venerdì 28 dicembre 2012

CONTRO IL LICENZIAMENTO DI FABIO GAMBONE, DELEGATO CGIL!



Riporto a seguire quanto mi scrive Fabio Gambone, Delegato CGIL del Consorzio Comunico DEL Mugello in merito al suo licenziamento.
Si tratta di un vero e proprio atto discriminatorio nei confronti di un compagno che da anni si occupa della tutela dei lavoratori, anche per quanto riguarda i loro diritti a salute e sicurezza.
Quanto avvenuto a Fabio è l’ennesima dimostrazione del comportamento delle aziende nei confronti di quei RSU (e RLS) che, coerentemente al mandato dato loro dai lavoratori che li hanno eletti, segnalano le inadempienze contrattuali e legali relative alla tutela dei lavoratori, anche relativamente alla salvaguardia di salute e sicurezza.
Il modello adottato da Marchionne a Melfi, da Moretti contro De Angelis e Antonini e da altri ha fatto scuola!
Contro questo modello c’è stata lotta e solidarietà e i risultati si sono visti.
Come scrive Fabio “La lotta è solo all'inizio e la vinceremo”.
Vi terrò informato sulle iniziative di mobilitazione che si terranno a inizio gennaio contro il licenziamento di Fabio.
Intanto vi invito a diffondere!
Marco Spezia

----- Original Message -----
To:
Sent: Saturday, December 22, 2012 3:04 PM
Subject: comunicato stampa

Buongiorno a tutt*,
vi inoltro il comunicato della CGIL sul mio licenziamento che dovrebbe uscire sulla Nazione, stamani ho parlato con Lorenzo Verdi consigliere provinciale del PRC, che mi ha detto che riporterà la vicenda in commissione Lavoro dopo le feste; come già detto a Francesco del Comitato Anticrisi e a Piera di Libero Mugello, vi invito ad un incontro di preparazione alla mobilitazione da farsi ad inizio 2013, ricordandovi (come fa giustamente Belli della CGIL) che oltre al mio ci sono in ballo altri 4 licenziamenti ed una lunga serie di discorsi su igiene ambientale in Mugello, sistema degli appalti, fascismo padronale, Amministrazioni Comunali inefficaci, dignità dei lavoratori,.....
Ci risentiamo a breve se ci sono altre novità, per fissare l'incontro e ringrazio tutt* quell* che si sono fatti sentire per darmi la solidarietà.
La lotta è solo all'inizio e la vinceremo.
Un abbraccio.
Fabio

COMUNICATO STAMPA
A seguito dell'incontro sindacale del 17 dicembre scorso con i rappresentanti del Consorzio Comunico che gestisce il servizio di raccolta carta nel territorio del Mugello, in associazione temporanea di impresa con le cooperative ATI e Archimede, durante il quale ci è stata illustrata la volontà del consorzio di inoltrare le richieste di cassa integrazione guadagni in deroga per l'anno 2013  per solo 4 dei 5 lavoratori attualmente interessati su un organico complessivo di 9 operatori, gli stessi gestori ci comunicano la volontà di licenziare il nostro delegato aziendale Fabio Gambone.
La vicenda è iniziata a dicembre dello scorso anno quando, a fronte del nuovo appalto di Publiambiente, il Consorzio Comunico manifestò la volontà di procedere ad una riduzione dell'organico, poiché parte di esso era sprovvisto di patente C ed abilitazione CQC e quindi non idoneo a lavorare secondo le nuove disposizioni organizzative. Il tutto avvenne con un comunicazione “dalle sera alla mattina”.
Ci opponemmo e attivammo immediatamente un confronto sindacale e concordammo di ricorrere alla CIG in deroga con riduzione dell'orario lavorativo.
Contestualmente condividemmo la possibilità di riqualificare alcuni operatori che nel corso del 2012 avrebbero provato a conseguire la patente C.
Era evidente, già allora, che per qualcuno di questi lavoratori vi sarebbero state difficoltà, date, sia dallo scarso sostegno economico che il Consorzio metteva a disposizione, sia dal fatto che alcuni di loro sono soggetti svantaggiati.
A un anno di distanza, solo il nostro delegato, ha ottenuto il finanziamento dedicato ai cassintegrati e con quello stava intraprendendo le procedure per la patente.
Appare quindi alquanto curiosa la decisione del Consorzio, che in un anno non ha esperito alcun tentativo di ricollocazione su altri servizi per nessuno di loro, di licenziare proprio lui.
Abbiamo quindi contestato formalmente questa risoluzione preannunciando una vertenza legale per un licenziamento palesemente discriminatorio.
Inoltre il destino degli altri 4 lavoratori è comunque appeso al filo della CIG in deroga il cui finanziamento arriverà nella migliore delle ipotesi a giugno 2013.
La convocazione a tutti i membri dell'associazione di impresa è richiesta per il 27 dicembre.
A seguito decideremo se e quando proclamare stato di agitazione del personale e lo sciopero dei lavoratori.
Purtroppo questa è soltanto un'altra pagina drammatica relativa all'igiene ambientale in Mugello e al mal funzionamento di servizi appaltati al massimo ribasso, dove le amare conseguenze sono sempre a carico dei lavoratori più deboli e della cittadinanza e sarebbe semplicistico addossarne le responsabilità solo al Consorzio.
Chiediamo pertanto a tutte le forze politiche del territorio di porre la questione all'ordine del giorno nei consigli comunali e di sostenere la nostra vertenza.
Francesco Belli  346 74 59 797 
FP CGIL

