giovedì 10 gennaio 2013

Viareggio: per martedì 22 gennaio ore 10.30 a Lucca di fronte al Tribunale in via Galli tassi 61

RICCARDO LICENZIATO,
MORETTI SEMPRE AI SUOI … POSTI!
Mauro Moretti. A.D. di Ferrovie, prima indagato ora imputato (la Procura di Lucca ne ha chiesto il rinvio a giudizio insieme ad altri A.D., dirigenti e responsabili): 32 vittime, feriti gravissimi, un quartiere distrutto ... La politica ferroviaria di Moretti, come dei precedenti amministratori, ha accelerato i processi di ristrutturazione, liberalizzazione e privatizzazione che hanno distrutto il carattere sociale e pubblico delle ferrovie arrivando a penalizzare sempre più la sicurezza e la salute. Ricordiamo i gravissimi incidenti di Piacenza e Crevalcore, a cui tanti altri ne sono seguiti, e i 34 lavoratori (ferrovieri e di ditte di appalto) morti sui binari dal 2007 ad oggi. L’ultimo ferroviere ferito è di pochi giorni fa a Livorno. Dopo la strage di Viareggio Moretti è stato riconfermato A.D. di Ferrovie, presidente delle ferrovie europee, presidente del Collegio ingegneri ferroviari, nominato membro di Confindustria e cavaliere del lavoro da Napolitano (solo per ricordare alcune cariche del neo-cavaliere). Viene costantemente invitato a presiedere inaugurazioni, conferenze, convegni; ha organizzato lui stesso il convegno sulla sicurezza in ferrovia (?) del 22 maggio a Roma, dove ha teorizzato persino il rischio accettabile. Ha licenziato e sanzionato ferrovieri delegati alla sicurezza (Rls) e impegnati su sicurezza e trasporto pubblico.
Riccardo Antonini. Dipendente di Rfi, licenziato da Moretti il 7 novembre 2011 per non essersi piegato alle intimidazioni ed alle minacce di Moretti di cessare immediatamente la presenza e l’impegno  nell’incidente probatorio per la ricerca della verità e delle responsabilità e con la falsa e pretestuosa accusa di aver impedito a Moretti di parlare alla Festa del PD del 9 settembre 2011 a Genova, fatto per il quale è indagato con altre 24 persone. Nei 34 anni di ferrovia, Riccardo si è sempre battuto per la sicurezza e la salute, contro licenziamenti, sospensioni e intimidazioni nei confronti di ferrovieri. Assieme a ferrovieri e cittadini ha dato vita, dopo la strage, all’Assemblea 29 giugno, una realtà organizzata a fianco dei familiari delle vittime e impegnata nella battaglia per sicurezza, verità e giustizia. Può apparire un paradosso, ma questa è la realtà: Riccardo licenziato per la sicurezza e la verità, Moretti ancora Ad delle ferrovie per essere imputato nella strage di Viareggio.
Se si analizzano questi fatti, è chiaro che il licenziamento di Riccardo è il prodotto della mobilitazione che si è sviluppata in seguito alla strage. Riccardo è  stato colpito per il ruolo che ha svolto e svolge, perché incarna la denuncia, l’organizzazione, l’unità con i familiari (che si costituiranno parte civile), il coraggio e la necessità della mobilitazione. Il licenziamento di Riccardo è un atto che non è rivolto solo contro di lui, ma è un gesto irresponsabile e di profonda inciviltà nei confronti di quanti vogliono continuare la battaglia per sicurezza, verità e giustizia, nel processo e nei luoghi di lavoro.
Martedì 22 gennaio alle ore 11.00 al Tribunale di Lucca, via Galli Tassi 61, si tiene l’udienza per la reintegrazione di Riccardo. Partecipiamo al Presidio: dalle ore 10.30.
08 gennaio 2013 - Associazione “Il Mondo che vorrei” - Assemblea 29 giugno
per contatti e informazioni: - assemblea29giugno@gmail.com - danielarombi6@gmail.com
08 gennaio 2013 - Associazione “Il Mondo che vorrei” - Assemblea 29 giugno
per contatti e informazioni: - assemblea29giugno@gmail.com - danielarombi6@gmail.com

08 gennaio 2013 - Associazione “Il Mondo che vorrei” - Assemblea 29 giugno
per contatti e informazioni: - assemblea29giugno@gmail.com - danielarombi6@gmail.com

Amianto, se l'operaio non è tutelato può astenersi dal lavoro

Importante sentenza della Cassazione (24 anni dopo...)

