domenica 28 novembre 2010

Video iniziativa di comunicazione

Cari compagni di lotta
sto realizzando, prendendo spunto dal comunicato relativo alle iniziative di Dicembre, per realizzare secondo noi, una tecnica di comunicazione, piu' snella e rapida, visto l'abitudine ormai diffusa di leggere poco, e guardare invece al contrario
tutto cio' che ci viene dato in video.
Un nostro piccolo contributo, che speriamo possa spingere e sensibilizzare anche coloro, che seguono solo i video messaggi.

Un abbraccio fraterno Pino Sblendorio, Cobasinforma, Slaicobas per il sindacato di classe Bergamo.


venerdì 26 novembre 2010

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 26 NOVEMBRE


Mentre sui quotidiani appare la notizia che i sindacati confederali hanno chiesto un incontro agli Enti locali per fare il punto sulla ricollocazione dei trenta lavoratori della Thyssenkrupp per i quali scade a fine anno la cig in deroga, l'udienza odierna - che si apre alle ore 9:50 in un'aula semi deserta, dove brilla per la sua totale assenza la stampa borghese e reazionaria - si incentra sull'ottava parte della requisitoria del pm, questa volta affidata alla voce della sostituta Francesca Traverso.
Dopo che nella scorsa seduta si erano prese in considerazione le posizioni dei tre 'executive members of the board', oggi vengono sviluppate le stesse tematiche riguardo gli altri tre imputati - questi dei reati di 'incendio colposo' e 'omicidio con colpa cosciente': il direttore dello stabilimento di Terni, ingegner Moroni; il direttore dello stabilimento di Torino, Raffaele Salerno; l'Rspp di Torino, Cosimo Cafueri.
Anche in questo caso emerge chiaramente - dall'analisi dei testi della corrispondenza intrattenuta tra loro dai vari imputati, e dalla lettura di parte delle trascrizioni delle testimonianze rese nel corso di questo procedimento - il criminale comportamento degli stessi, che nulla fanno in materia di misure antincendio, posticipando gli interventi necessari ad un momento successivo al trasferimento degli impianti da Torino a Terni.
Intanto si allarga la dimensione del procedimento connesso con questo: nel corso dell'udienza, la pm chiede che gli atti riguardanti il capo del personale di Terni e Torino, il dottor Ferrucci, vengano trasferiti per procedere contro di lui in merito al reato di 'falsa testimonianza'.

Prossima udienza martedì 30 novembre.

Torino, 27 novembre 2010

Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

mercoledì 24 novembre 2010

Seconda udienza del processo per la morte i Ilva di Antonino Mingolla

24 novembre 2010,



Si è tenuta oggi a taranto la seconda udienza del processo contro l'Ilva e i responsabili della ditta d'appalto per cui lavorava Antonino Mingolla, ucciso sul lavoro nell'aprile di 4 anni fa.
Si è tenuta all'indomani della vergognosa cerimonia in cui allo stesso Riva, padrone dell'Ilva, presente Marcegaglia e stuolo di sutorità osannanti è stato assegnato il premo per la sicurezza e ambiente.
Si e tenutà con ben altra eco su stampa e mezzi di informazione, che ancor oggi spendono pagine e servizi video celebrativi di padron Riva, ma tacciono su questo processo come sulle decine di operai uccisi dalla fabbrica assassina di sua proprietà.
Come sempre, anche oggi a sostenere i famigliari dell'operaio ucciso dal lavoro che da quattro anni aspettano giustizia, c'erano i compagni della rete nazionale per la sicurezza, che hanno presidiato l'entrata del tribunale con striscioni e volantini e hanno poi seguito il dibattimento.
Come sempre, mancava l'Ilva, che ha fatto pervenire tre sue memorie difensive ma non ha inviato i suoi legali.
L'udienza, iniziata con oltre un'ora di ritardo, è ruotata intorno alla testimonianza del medico legale che effettuò l'autopsia.
La parte civile si è impegnata per far emergere come il ritardo dei soccorsi sia stata causa rilevante nella morte del lavoratore, spirato dopo un paio di giorni di agonia per intossicazione da monossido di carbonio presente nelle tubazioni su cui stava effettuando la manuntenzione, mentre la difesa, con ripetute opposizoni, ha cercato di tenere fuori dal processo questa circostanza come "irrilevante" o "puramente ipotetica".
Al termine del breve e serrato contraddittorio, la seduta si è chiusa con un imbarazzante tira e molla sulla data in cui fissare la prossima udienza, tra pubblica accusa e difesa che si rimpallavano proposte e contro-proposte compatibili coi rispettivi altri impegni.
Alla fine si è concordato il 19 gennaio, tra quasi due mesi, con il giudice che ha pure apertamente esclamato "tutti potete vedere come funziona la giustizia".
Lo vediammo fin troppo bene come NON funziona quando si tratta di processare i responsabili delle assassini da lavoro, il che rende ancora più necessaria e lunga la battaglia per cui la Rete è nata e per cui il prossimo mese torna in campo con una settimana di mobilitazioni in tutta Italia dal 5 all'11 docembre.