Cancro al seno: se la causa è il lavoro notturno

Due ricerche, una danese e una francese, evidenziano come le donne che hanno svolto turni di notte abbiano una probabilità quattro volte maggiore di sviluppare il cancro del seno



Colpisce una donna su dieci nell’arco della vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile, rappresentando il 25 per cento di tutte le neoplasie che affliggono le donne. Stiamo parlando del carcinoma mammario, il cancro del seno: la prima causa di mortalità per tumore delle donne (il 22 per cento di tutti i decessi oncologici). Una patologia molto grave se non individuata e curata per tempo: ogni anno in Italia si registrano 40 mila nuovi casi, con un aumento di circa il 2 per cento (in larga parte a causa dell’invecchiamento della popolazione). La malattia, dovuta alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne, non dà dolore e spesso neanche segno di sé (la presenza di noduli palpabili o visibili non è così comune), va quindi diagnosticata con la mammografia o, nelle donne più giovani, con una ecografia.

Ma quali sono i fattori di rischio? L’età, anzitutto: più dell’80 per cento dei casi riguardano donne sopra i 50 anni. Poi la familiarità, la predisposizione genetica, l’uso eccessivo di estrogeni, la prima gravidanza in età adulta, lo stile di vita (valenza negativa hanno l’obesità, il fumo, la mancanza di attività fisica). Evidenze scientifiche che arrivano da più parti, però, mostrano che è oggi possibile aggiungere un altro fattore di rischio: il lavoro notturno.

Nel 2001 le prime prove

Negli ultimi mesi, infatti, sono stati pubblicati due importanti studi (riportati in sintesi nella newsletter medico-legale dell’Inca Cgil, curata da Marco Bottazzi), uno danese e uno francese, che confermano questa correlazione. Un nesso già sottolineato nel 2010 dall’International agency for research on cancer, che aveva appunto classificato come “probabile cancerogeno” il lavoro che comporta alterazioni del ritmo circadiano (ossia la normale alternanza tra veglia e sonno). I due studi si concentrano, dunque, sul carcinoma mammario, arrivando alle medesime preoccupanti conclusioni.

La ricerca danese evidenzia come le donne che hanno svolto turni di notte hanno una probabilità quattro volte maggiore di sviluppare il cancro del seno di quelle che lavorano di giorno. Quella francese, oltre a confermare la medesima situazione (seppur con percentuali leggermente diverse), rileva anche come questo rischio sia ancora più accentuato fra le lavoratrici che hanno svolto lavoro notturno in epoca antecedente la prima gravidanza. Ma vediamo ora in dettaglio i singoli risultati.