Una sentenza della Cassazione che certamente farà discutere, sebbene arrivi a
ben 24 anni di distanza dal fatto: se il datore di lavoro non adotta tutte le
cautele previste dalla legge, il lavoratore può astenersi dallo svolgere quelle
mansioni potenzialmente pericolose e nocive per la salute, anche dopo aver
timbrato il cartellino.Il caso nasce nel 1989, quando i dipendenti di una ditta
incaricata di rimuovere l'amianto da alcuni vagoni ferroviari, visto che le
ripetute richieste al datore di lavoro di mettere in sicurezza l'ambiente di
lavoro erano state più o meno disattese, avevano deciso di incrociare le
braccia, timbrando comunque il cartellino e mettendosi così a disposizione per
altre attività lavorative. Poi era intervenuto il pretore, che aveva ordinato
la chiusura immedia dei capannoni “incriminati", prescrivendo anche alcune
modifiche agli impianti e ai sistemi di lavorazione, dando quindi in qualche
modo ragione ai dipendenti. I quali, per il periodo di "stop" non avevano
percepito alcuna retribuzione. Per questo decisero la  causa, dalla quale è
scaturita la sentenza della Cassazione, benché con 24 anni di ritardo (quasi
una beffa) che gli dà ragione su tutto. E questo è il terzo pronunciamento,
dopo che già il primo grado, che l'appello avevano dato torto all'azienda. In
sostanza, sulla base delle perizie svolte, l'astensione dal lavoro degli operai
era legittimata dall’inadempimento della società che, violando gli obblighi ex
art. 2087 c.c., non aveva adottato le necessarie misure di tutela. La società,
Rete Ferroviaria Italiana, si è difesa, tra l'altro, sostenendo di aver messo
in atto tutte le misure antinfortunistiche che l’evoluzione tecnologica del
tempo consentiva di applicare. Secondo la Cassazione, invece, la responsabilità
del datore di lavoro deve riguardare tutte le cautele e il fatto che l'azienda
non avesse avviato un'indagine sui rischi connessi all'operazione di bonifica
dell'amianto dai vagoni ferroviari rappresenta la prova, per la Suprema Corte,
della inadempienza del datore di lavoro medesimo. Di qui, «il diritto del
lavoratore di astenersi dalle specifiche prestazioni la cui esecuzione possa
arrecare pregiudizio alla sua salute».

venerdì 4 gennaio 2013

Brindisi -petrolchimico in fiamme , ma l'azienda se la cava con una multa!

Sfiammate al petrolchimico
L'azienda paga una multa
BRINDISI - Si è conclusa con il pagamento di una somma complessiva pari a
116.000 euro - questa l'oblazione pattuita - l'inchiesta sulle fiammate
delle torce del petrolchimico di Brindisi che nell'ottobre del 2010 portò la
procura a chiedere e ottenere il sequestro delle sette torri delle società
Polimeri Europa (oggi Versalis, del gruppo Eni) e Basell. Erano quattro i
dirigenti indagati, due dell'azienda Versalis, difesi dall'avv.Cataldo
Motta, per i quali la sanzione è stata di 34.000 euro a testa e due di
Basell, assistiti dall'avv. Massimo Manfreda che hanno invece versato 24.000
euro a testa.

