a Torino, le iniziative del 13 marzo a Ravenna e la grossa iniziativa a Roma del 15 marzo.Roma 29.2.2008RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORObastamortesullavoro@domeus.itper comunicazioni immediate: cobasta@libero.it - 3471102638

martedì 12 febbraio 2008

relazione fincantieri Palermo

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE PALERMO
RETE NAZIONALE BASTA MORTE SUL LAVORO



RELAZIONE SULLE CONDIZIONI DI SALUTE E DI SICUREZZA DEI LAVORATORI SUI LUOGHI DI LAVORO IN OTTEMPERANZA DEL DECRETO LEGISLATIVO N.626 DEL 19-9-1994.

SABBIATURA E PITTURAZIONE

Le fasi di sabbiatura e di pitturazione dei blocchi delle navi in costruzione, continuano a svolgersi senza alcuna precauzione in tutto in territorio dello stabilimento e senza alcuna limitazione e precauzione.

La particolare natura di dette lavorazioni, svolte nell'atmosfera, rendono quasi impossibile la salvaguardia del lavoratore che non usi quegli strumenti indispensabili di tutela.
Nonostante i reiterati solleciti, inoltrati da parte delle ditte che operano in questo settore, l'azienda Fincantieri, si ostina a non stabilire delle aree ben precise e delimitate da adibire funzionalmente a tale uso. Cosicché, il luogo ove si svolgono sabbiatura e pitturazione è improvvisato o affidato al caso. In questo modo l'intero cantiere si è ridotto totalmente ad un'area a rischio, non più monitorabile, come è appunto previsto dagli accordi.
I preposti Fincantieri non tengono conto delle indicazioni tecniche da rispettare affinché l'emissioni siano meno pericolosi per la salute umana. E questo è assolutamente inammissibile, poiché non dovrebbero ignorare quei fattori termici ed atmosferici, che giocano un fattore determinante sui livelli d'inquinamento prodotto. Spesso la ditta, che ha puntualizzato tecnicamente, è costretta a lavorare in fasce orarie in cui il livello termico dell'atmosfera, ha raggiunto un gradiente tale da rendere altamente nociva la pittura nebulizzata.

Sabbia e pittura volatile, assorbiti in quantità rilevanti, a lungo andare producono intossicazione e silicosi, il cui esito è mortale.

Da non dimenticare, che si può fin da ora intervenire su questo problema, utilizzando sabbie meno scadenti e meno polverose. Una sabbia con un maggior grado di metallicità, senz'altro diminuirà notevolmente il pulviscolo atmosferico.

Ho rilevato, soprattutto nelle più calde settimane di agosto c.a., che i lavoratori che svolgevano la loro attività nelle aree di sabbiatura e di pitturazioni, operavano immersi in nuvole di sabbia e di pittura del tutto sprovvisti degli idonei mezzi di tutela. Non so come si possa sorvolare su tali inadempienze. Ho fatto notare tali episodi ai responsabili della Fincantieri, ma questi rispondevano che gli ordini erano tassativi e che per alcun motivo potevano interrompere o rinviare le operazioni, anche nei momenti termicamente più critici in cui l'aria si era trasformata in una fitta nube tossica si polvere e pittura nebulizzata.

E' bene ricordare a chi se ne fosse dimenticato, che la sicurezza è la parte fondamentale dei patti di legalità sottoscritti in Prefettura, tra le parti sociali e la Fincantieri.

Sino ad oggi l'azienda ha trascurato di affrontare nella sua complessità tale problema.

Non va dimenticato, come recita art.19 D.P.R. 303/56, CHE LE OPERAZIONI DI SABBIATURA DEVONO ESSERE ISOLATE DALLE ALTRE LAVORAZIONI, PER ESEMPIO, CON L'APPLICAZIONE DI ORARI DIFFERITI RISPETTO AL RESTO DELLE OPERAZIONI.
E che: TUTTI I LAVORATORI CHE OCCASIONALMENTE SI TROVINO AD ENTRARE NELLA ZONA DI SABBIATURA, DEVONO ESSERE ADEGUATAMENTE PROTETTI (CON MEZZI ANALOGHI A QUELLI UTILIZZATI DALL'OPERATORE CHE ESEGUE LA SABBIATURA). E CHE E' COMUNQUE OPPORTUNO EVITARE ESPOSIZIONI INDEBITE DI ALTRI LAVORATORI.