 La ricerca danese
L’indagine riguarda 141 donne colpite da tumore del seno che hanno lavorato nell’esercito danese fra il 1990 e il 2003 (e che hanno sviluppato il cancro a partire dal 2005). Lo studio rivela che le donne impegnate in lavori notturni hanno un maggiore rischio del 40 per cento. Con un effetto cumulativo: le donne che lavorano almeno tre turni di notte a settimana per sei anni hanno il doppio del rischio di ammalarsi di quelle che lavorano solo uno o due notti a settimana. In generale, le maggiori evidenze sono state osservate nelle donne con cronotipo diurno (ossia che sono più attive nella prima parte della giornata) e turni di notte molto intensi.

La ricerca è stata realizzata da Johnni Hansen e Christina Funch Lassen dell’Institute of cancer epidemiology di Copenaghen, finanziata dal Danish cancer society e pubblicata nel maggio scorso nella rivista Occupational and Environmental Medicine. È stata conseguita mediante un questionario di 28 pagine (centrato su lavoro, famiglia, stili di vita, tempo libero, ma con domande anche sull’utilizzo dei contraccettivi, l’effettuazione di terapie ormonali, le modalità e i tempi di esposizione al sole), le risposte sono state poi confrontate con quelle fornite da 551 colleghe di pari età, anch’esse impegnate nelle forze armate, non affette da tumore del seno.

Lo studio smentisce anche un’ipotesi formulata in indagini precedenti, che legavano lo sviluppo del tumore alla minore esposizione alla luce solare delle lavoratrici notturne: i raggi del sole favoriscono livelli più alti di vitamina D, ed è dimostrata l’associazione tra la carenza di questa vitamina e l’aumentato rischio di cancro. Hansen e Funch Lassen hanno invece registrato che le lavoratrici notturne spendono all’aperto, quindi al sole, un tempo addirittura maggiore delle loro colleghe che lavorano di giorno. La spiegazione suggerita dai due epidemiologi, dunque, è di carattere biologico, legata cioè alle variazioni dei livelli ormonali a causa delle interruzioni dell’orologio “interno” del corpo. L’inversione del ritmo circadiano sopprime la produzione di melatonina pineale, un ormone che ha una funzione di protezione da alcune neoplasie, rallentando lo sviluppo delle cellule tumorali.

La melatonina normalmente aumenta di notte, al buio, mentre diminuisce se esposti alla luce artificiale, come appunto accade nel lavoro notturno, colpendo altri ormoni che influenzano la crescita delle cellule del seno. Le pazienti affetti da cancro del seno, infatti, tendono ad avere livelli più bassi di melatonina rispetto alle donne non malate. A dimostrazione che a fare la differenza è l’interruzione del ciclo circadiano e la mancata produzione di melatonina, concludono i due ricercatori, è il fatto che il rischio aumenta sensibilmente in chi lavora almeno tre notti alla settimana (cioè una quantità tale da alterare il ritmo sonno-veglia), mentre è meno determinante in chi lavora solo una o due notti alla settimana.

Lo studio francese

Anche questa ricerca conferma che il rischio di tumore del seno aumenta nelle donne che lavorano di notte. A questo risultato sono giunti gli esperti dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (Inserm) di Parigi, confrontando i percorsi professionali di 1.200 donne affette da tumore del seno nel periodo 2005-2008 con quelli di 1.300 non malate. Anche l’indagine francese, pubblicata sulla rivista International Journal of Cancer, si concentra sull’alternanza sonno-veglia (e sulle conseguenze della sua alterazione nelle lavoratrici notturne), sugli effetti anti-cancerogeni della melatonina, sulla modificazione del funzionamento dei geni dell’orologio biologico che controllano la proliferazione cellulare. I ricercatori dell’Inserm hanno accertato un rischio di tumore del seno nelle lavoratrici notturne di circa il 30 per cento maggiore rispetto alle altre lavoratrici.