Le indagini furono compiute dalla Digos di Brindisi e coordinate dal
sostituto procuratore Antonio Costantini che ha fornito parere favorevole
alla richiesta di oblazione formulata al gip Paola Liaci, dopo che le
aziende hanno eseguito opere di ambientalizzazione prescritte dalla Procura
e rientrate nei criteri fissati dall'Aia. In particolare le aziende hanno
realizzato interventi di ambientalizzazione per più di 6 milioni di euro tra
cui il previsto termossidatore e i misuratori di flusso per ogni singola
torcia e i sensori in grado di valutare la tipologia e il livello di
emissioni.

Stando alle indagini avviate nel 2008, le fiammate ritenute anomale, si
verificavano non in caso di emergenza o black-out, per evitare gravi
incidenti all'interno degli impianti, ma per funzionare, in assenza di
specifica autorizzazione, come termodistruttori di reflui industriali. Fu
rilevato dall'Arpa, in un rapporto di 17 pagine, l'immissione di inquinanti
in atmosfera. Quanto alle recenti accensioni delle torce durante la notte di
Capodanno, "esse - si apprende dall'ufficio stampa Basell - sono la
conseguenza dell'attivazione di procedure di emergenza e si tratta di eventi
eccezionali ma comunque perfettamente in regola".

Milazzo: ex lavoratori della Raffineria protestano al tribunale

Riceviamo



Hanno protestato davanti al tribunale per rivendicare il diritto ad una "giusta causa" nell'ambito dei processi intentanti da 200 ex lavoratori contro la Raffineria di Milazzo. Stamatina decine di ex dipendenti dell'industria (e delle ditte ad esse collegate nell'indotto) hanno manifestato con striscioni
e slogan davanti ai cancelli lamentando in un comunicato scarsa attenzione verso le cause e i procedimenti in materia ambientale. Gli ex operai, che secondo loro si sarebbero ammalati a causa della presenza di amianto ed altri inquinanti sul posto di lavoro,  si dicono avviliti perchè "dopo aver
aspettato 6 anni per avere un "giusto" processo con grande sofferenza e con grave dispendio di denaro, vedere vanificato per cavilli legali il nostro diritto per avere un giusto risarcimento da una giusta causa. Nostro malgrado siamo qui riuniti in assemblea per denunciare che nel processo da noi intentato nei confronti della Raffineria di Milazzo presso il Tribunale di barcellona sez. lavoro al fine di ottenere il risarcimento dei danni arrecati alla salute: biologici, morali ed esistenziali, il Tribunale non ha ammesso nessuna prova testimoniale ne ha disposto indagini ambientali, ne il giudice ha avanzato alcuna richiesta d' informazione per i circa 200 casi in ricorso all' Arpa, Provincia, Asp e Inail su inquinamenti acustici ed ambientali e da un collegio medico inizialmente richiesto. E assolutamente scandaloso tale atteggiamento» scrivono.
Nel documento si contesta anche  che "da un collegio medico iniziale, è stata ammessa solo una ctu medica, che su circa 200 casi non ha fatto propria alcun esame specialistico", contestando i documenti rilasciati da altri colleghi  di enti pubblici, "escludendo i documenti ambientali" depositati e dichiarando l'inesistenza del collegamento tra la malattia dichiarata e il posto di
lavoro.
Nel documento distribuito e pubblicizzato anche su facebook gli ex lavoratori si domandano che fine hanno fatto i fondi dei Piani di risanamento che  dovevano essere utilizzati per bonificare l'area industriale della Valle del Mela.