Per finire, all'uscita dal tribunale abbiamo scoperto che qualcuno aveva vogliaccamente approfittato della nostra assenza per strappare alcuni pannelli di carta che avevamo attaccato all'inferriata.
A quanto pare, dire la verità su Riva e la sua fabbrica assassina alzare la voce contro le morti da lavoro e non lavoro a Taranto, dà fastidio, e molto.


Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro Taranto.
Via rintone 22, cobasta@libero.it 3471102638 mailing-list bastamortesullavoro@domeus.it

All'Amadori scatta la rappresaglia padronale contro la Rete. Dal padrone? No, dal sindacato UIL che denuncia e ci vuole in Tribunale!


L'azione della Rete per la sicurezza sul lavoro all'Amadori di Cesena (quello dei polli/tacchini) ha evidentemente lasciato il segno. Non è questa volta il padrone direttamente a mettere in campo la rappresaglia ma lo fa attraverso il sindacato confederale nella persona di Scarponi, segretario provinciale della UIL che ha denunciato 3 attivisti per avergli offeso "l'onore e il decoro" durante la diffusione di un questionario tra le operaie.
Noi pensiamo invece che questo sindacalista abbia offeso l'onore e il decoro delle operaie di Amadori.
I malori di 170 operaie sono state oggetto anche di alcune interpellanze al Consiglio Comunale di Cesena da parte di Davide Fabbri, Capogruppo Consiliare dei Verdi a Cesena che aveva denunciato:
"si è assistito nel corso del tempo – a partire da marzo 2007 ad oggi - a diversi malori di lavoratori all’interno dello stabilimento di San Vittore; in totale quasi 170 lavoratori hanno accusato preoccupanti situazioni di malessere a livello respiratorio e oculare (male alla testa, capogiri, gola secca, trachea irritata, irritazione agli occhi, bruciore alle narici, nausea, vomito); 37 di questi lavoratori hanno accusato sintomi gravi da dover ricorrere ad interventi del Pronto Soccorso dell’Ospedale; tali malesseri hanno provocato la chiusura per quattro giorni di alcuni reparti produttivi dell’Azienda Avi.Coop del Gruppo Amadori".
"Nuovi malesseri tra i lavoratori dello stabilimento avicolo Amadori di Cesena, dopo i circa 170 casi analoghi del 2007". A denunciarlo e' il segretario nazionale della Flai-Cgil Antonio Mattioli che chiede la sospensione dell'attivita' lavorativa.
Ma soprattutto è il risultato del questionario preparato dalla Rete con cui le operaie hanno denunciato con forza l'aumento dei ritmi, i movimenti ripetitivi sulla linea, le malattie professionali e la mancanza di aspiratori, i continui solleciti ad azienda, sindacati e Ausl senza ottenere risposte. Oltre a fare un lavoro pesante a volte hanno dovuto subire anche offese dai capi.
Siamo intervenuti in questa fabbrica proprio per questi motivi e per cercare di dare una soluzione al problema. Alle assemblee le stesse operaie hanno accusato i sindacati di essere assenti quando la gente sveniva o veniva lasciata a casa e hanno dovuto subire l'umiliazione di essere trattate come malate immaginarie.
Eppure, invece che rilanciare la mobilitazione degli operai per denunciare padron Amadori, mettere in sicurezza gli impianti, mettere in campo una lotta per non subire il ricatto occupazionale ("o lavorate in queste condizioni o sposto la produzione altrove!"), il sindacalista Scarponi ha pensato bene che il vero problema è chi denuncia la situazione e propone soluzioni, come noi della Rete e si pone a difesa degli interessi aziendali.
E' lo stesso Scarponi ad avere inviato ai suoi iscritti una lettera sull'accaduto davanti ai cancelli che è stata riportata da alcuni giornali locali il 16 luglio 2008 ("rissa sindacale all'Amadori") in cui si dichiara sorpreso per una assemblea della Flai-Cgil perchè "i problemi aziendali dell'Amadori dovrebbero essere affrontati con la massima azione unitaria" e poi afferma: "non si tratta nè di rissa, nè di pugni, nè di altro; si è solamente alzato il tono della voce e sono volate sicuramente alcune parole grosse ma niente di più".
Invece ha tirato dritto e sporto denuncia.
Il giorno dell'udienza (26/01/2011), ovviamente, renderemo pubblico tutto questo e invitiamo la stampa locale ad essere presente.
Di seguito riportiamo un volantino con le proposte che abbiamo fatto come Rete.