Questo aumento del rischio è particolarmente significativo per le donne che hanno lavorato di notte per un periodo pari o superiore ai quattro anni, o per quelle che hanno effettuato turni lavorativi che prevedevano almeno tre notti alla settimana, alternando quindi periodi di lavoro diurno e notturno. “I rischi di cancro al seno legato al lavoro notturno – ha spiegato Pascal Guenel, direttore di ricerca dell’Inserm – sono pari ad altri fattori di rischio noti, come le mutazioni genetiche, i trattamenti ormonali o l’età avanzata della prima gravidanza”. La ricerca, infine, ha anche rivelato che l’associazione fra lavoro notturno e tumore del seno sembrerebbe più significativa fra le lavoratrici che hanno svolto lavoro di notte in epoca antecedente la prima gravidanza: in questo caso il rischio sale dal 30 al 50 per cento. Un risultato, ha ipotizzato Guenel, che potrebbe essere dovuto al fatto che “in questo caso le ghiandole mammarie sono ancora non completamente differenziate, dunque più vulnerabili e soggette a turbamenti”. In conclusione, il direttore di ricerca dell’Inserm ha ricordato che l’indagine “ha confermato i risultati di studi precedenti e pone il problema di prendere seriamente in considerazione il lavoro notturno nella gestione della salute pubblica, tanto più che il numero di donne che lavorano in orari atipici è in aumento”

giovedì 27 dicembre 2012

Raffineria di Milazzo, protesta di cittadini e lavoratori: «Qui un nuovo caso Ilva»


INQUINAMENTO INDUSTRIALE

Raffineria di Milazzo, protesta di cittadini e lavoratori: «Qui un nuovo caso Ilva»
Manifestazione degli ex lavoratori delle industrie dell’indotto davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto

MESSINA– E’ un nuovo caso Ilva, ma i cittadini arrabbiati sperano che questa volta gli inquirenti intervengano prima che ci siano altri morti o persone malate per l’inquinamento ambientale. E’ la Raffineria di Milazzo che per i residenti rappresenta ormai una minaccia alla loro salute. Numerose le proteste, l’ultima oggi, lunedì 17 dicembre, davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto da parte degli ex lavoratori della Raffineria e delle industrie dell’indotto che hanno riscontrato, dopo anni di lavoro, patologie gravi secondo loro legate al contatto con l’amianto e altri inquinanti. Con loro protestano anche diverse decine di cittadini di Milazzo e il presidente della commissione Ambiente del comune mamertino, Giuseppe Marano. Gli ex
dipendenti della Ram sono esasperati come spiega Giovanni Billa, esponente del comitato che afferma: “Questa libera manifestazione è un atto di protesta nei confronti di tutti coloro che vogliono disconoscere il serio e mortale problema dell'inquinamento industriale che miete vittime e crea problemi di salute più o
meno gravi ai cittadini di Milazzo, del suo hinterland e della valle del Mela. Se nelle varie sedi quali, Ministeri, Regioni, Provincie, Comuni, Tribunali, Procure, non si vedono o forse peggio ancora non si vogliono vedere i
documenti ambientali, che comprovano lo stato di salute dell’ambiente, e di conseguenza, quella dei cittadini, si commettono tutta una serie di reati contro l'umanità".
LE DENUNCE - "Molti di noi - prosegue - lottano ogni giorno contro malattie molto gravi causate proprio dal contatto con l’amianto e altri inquinanti e dobbiamo soffrire ancora di più perché i giudici non vogliono prendere in considerazione le istanze presentate dal nostro avvocato Maria Calderone.
Pretendiamo che siano analizzati i documenti sanitari forniti in corso di contraddittorio e ci chiediamo perché il tribunale non abbia ammesso come prova gli accertamenti di Contarp e Inail che attestano le esposizioni ad amianto oltre le 100 fibre. Vorremmo poi sapere perché non sono state chieste ispezioni o controlli ad Arpa, Comune, Provincia o Regione”. I lavoratori lamentano poi anche la superficialità dei Ctu nominati dalla procura di Barcellona e dicono: “Hanno cambiato nella forma e nella sostanza il quesito dei giudici non valutando alcune richieste e non mettendole nelle loro relazioni. Non hanno tra l’altro inserito nella documentazione gli effetti previsti nei progetti ‘Who Euro Ecet Rome’ e ‘Sentieri’ dell’organizzazione mondiale della Sanità che confermano il nesso causale tra malattie e inquinamento nei territori dove
sono presenti i siti delle raffinerie siciliane di Siracusa, Gela e Milazzo. I Ctu sono stati poi da noi denunciati".