SCALO DI COSTRUZIONE

Nelle aree scalo di costruzione ed a bordo della stessa, la situazione è assolutamente caotica. Cumuli di materiali di scarto non vengono rimossi e dappertutto le condizioni di sicurezza sono quasi azzerati. Manca il personale della manutenzioni, e dovunque ci sono cavi elettrici senza protezioni, manichette d'aria e linee di saldatura abbandonati al caso. Scale, passerelle, appena appena appuntati e sempre in procinto di precipitare. Le linee elettriche non vengono controllate e primo o poi, qualche sventurato finirà male. Al caos si aggiungano cumuli di sabbia usata per la sabbiatura delle strutture e detriti di varia natura. Servizio pompieristico inadeguato. Gru in cattive condizioni, gruisti costretti ad operare a diretto contatto con polveri e vernici, non essendo le cabine dotate di un sistema di condizionamento d'aria interno, sono costretti, per non morire asfissiati, a lavorare con gli sportelli aperti. Chi protesta viene spesso minacciato dai preposti. Più di un operatore è ridisceso dalla gru in condizioni pietose, completamente "primerizzato". Spesso, per mancanza di personale sono costretti a prolungare pericolosamente il loro turno, con accumulo di stress, che di certo non favorire la buona efficienza dell'operatore. Blocchi pesantissimi, passano sopra le teste dei lavoratori che stanno lavorando.

BACINI

Analoghe considerazioni, vanno ripetute per queste aree di lavoro costantemente a rischio. Le gru sono mal funzionanti, le aree sono intasate, le attrezzature obsolete, le condizioni di sicurezza sono zero o quasi.
Per troppi anni queste strutture sono state sfruttate e trascurate, sino al punto da renderle un ammasso di ferro vecchio ai limiti dell'utilizzo.
Eppure capitali regionali in questa direzione ne sono stati più del dovuto con scarsi risultati che ora sono sotto gli occhi di tutti.

BANCHINE E PONTILI

Una ad una queste strutture andrebbero rivisitate e risistemate opportunamente, eseguendo controlli scrupolosi su gru, impianti ed altre infrastrutture necessarie ad un buon funzionamento del cantiere.
Ho notato, che un po' dappertutto vengono scaricati alla rinfusa materiali, che rendono intransitabile alcune aree nel caso di necessità. Lo stesso dicasi dei blocchi sistemati in passaggi che impediscono il passaggio degli automezzi, ed eventualmente il transito dei mezzi di soccorso.


MENSA AZIENDALE

Non va trascurato il fatto che tale mensa è stata costruita a ridosso del bacino in muratura e che quindi è inevitabile che i prodotti che derivano dalle lavorazioni navali, finiscono con il depositarsi all'interno dei suddetti locali. Sarebbe opportuno, dopo anni di colpevole negligenza, che la mensa fosse trasferita in zona più salubre per evitare ai lavoratori cibi conditi con sabbia, pittura, ed altre scorie nocive.
Derattizzazione e controlli igienico sanitari non sono più richiesti dalla Fincantieri, con buona pace dei roditori...

Non va dimenticato di sottolineare la presenza del canalone fognario di Passo di Rigano, che da più di venticinque anni riversa i suoi terribili effluvi nelle narici dei poveri lavoratori.
Questa vergogna degli anni settanta, in quale millennio sarà eliminata?
Quanti altri capitali pubblici devono essere dissipati per porre rimedio a questo insulto?