IL POLLO VALE DI PIU' DELLA SALUTE DI UNA OPERAIA?


No, padron Amadori, lei non ha alcun diritto di continuare a peggiorare la salute delle operaie, di minimizzare la situazione, di ricattarle, di lasciarle a casa se denunciano malori.
Questi operai, di cui la grande maggioranza sono donne, si alzano alle 4 del mattino per uno straccio di salario che serve a mantenere le loro famiglie e sono stanche di essere sfruttate in quell'inferno di esalazioni nocive da fabbrica da “Terzo mondo” e stanche pure di essere prese in giro dai medici dell'Ausl che coprono le responsabilità del padrone.

Operaie e operai, il padrone dei polli vi ha messo in condizione di perdere la vostra salute, giorno per giorno. Più i suoi profitti aumentano più aumentano le vostre malattie sia fisiche che psichiche legate al processo produttivo.
Rivendicare diritti in questa Azienda significa subire il terrorismo padronale e l'umiliazione di medici che vi addossano la responsabilità di tutto, negando legame tra il peggioramento delle vostre condizioni di salute con il processo lavorativo, addirittura arrivando ad affermare che le patologie di cui soffrite sono imputabili ai vostri stili di vita!
Tanta è la rabbia e l'indignazione che adesso si deve trasformare in iniziative a tutela della salute delle operaie e degli operai.

Chi dovrebbe fare il suo mestiere non lo fa, dimostrando di avere più a cuore gli interessi padronali: quando le operaie non ce la fanno più a lavorare in ambienti nocivi e per i carichi di lavoro i sindacati confederali e gli Rls sono completamente assenti e gli organi di vigilanza e controllo dell’Ausl danno ragione all'Azienda.
Quindi:
noi della Rete Nazionale per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro faremo una perizia indipendente per dimostrare che le malattie sono dovute alle condizioni di lavoro. Pertanto invitiamo le operaie a contattarci anche in forma anonima.
Vogliamo conoscere e informarvi sugli elementi nocivi che mettono a rischio la vostra salute.
Vogliamo la messa in sicurezza degli impianti
Vogliamo le dimissioni dei medici dell'Ausl di Cesena e il ripristino delle competenze dell’Ispettorato del Lavoro.
Vogliamo le dimissioni delle RSU ed Rls
E'necessaria l'elezione diretta da parte degli operai di nuovi Rls, non nominati dalle burocrazie confederali.
E’ necessario uno sciopero autorganizzato che blocchi la produzione a sostegno di questa vertenza

Art. 9 dello Statuto del Lavoratori:
“i lavoratori, mediante le loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”


Rete Nazionale per la sicurezza sul lavoro- Ravenna
tel. 339/8911853 e mail: cobasravenna@ libero.it

bastamortesullavoro@domeus.it
visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com


PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 15 E 22 NOVEMBRE

cronaca delle ultime due udienze

PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 15 NOVEMBRE

La seduta odierna ha inizio alle ore 9:45 con una precisazione della Corte, su richiesta dei difensori del responsabile civile svizzero escluso dal procedimento lo scorso 18 ottobre: la società in questione, indicata in precedenza come Eternit Schweiz, deve essere intesa come la Eternit (Schweiz) AG.
A seguire viene ascoltato il ct, della difesa Schmidheiny, professor Nano, docente presso il Politecnico di Milano; l'oggetto della consulenza riguarda il seguente tema: ricostruzione degli interventi tecnici che possono aver determinato miglioramenti nella sicurezza della lavorazione dell'amianto e nella tutela ambientale, nei quattro stabilimenti esaminati in questo processo.
Occorre dire che il ct si attiene a dati tecnici - anche se risultano essere assai lacunosi ed arbitrari, come farà notare l'avvocatessa Mara di Medicina Democratica durante il suo interrogatorio - evitando di scivolare nella consulenza giuridica.
Per altro verso, però, la trattazione evidenzia come gli interventi dell'azienda possano essere riferiti esclusivamente al periodo successivo al 1973: visto che la pericolosità dell'amianto era conosciuta - lo ha dichiarato il testimone Thomas Schmidheiny durante il suo interrogatorio - sin dall'inizio degli anni sessanta, ed era oggetto di frequenti discussioni a tavola tra il padre Max, lui ed il fratello imputato Stephan, viene spontaneo chiedersi come mai nulla sia stato fatto prima del 1973.
Subito dopo viene ascoltato il dottor Martina, funzionario Inail ct del pm, il quale riferisce sui costi a carico della collettività per le malattie professionali legate alla lavorazione dell'amianto; la difesa, in particolare l'avvocato Zaccone, contesta il fatto di non essere in grado di effettuare il suo interrogatorio, poiché ci sono delle differenze di cifre tra quanto depositato in udienza preliminare e quanto oggi esposto, chiedendo pertanto di poter interrogare il ct dopo aver letto questa nuova documentazione.
La Corte accetta la richiesta, e aggiorna la seduta a lunedì 22 novembre, quando verrà ascoltato, con l'aiuto di un interprete, il canadese Castelman; successivamente, se resterà tempo, toccherà all'esame di Silvestri e al controesame di Carnevale.
Torino, 15 novembre 2010

PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 22 NOVEMBRE

La seduta odierna - che si apre alle ore 9:20 in un'aula che presenta un buon colpo d'occhio anche grazie alla presenza - oltre che dei casalesi, venuti con tre autobus, di cui uno formato totalmente da studenti - di alcuni esponenti di Legami d'acciaio, l'associazione che raggruppa ex dipendenti, e familiari, dell'altro grande processo in corso di svolgimento a Torino, quello contro la multinazionale tedesca dell'acciaio Thyssenkrupp, prevede l'audizione dei ct: Carnevale, del pm, e dottor Castelman, della parte civile Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto, di Casale Monferrato.
Il primo, che deve sostenere il controinterrogatorio, sottolinea a più riprese come sia l'amianto - anche se inalato in piccolissime quantità - ad indurre il mesotelioma; precisa, inoltre, che non è detto, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa per spostare il problema il più indietro possibile nel tempo, che sia la prima fibra inalata a sviluppare la malattia.
A seguire tocca allo statunitense Castelman, consulente ambientale per le tematiche di salute e prevenzione delle malattie: proprio in relazione a quest'ultimo motivo si è occupato, per l'Organizzazione mondiale della sanità , delle patologie legate all'amianto, mentre in passato ha collaborato con il proprio Governo.
Il ct dimostra, attraverso la lettura di parti del suo libro ed altri documenti - che saranno successivamente acquisiti agli atti dalla Corte - come sin dagli anni 30 i produttori di amianto conoscessero la pericolosità per la salute del minerale.
In particolare cita una lettera di Max Schmidheiny, dell'agosto 1950, diretta alle altre imprese produttrici di cemento-amianto che dimostra come fosse interesse delle ditte produttrici di nascondere gli effetti nocivi sulla popolazione - anche attraverso la omissione volontaria dell'etichettatura contenente le precauzioni da adottare nell'utilizzo dei manufatti in cemento-amianto, precauzione voluta proprio dalla Eternit per evitare problemi sul mercato europeo.
Bisogna dire che la scelta del traduttore dall'inglese non aiuta certamente alla profonda comprensione di quanto affermato dal ct: colui che se ne occupa - evidentemente i fondi sono risicati, dopo i tagli della Finanziaria - è il tecnico del suono che normalmente si occupa delle registrazioni delle udienze di questo processo; inutile dire che si dimostra molto più capace con i microfoni che con le traduzioni, ma è quantomeno scontato, essendo quello il suo lavoro.
Nella prossima udienza, in programma lunedì 29 novembre, avrà luogo il controinterrogatorio di questo ct da parte del pm e delle difese degli imputati.