UN’ALTRA ILVA - I lavoratori poi confrontano il loro caso con quello dell'Ilva e dicono: "Riteniamo che i decreti salva industrie sono amorali e rivelano doppiezza d’animo, indici di una società moderna malata che crede nel vile dio denaro sovrano su tutte le cose. Così abbiamo assistito nel caso dell’Ilva di Taranto al trionfo del denaro sulla salute pubblica, non volgiamo che anche qui accada lo stesso”. “A Milazzo – conclude Billa – molti lavoratori e cittadini si sono ammalati e un sinergismo tossico e complesso d’inquinanti di chiara derivazione industriale, fa mutare il Dna dei nostri bambini, come pubblicato nel mese di febbraio del 2012 in una rivista prestigiosa l'Epigenomics, ma ancora le nostre istituzioni non intervengono”. Dello stesso parere Giuseppe Marano che spiega: "L’Arpa regionale da mesi ha denunciato in modo chiaro
che le emissioni maleodoranti che ammorbano l’aria a Milazzo provengono dai cicli di lavorazione della raffineria. E l’Ufficio Speciale, il 13 luglio del 2012 ha fatto pubblicare un decreto sugli odori molesti dove erano previste delle prescrizioni. Ma anche in questo caso il sindaco di Milazzo non solo non ha spiegato ai cittadini le modalità di comportamento da adottare, ma non ha mai dato seguito alle loro denunce”.
MISURE DI SICUREZZA - “Visto questo stato di cose – prosegue Marano - noi ora pretendiamo che venga rivalutata la valutazione integrata ambientale (Aia) per la Raffineria di Milazzo, non vogliamo che si perdano posti di lavoro, ma che siano prese le opportune misure di sicurezza per rispettare ambiente e salute
dei cittadini. Anche perché da successivi ispezioni dell’Ispra sono state confermate altre problematiche all'interno dello stabilimento industriale e c’è stata anche una diffida del Ministero dell’Ambiente, però oggi non sappiamo se sono stati poi presi i provvedimenti necessari. Infine, ricordiamo che nel mese di maggio il Comitato tecnico regionale ambientale è entrato alla Raffineria e ha individuato numerose criticità dal punto di vista sismico e idrogeologico, ma non sappiamo ancora se sia iniziato l’adeguamento degli impianti”.

CROCETTA FIRMI PIANO RISANAMENTO AMBIENTALE - “Denunceremo alla Procura – conclude Marano - le omissioni da parte delle istituzioni locali affinché non ci siano altri morti e chiederemo poi al Predente della Regione Rosario Crocetta la firma dei piani di risanamento ambientale, senza i quali sarà
difficile intervenire per risolvere la situazione". Recentemente anche la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per gli ex presidenti della Regione Cuffaro e Lombardo e sette ex assessori all’Ambiente per la mancata applicazione dei piani di risanamento e bonifica di questa una zona considerata a rischio ambientale.
Gianluca Rossellini
17 dicembre 2012

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/notizie/cronaca/2012/17- dicembre-2012/raffineria-milazzo-protesta-cittadini-lavoratori-qui-nuovo-caso-
ilva-2113203569023.shtml