17 dicembre 2012


http://www.oggimilazzo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3679:ex-
lavoratori-della-raffineria-protestano-al-tribunale&catid=297:
industrie&Itemid=552
Pubblicato da rete sicurezza lavoro sicilia a 04:49

Precipita da quattro metri, operaio in fin di vita a Pecorara


Grave infortunio sul lavoro intorno alle 15,15 a Molinazzo di Pecorara. Un operaio in cima a un ponteggio ha perso l'equilibrio ed è precipitato per quattro metri battendo la testa
di Redazione - 3 gennaio 2013



Sono gravissime le condizioni di un operaio che intorno alle 15,15 è rimasto ferito in località Molinazzo di Pecorara. Stando alle prime informazioni,  l'uomo stava lavorando in cima a un ponteggio, a un'altezza di circa 4 metri, quando ha perso l'equilibrio ed è precipitato battendo la testa. Sul posto l'ambulanza del 118 di Castelsangiovanni, ma le sue condizioni sono apparse subito critiche ed è stato chiesto l'intervento dell'elicottero del 118 arrivato poco fa da Parma. Sono in corso le manovre di rianimazione. Sul posto anche i carabinieri della Compagnia di Bobbio.

http://www.ilpiacenza.it/cronaca/infortunio-incidente-molinazzo-pecorara.html

mercoledì 2 gennaio 2013

Viareggio, un buon inizio

la rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio-nuova denominazione - dopo il convegno del 7 dicembre a taranto, di cui escono ora gli atti con gli interventi sostiene e invita a partecipare a tutte le udienze dei processi per morti e
stragi sul lavoro e sul territorio in particolare segnaliamo
udienza thyssenkrupp torino 11 gennaio
udienza eureco di paderno dugnano 16 gennaio
e questa di viareggio 22 gennaio
informiamo inoltre che
il 25 a roma vi è una assemblea pubblica a roma promossa dalla rete nazionale di cui daremo informazione più dettagliata nei prossimi giorni

bastamortesullavoro@gmail.com
mailinglist
bastamortesullavoro@domeus.it
blog
bastamortesullavoro.blogspot.it


da "assemblea 29 giugno" <assemblea29giugno@gmail.com>

buon 2013 per la verità e la sicurezza




Striscioni appesi a Viareggio la sera del 31 dicembre 2012.

Daniele Franceschi, viareggino di 35 anni, deceduto il 25 agosto 2010 nel 
carcere di Grasse in Francia in circostanza, a dir poco, sospette. La madre Cira è, sempre, in attesa degli organi di suo figlio. Alcuni "responsabili" della morte di Daniele sono stati rinviati a giudizio.
Riccardo Antonini, viareggino, ferroviere, licenziato da Moretti il 7 novembre 2011 per essersi schierato a fianco dei familiari della 32 vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009. La prossima udienza si tiene a Lucca, al Tribunale di via Galli Tassi 61, *martedì 22 gennaio 2013 alle ore 11.00*. Come per le precedenti udienze (5 luglio e 2 ottobre 2012)
verrà organizzato un presidio di fronte al Tribunale di Lucca a partire dalle ore 10.30.
Auguri e buon 2013!

I lavoratori non sono rappresentati in parlamento e muoiono in tanti sul lavoro. Morti sul lavoro nel 2012


Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Report Morti sul lavoro 2012
                                                                                          