Torino, 22 novembre 2010



Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

Basta morte operai immigrati !


Gli infortuni, le morti sul lavoro sono in aumento tra i lavoratori immigrati. Le statistiche ufficiali già rivelano questo dato ma molti di più sono gli infortuni che non vengono denunciati perchè i lavoratori sono assunti in nero, oppure a giornata o a chiamata, ricattati dal legame lavoro/permesso di soggiorno, supersfruttati con paghe da fame.

La metà delle morti sul lavoro di lavoratori immigrati si concentra in 3 regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto.

A Ravenna proprio una settimana fa è morto in un cantiere Doka Besnik. Ci viene da dire, dopo la scandalosa sentenza di un giudice di Torino: "QUANTO “RIMBORSERANNO” LA SUA VITA CONSIDERATO CHE E' ALBANESE?"

Come Rete abbiamo pure appoggiato la vertenza dei lavoratori immigrati dell'Akron-Hera/coop Omega di Imola che ha mandato gli immigrati a lavorare senza alcuna protezione tra i rifiuti speciali con salari da fame.

Queste sono solo alcune vicende recenti che nella provincia riguardano le condizioni di lavoro degli immigrati.

Più sfruttamento per i lavoratori, più infortuni e morti sul lavoro, più profitti per i padroni.

E' ORA DI DIRE BASTA AL MODERNO SCHIAVISMO E ALLA MORTE SUL LAVORO DEI LAVORATORI IMMIGRATI!

La Rete per la sicurezza sul lavoro ha lanciato una campagna nazionale di mobilitazione contro le morti sul lavoro nella settimana dal 4 al 10 dicembre.

Il 7 dicembre a Ravenna iniziative all’ufficio immigrazione e al Centro per l’impiego

Costruiamo una campagna contro le morti degli immigrati sul lavoro



Rete per la sicurezza sul lavoro-Ravenna

tel. 339/8911853

e mail: cobasravenna@libero.it

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 23 NOVEMBRE

La seduta odierna si apre alle ore 9:30 e prevede la settima parte della requisitoria del pm.
Il procuratore Guariniello, nella prima parte dell'udienza, continua la sua esposizione del tema che riguarda la "cultura della sicurezza": tutta la sua trattazione è volta a dimostrare la responsabilità del datore di lavoro - in relazione ad un infortunio - se questi viene meno all'obbligo (che la legge definisce personale, indelegabile ed esclusivo) di redigere il documento di valutazione dei rischi, e di individuare le misure di protezione e prevenzione.
Proprio a questo riguardo, va ricordato che - seppure questo adempimento è parte integrante dei poteri del datore di lavoro - nemmeno i suoi sottoposti, in particolare il Responsabile del servizio prevenzione e protezione (nel nostro caso Cosimo Cafueri), possono sentirsi esentati da tale obbligo per il solo motivo che il datore di lavoro abbia avocato a sé le decisioni in tal senso.
La seconda parte della seduta, che ha luogo dopo un'ora circa di pausa, è occupata dall'esposizione, da parte della sostituta pm Laura Longo, del tema riguardante l'individuazione dei soggetti realmente responsabili della società, gli 'executive members of the board' - l'ad Harald Hespenhan ed i consiglieri delegati Gerhard Prignitz e Marco Pucci - responsabili dei reati a loro ascritti (Hespenhan: omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, incendio doloso, omicidio volontario con dolo; Prignitz e Pucci: omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, incendio doloso, omicidio con colpa
cosciente) in quanto soli membri dell'organo decisionale dell'attività della Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni.
La prossima udienza si terrà venerdì 26 novembre, mentre - per quanto concerne le richieste del pm - pare che queste saranno formalizzate nella seduta di venerdì 10 dicembre (la certezza della data, però, la si avrà soltanto martedì 30 novembre).Torino, 23 novembre 2010 Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

nel quadro della settimana di mobilitazione dal 4 al 10 della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro - l'iniziativa a torino è prevista per il 10 dicembre, se l'udienza sarà confermata