lunedì 24 dicembre 2012

PROCESSO MARLANE MARZOTTO, ULTIMA UDIENZA 2012




COMUNICATO STAMPA SLAI COBAS COSENZA 23.12.2012



Le festività natalizie interrompono il ciclo di udienze quindicinali del processo penale “Marlane Marzotto”, istruito presso il tribunale di Paola grazie alle lotte ultradecennali dello SLAI Cobas locale e nazionale. Ultima udienza del 2012 è stata quella di venerdì 21 dicembre, caratterizzata dall’ assenza di pubblico anche a causa del particolare periodo dell’anno; al nostro fianco Medicina Democratica, protagonista indiscussa delle lotte nazionali a tutela della salute. Alla sbarra tre dei dodici imputati, Lomonaco, Cristallino e Comegna, superstiti dei quindici dirigenti e tecnici iniziali rinviati a giudizio per omicidio colposo e disastro ambientale. L’udienza è stata caratterizzata da momenti poco edificanti, ad iniziare dall’audizione del primo teste fresco d’intervento per la riduzione della massa tumorale. L’ex operaio già addetto all’impianto di depurazione è stato sottoposto al fuoco incrociato degli avvocati della difesa, senza riguardo alcuno per l’irreversibilità del male e per le condizioni di criticità, essendo questi alla seconda prova dato che la prima era abortita per palese impossibilità a proseguire. La replica la si è avuta col secondo teste già tecnico addetto alla manutenzione degl’ impianti e anche questo con patologia irreversibile. E’ stata una vera e propria tortura senza che alcuno spendesse una parola in sua difesa. Gli è stato chiesto insistentemente di descrivere il suo calvario, le caratteristiche del linfoma alla spina dorsale, i cicli di chemioterapia ai quali è stato sottoposto, la descrizione dell’ambiente di lavoro e il numero di sigarette fumate nonchè il numero di bicchieri di vino consumati a pranzo e a cena: la logica conclusione è stata un pianto dirotto, mentre tra gli avvocati serpeggiavano stupidi risolini di commiserazione. Il presidente, sempre pronto a commentare la scarsa conoscenza dell’ italiano, non si è sprecato nel difendere il decoro delle persone chiamate a deporre, non lo ha fatto il PM e neppure gli avvocati dell’accusa: e ciò è molto triste. Dei convocati ben cinque erano assenti giustificati perché deceduti, potrà sembrare una nota di colore ma se le premesse sono queste… Ben diversa la deposizione della co- fondatrice dello SLAI Cobas locale e sottoscrittrice dalla prima ora di tutte le denunce alla Marzotto, determinata nel rispondere alle domande oziose avendo esse quale oggetto spesso il proprio coniuge già sentito. La “perla” è stata l’ennesima rettifica del presidente quando la teste ha riferito di aver denunciato “all’azienda” corretta dal nostro con “l’azienda” mettendo l’inciso sulle difficoltà linguistiche dei testi, ma suscitando almeno stavolta nei suoi confronti i commenti ironici del parterre. Prossime udienze fissate per l’11,
18 e 25 gennaio, ancora di venerdì e lo SLAI Cobas ci sarà, come sempre.

SLAI COBAS COSENZA 23.12.2012

CLAUDIO E FRANCESCO NON POSSONO ESSERE UCCISI UNA SECONDA VOLTA.

La morte di Claudio e Francesco non può essere archiviata. In questi giorni
Claudio e Francesco vengono uccisi una seconda volta.
Dapprima ci ha pensato Ferrante a sporcare la loro memoria ricordandoli in
comizi e messe da lui tenuti e presenziati; nelle messa questo squallido
maggiordomo del padrone ha unito il ricordo dei due operai al "pensiero
sofferente" per padron Riva e famiglia "privati della loro libertà".
E' inutile dire che in questi giorni anche istituzioni, stampa, ecc. nessuno
escluso, si sono ben guardati dal ricordarsi dei due operai morti.
Ma quel che è peggio è ciò che sta avvenendo di fatto in fabbrica.
Dopo la morte di Claudio e Francesco e la grande e coraggiosa lotta degli
operai del Mof e degli altri operai che l'hanno sostenuta per annullare 
l'accordo
del 2010 sul mono operatore nel reparto, e nonostante le promesse 
dell'azienda
e di Vendola che di questa lotta si sarebbe tenuto conto per modificare la
situazione al Mof, non è invece successo nulla. Si vuole far restare tutto
come prima e i sindacati, Fiom in testa, insistono che o al Mof si lavora
così o niente, e che l'accordo del 2010 è e resta valido.
Questa è la sostanza della cosa, tutto il resto sono fronzoli. Per loro
Claudio è morto invano, gli operai hanno sbagliato a lottare e non vanno
legittimati né come diritto di sciopero né come organizzazione sindacale.

Ma così non può e non deve essere! Costi quel che costi, questa storia non
può finire così!
Lo Slai cobas con precisione e serietà già nei giorni della lotta ha detto
chiaramente quello che l'azienda deve fare e gli operai devono fare. Non è
un problema di sigla sindacale o di semplice solidarietà, ma di serietà e
determinazione. O in questa fabbrica le cose si cambiano oppure non ci sarà
limite al peggio.
Per questo invitiamo a riprendere lo stato di agitazione anche e al massimo
subito dopo le feste, a riprendere seriamente il blocco del reparto, se 
l'accordo è ancora in piedi e se non viene radicalmente cambiata la situazione.
Non c'è solo il problema dell'accordo al Mof che deve saltare - la cosa vale
anche per i gruisti, per gli altri reparti - c'è anche la legge da
rispettare in quelle rarissime volte che essa tutela le condizioni del
lavoro in sicurezza. La sentenza del 5 novembre in Cassazione lo ha
ribadito, e questa deve essere fatta rispettare rigidamente all'Ilva per
mille ragioni che tutti sappiamo, e proprio in questa situazione in cui
sicurezza e messa a norma sono condizioni indispensabili non solo per la
tutela degli operai ma anche per la esistenza stessa della fabbrica.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA

Taranto via Rintone 22 - slaicobasta@gmail.com - T/F 0994792086 - 3475301704
(attivo anche in questo periodo di feste).