Anche il 2012 è stato drammatico per il numero di morti sul lavoro in Italia: complessivamente circa 1200 in totale di cui 622 sui luoghi di lavoro, nonostante la crisi devastante che ha colpito il nostro paese. Si registra una diminuzione dei decessi sui luoghi di lavoro del 4%, percentuale irrisoria se si pensa a quante persone hanno perso il lavoro o sono in mobilità e in cassa integrazione.
Inoltre pensiamo ci sia la necessità di fare la massima chiarezza su un aspetto fondamentale del fenomeno. Con i nostri dati siamo già in grado di fare un bilancio dell’anno appena passato, ma le statistiche dell’INAIL arrivano dopo alcuni mesi e registrano notoriamente un numero di morti inferiore al nostro dato. Quale è la ragione? L’INAIL monitora solo i suoi assicurati (confermato anche dal Vice Presidente della Commissione Morti sul lavoro del Senato Sen. Paolo Nerozzi) e moltissimi morti sui luoghi di lavoro non sono assicurati all’INAIL; non lo sono gli anziani agricoltori schiacciati dal trattore (sono più di 100 anche quest’anno) e non lo sono i lavoratori che muoiono in nero anche in itinere, non lo sono i militari dell’Esercito. Probabilmente non sono assicurati all’INAIL neppure i poliziotti e i carabinieri. Poi ci sono le morti in itinere dei lavoratori attivi e non solo, che spesso sono contestate dall’Istituto. L’INAIL fa ciò che è nelle proprie competenze cioè monitora le persone che assicura, e allora perchè le statistiche di quest’istituto sono considerate come quelle ufficiali diramate dallo Stato quando non è così? I mezzi di informazione si occupano delle morti sul lavoro solo quando ci sono casi clamorosi e prende per buone le statistiche di questo istituto, anche se il nostro Osservatorio da anni scrive che quei numeri non sono veritieri ed esaustivi, che sono parziali, che le morti sul lavoro si aggirano mediamente tra il 20% e il 30% in più tutti gli anni, e che considerarli unica fonte attendibile significa sottostimare il problema, diminuire i controlli e non fare intervenire adeguatamente gli organi competenti. Dove sono i giornalisti che approfondiscano le notizie verificandone l’attendibilità? I lavoratori sono così poco importanti per i media come non lo sono più per la politica, visto che in questa legislatura sono stati solo 4 gli operai eletti deputati o senatori su 945 in parlamento? E che nella prossima sarà anche peggio nonostante i lavoratori dipendenti siano la maggioranza dei votanti? Dove finiscono i milioni di euro che lo Stato stanzia per la prevenzione degli infortuni sul lavoro? A chi vanno e come sono spesi questi soldi se poi i risultati sono così deludenti? Credo che su aspetti così importanti deve essere fatta chiarezza. Allora chi è che ci dovrebbe dare notizie certe sull’entità del triste fenomeno che ci vede primi in Europa tra i grandi paesi in questo vergognoso primato? Non dovrebbero essere il Ministero del lavoro a fornirci il numero esatto di morti visto che l’INAIL ha dati parziali e opinabili? Ma perchè questo non accade? E’ possibile che devono essere volontari privati come noi, i soli ad occuparsi complessivamente di queste tragedie che portano il lutto in tante famiglie?
Speravamo che un governo tecnico almeno su certi aspetti informasse meglio gli italiani. I cittadini hanno una percezione sbagliata del fenomeno che è molto più esteso di quello che si percepisce affidandosi ai media tradizionali. Si ha la percezione che a morire siano  soprattutto operai nelle fabbriche mentre sono “solo” intorno al 7% e per la stragrande maggioranza nelle micro aziende dove il sindacato e la prevenzione non esistono: lo Stato attraverso vari enti spende milioni di euro per corsi, che a nostro giudizio non servono a niente, se non a fa riempire le tasche di chi li organizza, ma senza mai arrivare essere utile a chi dovrebbe essere sensibilizzato e istruito sulla Sicurezza. Agli agricoltori che muoiono per il 33% sul totale, dei quali un terzo schiacciati dal trattore che non ha nessuna protezione, cosa viene offerto in termini di conoscenze, aiuti per migliorare i mezzi e prevenzione? E per il 29% degli edili sul totale di tutti i morti, che muoiono cadendo dall’alto o travolti dai mezzi che guidano loro stessi o i loro colleghi, o dal materiale che stanno manovrando, cosa si fa? Che conoscenze si danno e cosa si fa per rendere più sicuro il lavoro a persone che spesso non conoscono neppure l’italiano e lavorano in nero per 10 o 12 ore al giorno svolgendo attività faticose e poco sicure? Tra l’altro grazie alle nuove normative volute dalla Fornero e da Monti si deve lavorare fino a quasi 70 anni, età in cui spesso non si ha un perfetto stato di salute e riflessi poco pronti, e quando si parla di lavori così pericolosi e faticosi, si tratta di componenti micidiali e non a caso i morti sui luoghi di lavoro ultrasessantenni sono intorno al 30%. E per i tanti artigiani che muoiono numerosissimi nei servizi alle imprese cosa si fa per rendere il loro lavoro più sicuro? E’ molto frustrante quindi vedere tutti gli anni i dati delle  solite statistiche considerate “ufficiali”che ti dicono che i morti calano, assistere a dibattiti con ministri e funzionari soddisfatti che si prendono meriti che non hanno in ogni caso; infatti anche se prendi per buone le statistiche parziali dell’INAIL ti accorgi che i morti calano soprattutto in itinere e sulle strade e questo grazie ai veicoli che sono tecnologicamente più sicuri, che anche i lavoratori per fortuna riescono a comprare una volta rottamate le vecchie automobili. Questo cosa significa? Che in realtà sia a causa dei minori controlli dovuti a meno risorse stanziate dagli ultimi governi, la Sicurezza sui luoghi di lavoro complessivamente sta calando. Le statistiche ufficiali sono completamente alterate perchè mettono assieme ai morti sui luoghi di lavoro quelli che muoiono sulle strade e in itinere che sono un’altra cosa; l‘assicurazione INAIL in itinere è sacrosanta, ma come si fa a non distinguere quantitativamente e qualitativamente gli interventi da mettere in atto se non distingue la morte di chi cade da un tetto o sotto un macchianario al morto in un incidente automobilistico? Occorre sapere chiaramente come intervenire se si vuol salvaguardare la vita di chi lavora. Si organizzano corsi sulla sicurezza per categorie “forti” che hanno sindacati in grado di tutelare i lavoratori e si lasciano allo sbando i poveri diavoli, i meno tutelati, quelli che lavorano in nero o in grigio. E’ intollerabile che un paese come il nostro che ha 60 milioni di abitanti conti il triplo dei morti suiluoghi di lavoro della Germania (poco più di 250 nel 2011 contro i nostri 663) che ha venti milioni di abitanti in più ed è una nazione più industrializzata della nostra. Il livello industriale in Italia per quello che riguarda il fenomeno delle morti sul lavoro ha poco a che vedere con queste tragedie perchè a morire per la maggioranza sono agricoltori, edili e artigiani distribuiti in eguali misure in tutto il paese. Per i lavoratori che operano all’aperto quali edili, agricoltori, autotrasportatori e per tutti quelli che utilizzano un mezzo per andare a lavorare si consiglia di visitare il sito di previsioni del tempo http://prevenzionemeteo.blogspot.it/ dove oltre alle previsioni del tempo si può valutare il fattore rischio infortuni sul lavoro legato alle condizioni atmosferiche.
Di seguito i morti sui luoghi di lavoro per ciascuna regione e provincia, l’incidenza dei morti sul numero di abitanti e le cartine regionali e provinciali.