SERVIZIO INFERMERIA

Il servizio infermieristico deve essere assicurato, per come prevede la legge, in tutto l'arco delle 24 ore. Sino a quando un solo operaio o un solo addetto alla vigilanza aziendale, opera nello stabilimento, l'azienda non può e non deve privarsi di questo indispensabile servizio.

venerdì 25 gennaio 2008

CAUSE E RESPONSABILITA’ GENERALI NON SOLO SPECIFICHE !

Per noi non si tratta solo di ricercare le cause specifiche degli incidenti che accadono sempre più spesso, e che per noi sono omicidi o tentati omicidi sull’altare del profitto dei padroni e dei loro servi.

Si tratta di individuare e lottare anche contro le cause generali, in termini di massa e di partecipazione dei lavoratori, che uniti possono essere una forza enorme, contro la quale si muovono in ogni modo i “poteri forti”. Basta quindi con lo svolgimento dei lavori a rischio. MA minimo salariale generale alla categoria più bassa di ogni contratto, di 1.500 euro al mese per 35 ore a settimana. MA basta anche con gli straordinari, e lotta generale contro la precarietà, forse la prima causa delle morti sul lavoro, fatta a legge dei potenti dalla legge Treu in poi.

18 dicembre: in un cantiere dell’Iccem all’Arsenale di Venezia ci lascia la vita per la caduta di una pila di travi da un’altezza di sei metri, durante operazioni con muletto e pala meccanica, Marcello Michielon di 55 anni.

1 gennaio a Follina Giampietro De Conto di 50 anni, cade tra gli ingranaggi di una impastatrice agricola alla Corazzin.

14 gennaio Centro Intermodale Adriatico. Una manovra con doppio muletto, di ben 7 lunghe e pesanti barre metalliche, porta quasi alla morte di un operaio, Claudio Favaretto.

17 gennaio in una stiva priva di ossigeno e piena di soia, in una nave panamense al Porto di Marghera, due operai Paolo Ferrara di Brugine dipendente di una impresa e Denis Zanon di Mestre della Nuova Compagnia Lavoratori Portuali, muoiono asfissiati. Un operaio accorso deve tornare indietro per la mancanza di ossigeno nella bombola.

21 gennaio, ancora al Porto, una nave carica di container sfonda la banchina ed un portuale finisce in mare mentre era addetto ad operazioni di pulizia automatizzata.

22 gennaio, in un ex reparto Syndial un contenitore di grandi dimensioni di acido solforico, non ancora bonificato, ha avuto uno sbocco, ed un operaio di 25 anni della Idromacchine, Marco Bologna di Cavarzere, ha ricevuto ustioni di 2° e 3° grado anche al volto.

In questa situazione i portuali hanno dichiarato delegittimato il presidente dell’autorita’ portuale. Per noi hanno perso ogni legittimita’ anche il presidente di confindustria che dice che non servono leggi nuove basta applicare le vecchie (ed i cui associati non le applicano), e tutti i politici che individuano nella “portualita’” l’alternativa, la nuova dimensione (di schiavitu’ secondo noi) entro cui trasportare la classe operaia chimica ed i disoccupati prima impegnati a Marghera !