TA. 22.12.12

Atti assemblea nazionale Rete

comunicato


Saranno pronti a giorni gli atti con gli interventi dell'assemblea nazionale della rete nazionale per la sicurezza sul posto di lavoro tenutasi a Taranto il 7 dicembre 2012.
Ricordiamo che a gennaio in almeno 20 città italiane saranno organizzate assemblee promosse dalla Rete, ma  assolutamente aperte a tutti -sulla questione Ilva come su tutte le altre vicende che toccano sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio, con la presenza di compagni di Taranto e di tutti coloro anche non aderenti finora alla rete che siano interessati
a costruire iniziative di vario genere nella prospettiva di una grossa manifestazione nazionale a Taranto - periodo previsto seconda metà di aprile.
Il nostro appello è rivolto in particolare a operai,lavoratori,rls,sindacati di base e di classe, organismi tematici e organismi popolari, ispettori del lavoro o dell'asl, avvocati, giuristi, medici, intellettuali, artisti ecc.. ma anche a tutte le forze politiche proletarie, comuniste, rivoluzionarie che siano impegnate o vogliano impegnarsi in questa battaglia.
Chiunque voglia organizzare o contribuire a realizzare queste assemblee sul territorio prenda subito contatto con la Rete sia al suo indirizzo nazionale sia a quelli locali dei compagni e forze impegnati nella Rete


bastamortesullavoro@gmail.com
23 dicembre 2012

MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO Governi Monti e Berlusconi HANNO FATTO AUMENTARE LE MORTI DEI LAVORATORI ANZIANI: Regioni quali Trentino Alto adige e Emilia Romagna che vantano una buona amministrazione peggio delle altre



Sono Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna
morti sul lavoro *http://cadutisullavoro.blogspot.com.* Ho aggiornato a
oggi i dati inerenti al numero totale di morti che non non migliorano se
non marginalmente, rispetto ad un ad un catastrofico 2011 e questo
nonostante la crisi che si è inasprita in modo drammatico. Sono le solite
categorie quali l'agricoltura e l'edilizia a pagare un prezzo elevatissimo
di sangue. Gli stranieri sono oltre il 10% sul totale delle morti e i
romeni da soli muoiono per oltre il 35% tra gli stranieri. Regioni prese ad
esempio nel paese per buona amministrazione quali il Trentino Alto Adige e
l'Emilia Romagna sono tra le peggiori per numero di morti in rapporto alla
popolazione, che è l'unico parametro valido per valutare l'andamento su
questo fronte di una regione e di una provincia. *Ma la cosa che
impressiona di più  è la morte per età delle vittime:* Mentre  l'*8%* delle
vittime hanno meno di *29 *anni, dai* **60 ai 69* anni i morti sui  luoghi
di lavoro sono  *l'11,4% e addirittura il 13,8% ha oltre 70 anni.*
L'Osservatorio può documentare che quest'anno rispetto agli anni passati la percentuale
degli ultra sessantenni morti sul lavoro sono aumentati notevolmente in
percentuale. *QUESTO COSA SIGNIFICA? CHE IL GOVERNO BERLUSCONI PRIMA E
QUELLO DI MONTI,  CON LE LORO RIFORME HANNO PROVOCATO UN'AUTENTICA
CARNEFICINA TRA GLI ANZIANI LAVORATORI E QUESTO PERCHE' NON HA TENUTO DI
NESSUN CONTO NELL'ALLUNGAMENTO DELL'ETA' DI CHI SVOLGE LAVORI PERICOLOSI
DOVE LA SALUTE DEV'ESSERE BUONA E  I RIFLESSI  SCATTANTI  

carlo soricelli*