Nel 2012 sono morti 1180 lavoratori (stima minima) di cui 622 SUI LUOGHI DI LAVORO ( tutti documentati). Si arriva a superare il numero totale di oltre 1800 vittime se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere e sulle strade che sono considerati (giustamente), per le normative vigenti, morti per infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. L'Osservatorio considera "morti sul lavoro" tutte le persone che perdono la vita mentre svolgono un'attività lavorativa, indipendentemente dalla loro posizione assicurativa e dalla loro età. Molte vittime non hanno nessuna assicurazione e muoiono lavorando in "nero"ed intere categorie non sono considerate morti sul lavoro. Praticamente sono morti sul lavoro invisibili. Vedrete quante di queste morti, come gli anni scorsi, spariranno dalle statistiche ufficiali quando ci sarà il resoconto del 2012, che è sempre intorno a -20% rispetto ai rilevamenti dell'osservatorio.
I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO PER CATEGORIA.
Agricoltura il 33,3 % delle vittime sul totale sono in questo comparto, ben 109 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e rappresentano oltre il 17% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Edilizia 29% sul totale, in questa categoria 75 lavoratori sono morti per cadute dall'alto, 34 sono morti per essere stati travolti da un mezzo da loro guidato o da terzi, o uccisi da materiale su cui stavano lavoravano, 10 lavoratori in edilizia sono morti fulminati. Industria 11,4%, quest'anno molte di queste morti sono state provocate dal terremoto in Emilia, le morti in questa categoria sono quasi tutte concentrate in piccole e piccolissime aziende. Servizi 5,8%. Autotrasporto 6,1%, Il 3% Esercito Italiano (Afghanistan). Il 2,7% nella Polizia di Stato(tutte le morte causate in servizio sulle strade). Il 10,8% dei morti sui luoghi di lavoro sono stranieri e di questi oltre il 30% sono romeni. Eta' delle vittime: l'8% % hanno meno di 29 anni, l'11,1% dai 30 ai 39 anni, il 21,1% dai 40 ai 49 anni, il 18,4 %dai 50 ai 59 anni , l'11,4% dai 60 ai 69 anni , il 13,8% ha oltre 70 anni. Del 14,5% non siamo a conoscenza del’età.