BASTA MORTE SUL LAVORO

E’ NATA LA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO, CHE PROPONE UNA SERIE DI INIZIATIVE AL MOVIMENTO OPERAIO, AI DELEGATI RSU ED RLS, A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI. COMPAGNI, DELEGATI RSU, LAVORATORI. Il 26 ottobre si è svolta a Roma l’Assemblea Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro. Promossa da SLAI Cobas per il sindacato di classe, dalla Associazione 12 Giugno dei Familiari delle Vittime del Lavoro dell’ILVA di Taranto, dall’Assemblea Lavoratori Autoconvocati, dal Comitato 5 aprile di Roma, dal Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, cui hanno partecipato numerosi operai, strutture sindacali di classe e di base, provenienti da tutta Italia. È poi stata avviata la mail-list nazionale allo scopo di permettere un coordinamento delle iniziative a livello nazionale senza alcun settarismo e con delle discriminanti di classe evidenti a tutti i lavoratori allo scopo comune di combattere contro la situazione intollerabile, di cui la strage di Torino è solo l’ultimo e più grave esempio, di incidenti spesso mortali sul lavoro, le cui responsabilità vertono sul padronato e sulla concertazione e monetizzazione del rischio sulla salute e la vita dei lavoratori. Il 12 gennaio si è ancora tenuta a Roma. La prima proposta che è emersa è di costruire insieme una serie di iniziative, una specie di carovana operaia e proletaria, di denuncia e di mobilitazione contro la intollerabile situazione attuale, di cui i giornali iniziano parzialmente a dare conto ogni giorno.Facciamo appello a partecipare il più possibile, lasciando da parte divisioni esistenti e paure e timori reciproci nel movimento operaio, allo sciopero generale provinciale del 28 gennaio, e facciamo appello a che sia di 24 ore e non di sole 4 ore diveramente articolate.

BASTA MORTE SUL LAVORO rete nazionale - Aderisce SLAI Cobas per il sindacato di classe – province di Venezia e Padova - Per contatti ed info: locale 334-3657064 nazionale 347-1102638 Email: bastamortesullavoro@libero.it mailing list: bastamortesullavoro@domeus.it

http://www.slaicobasmarghera.org info@slaicobasmarghera.org - fip Via Pascoli 5 MIRA VE

lunedì 21 gennaio 2008

IGNOBILE E VILE AFFRONTO DAVANTI L'ISTITUTO TUMORI DI MILANO

IGNOBILE E VILE AFFRONTO DAVANTI L'ISTITUTO TUMORI DI MILANO

Lo Slai COBAS per il sindacato di classe presente in Istituto e che tra le tante lotte si batte per la salute e sicurezza sui posti di lavoro e che aderisce alla Rete nazionale : bastamortesullavoro@domeus.it, dopo l'orrenda strage padronale alla ThyssenKrupp aveva riempito una parte della cancellata d'ingresso con striscioni con, pannelli informativi e di denuncia della strage continua di vite operaie, "sacrificate" sull'altare del profitto capitalista. Dopo più di un mese che questi striscioni, la cui parola d'ordine era BASTA MORTI, e che ricordavano a tutti, lavoratori, parenti, malati, passanti, che ora di dire basta alla barbarie che costringe i lavoratori a morire di lavoro, mani furtive nella notte tra il 19 e 20 gennaio 2008 hanno fatto "sparire" l'ultimo striscione salvatosi dalle intemperie. E' chiaro che non è accettabile, e non accetteremo, questo gesto infame e nostro primo
compito sarà quello di riempire in maniera più massiccia la facciata dell'Istituto.
Ma da questa offesa trarremo uno slancio in più per ampliare le iniziative decise dalla Rete.

Slai COBAS Fondazione INT (via Venezian,1 Milano) per il sindacato di classe
21/01/08

martedì 15 gennaio 2008

BASTA MORTE SUL LAVORO

BASTA MORTE SUL LAVORO

E’ NATA LA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO, CHE PROPONE UNA SERIE DI INIZIATIVE AL MOVIMENTO OPERAIO, AI DELEGATI RSU ED RLS, A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI

COMPAGNI, DELEGATI RSU, LAVORATORI

Il 26 ottobre si è svolta a Roma l’Assemblea Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro. Promossa da SLAI Cobas per il sindacato di classe, dalla Associazione 12 Giugno dei Familiari delle Vittime del Lavoro dell’ILVA di Taranto, dall’Assemblea Lavoratori Autoconvocati, dal Comitato 5 aprile di Roma, dal Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, cui hanno partecipato numerosi operai, strutture sindacali di classe e di base, provenienti da ILVA di Taranto, Tenaris Dalmine di Bergamo, Marcegaglia Building di Milano, Telecom di Roma, Sirti Telecom di Roma, Cantieri Navali di Palermo, Raffineria di Ravenna, Raffineria di Marghera, Ceme spa Poste, Cantieri Megaride Roma, Appalti comunali di Taranto, Enel Napoli, Comune di Palermo, precari scuola, Istituto Tumori di Milano, Edili di Roma, e a cui hanno aderito anche diversi lavoratori RLS delle ferrovie, del sindacato ORSA delle ferrovie, del Coordinamento nazionale lavoratori RLS, l’Associazione Esposti Amianto di Venezia, dell’Autoservizi Gherra di Torino, dell’Ispesl di Roma, dell’Ispettorato del Lavoro di Taranto, dell’AVae-m, di Red Block dell’Università di Palermo, ed altri, anche artisti, impegnati al fianco del movimento dei lavoratori, di diverse città.