Morti sui luoghi di lavoro nelle regioni e province.
L'unico parametro per le morti sul lavoro ritenuto valido per l'Osservatorio, nella valutazione dell'andamento di una provincia e di una regione, è il rapporto tra il numero di morti e la popolazione residente. Gli altri parametri, se non quelli della professione, dell'età e della nazionalità non hanno nessuna importanza al fine della prevenzione e delle statistiche e questo perchè a morire per una percentuale elevatissima sono lavoratori che non hanno nessuna assicurazione, che lavorano in nero e che nulla hanno a che fare con l'indice occupazionale di una regione o provincia.

La Lombardia ha 80 morti e ha già superato del 2,5% i morti dell'intero 2011, la provincia di Brescia con 21 morti risulta prima in questa triste classifica, come negli ultimi anni Brescia è sempre ai vertici delle province con più morti sui luoghi di lavoro, provincia di Bergamo 15 morti, di Varese 10 morti, di Milano 7, di Pavia e Lodi 5, di Monza 3, di Como e Lecco 2, di Mantova 5, di Sondrio 4. Emilia Romagna 63 morti compresi i lavoratori deceduti sotto le macerie del terremoto del 20 e 29 maggio, province di Modena 18 morti, di Ferrara 9, di Bologna 8, Reggio Emilia 7 morti, Piacenza 5 morti, Forlì Cesena 4 morti, Parma 3 morti, Ravenna e Rimini 3 morti. Piemonte 43 morti, la provincia di Torino risulta in questo momento con 21 vittime la prima in Italia assieme a quella di Brescia per numero di morti sui luoghi di lavoro, provincia di Cuneo 10 morti, 3 morti in provincia di Alessandria e Novara, 2 morti ad Asti e Vercelli, 1 morto Verbania e Sondrio. Sicilia 44 morti, provincia di Catania 11 morti, di Trapani 6 morti, di Palermo e Caltanisetta 5 morti, Agrigento e Messina 4 morti, Siracusa e Ragusa 3 morti, Enna e Agrigento 2 morti. Campania 42 morti, provincia di Salerno 15 morti, di Avellino 10 morti, Benevento 9 morti, Napoli 6 morti, Caserta 1 morto. Toscana 38 morti (47 con i morti in mare sulla Costa Concordia affondata sulle coste dell' isola del Giglio), dei due fratelli del peschereccio affondato al largo di Livorno e di un sub), la provincia di Arezzo 7 morti, Firenze e Pisa 6 morti, Grosseto e Livorno 5 morti, Massa Carrara 4 morti, 3 morti Lucca, Siena e Prato 1 morto. Veneto 41 morti con le provincia di Verona 11 morti, di Padova 8 morti, di Treviso e Belluno 6 morti, di Vicenza 5 morti, Rovigo e Venezia 3 morti. Abruzzo 27 morti con la province di Chieti con 12 morti, di Pescara 8 morti, Teramo 4 morti, L’Aquila 3 morti. Lazio 28 morti provincia di Roma 11 morti, di Frosinone 7 morti, Viterbo e Latina 5 morti. Puglia 28 morti, provincia di Bari 12 morti, Brindisi 6 morti, Foggia 6 morti, Lecce e BAT 2 morti, Taranto 1 morto. Calabria 24 ( NON SONO COMPRESI I 6 MORTI IN ITINERE NEL FURGONE INVESTITO DAL TRENO IN PROVINCIA DI COSENZA) morti, provincia di Cosenza e di Reggio Calabria 6 morti, di Catanzaro 5 morti, Vibo Valentia e Crotone 3 morti. Trentino Alto Adige 21 morti, provincia di Bolzano 12 morti, di Trento 9 morti.
Liguria 20 morti, provincia di Genova 10 morti, di Savona 5 morti, La Spezia 3 morti, Imperia 2 morti. Friuli Venezia Giulia 14 morti, provincia di Pordenone e Udine 4 morti, di Gorizia 3 morti, Trieste 2 morti. Marche 13 morti, provincia di Ancona 7 morti, Macerata 3 morti, Ascoli Piceno 2 morti, Pesaro Urbino 1 morto. Umbria 12 morti, provincia di Perugia 9 morti, di Teramo 1 morto. Sardegna 15 morti, 5 morti nella provincia di Oristano, 4 in quella di Nuoro , Medio Campisano 3 morti, 1 morto Carbonia Iglesias, Ogliastra, Cagliari e Sassari. Basilicata 7 morti, 4 morti nella provincia di Matera, di Potenza 3 morti.Molise 4 morti, provincia di Campobasso 3 morti, 1 morto in provincia di Isernia. Val D'Aosta, Aosta 2 mort1.