È poi stata avviata la mail-list nazionale Bastamortesullavoro@domeus.it allo scopo di permettere un coordinamento delle iniziative a livello nazionale senza alcun settarismo e con delle discriminanti di classe evidenti a tutti i lavoratori allo scopo comune di combattere contro la situazione intollerabile, di cui la strage di Torino è solo l’ultimo e più grave esempio, di incidenti spesso mortali sul lavoro, le cui responsabilità vertono sul padronato e sulla concertazione e monetizzazione del rischio sulla salute e la vita dei lavoratori.

Il 12 gennaio si è ancora tenuta a Roma, nella sede gentilmente prestataci per l’occasione dalla direzione nazionale del PRC, la prima riunione della nostra rete.

A questa riunione hanno partecipato anche lavoratori di alcune città non presenti all’assemblea del 26 ottobre.

La prima proposta che è emersa è di costruire insieme una serie di iniziative, una specie di carovana operaia e proletaria, di denuncia e di mobilitazione contro la intollerabile situazione attuale, di cui i giornali iniziano parzialmente a dare conto ogni giorno.

Per quanto riguarda la particolare condizione di Porto Marghera, noi stiamo proponendo ai compagni di varie realtà, di superare steccati e divisioni di altra natura per organizzare insieme una di queste iniziative cittadine (una giornata di mobilitazione con più iniziative) su questo tema, anche a Marghera, prendendo ad esempio la Fincantieri, con il suo carico di morti per amianto (di cui il processo che riprende il 17 gennaio e 15 febbraio è una tappa importante, processo costruito sulle denunce della Associazione Esposti Amianto relativamente a 14 omicidi bianchi) e di gravissimi incidenti sul lavoro, disaffezione alle regole contrattuali dei padroncini dei subappalti e delle grandi imprese di appalto, rispetto a cui la piccola vittoria del rientro al lavoro di Luigi Shpati, operaio parzialmente invalido permanente a causa di un incidente qui nel 2005 ed iscritto a SLAI Cobas per il sindacato di classe, è un piccolo ma significativo esempio di quante siano le cose da fare su questo terreno.

È per questo motivo che facciamo appello a partecipare il più possibile, lasciando da parte divisioni esistenti e paure e timori reciproci nel movimento operaio, paure e timori che fanno solo il gioco di Confindustria e loro associati, alle seguenti iniziative, nonché a costruire insieme la presenza di Marghera a questa carovana.

17 gennaio ripresa del processo Fincantieri in viale San Marco a Mestre alle ore 10

28 gennaio sciopero generale provinciale indetto dai sindacati confederali avente al primo punto la sicurezza sul lavoro

30 gennaio ripresa del processo di 62 lavoratori-lavoratrici ex Feltrificio Veneto per esposizione amianto

31 gennaio giornata nazionale di lotta contro la criminalizzazione delle avanguardie delle lotte operaie in diverse fabbriche in particolare alla FIAT di Melfi, Pomigliano, Termoli, ed altre.

BASTA MORTE SUL LAVORO rete nazionale

Aderisce SLAI Cobas per il sindacato di classe – province di Venezia e Padova

Per contatti ed info:

locale 334-3657064

nazionale 347-1102638

Email: bastamortesullavoro@libero.it mailing list: bastamortesullavoro@domeus.it