Non sono segnalati a carico delle province i lavoratori morti sul lavoro che utilizzano un mezzo di trasporto e i lavoratori deceduti in autostrada: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro / lavoro-casa. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro-nord sud, soprattutto edili meridionali che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. Queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni, come del resto sfuggono tanti altri lavoratori, soprattutto in nero o in grigio che muoiono sulle strade. Tutte queste morti sono genericamente classificate come "morti per incidenti stradali"
Nel 2011 ci sono stati più di 1170 morti, di cui 663 sui luoghi di lavoro + 11,6% sul 2010. Per approfondimenti sui lavoratori morti per infortuni sul lavoro nel 2011 andare nella pagina dell'1 -1 e 3- 1 del 2011 dell'Osservatorio. Ci sono cartine geografiche con il numero di morti sui luoghi di lavoro per ciascuna provincia italiana e grafici inerenti all'età, professione e nazionalità dei lavoratori vittime d'infortuni mortali.




Dall’1 gennaio al 31 2012 dicembre sono morti sui luoghi di lavoro in Italia 622 lavoratori si arriva a 1800 (stima minima con i lavoratori morti sulle strade e in itinere). Qui sotto l’incidenza della morti sui luoghi di lavoro in ogni regione in rapporto al numero di abitanti
Totale popolazione italiana 60.626.442
Trentino A.A             0,0000202           1°
1.037.114
Abruzzo                    0,0000193           2°
1.342.366
Valle d'Aosta            0,0000156           3°
128.230
Calabria                    0,0000145           4°
2.011.395
Emilia-Romagna       0.0000136           5°
4.432.418
Molise                       0,0000125           6°
319.780
Umbria                      0,0000122          7°
906.486
Basilicata                  0,0000119          8°
587.517
Liguria                       0,0000111         9°  
1.616.788
Friuli V.G.                  0,0000105         10°
1.235.808
Toscana                     0,0000093           11°
3.749.813
Piemonte                   0,0000084           12°
4.457.335
Sicilia                         0,0000083           13°
5.051.075
Sardegna                   0,0000083           13°
1.675.411
Veneto                       0,0000081           14°
4.937.854
Marche                       0,0000076           15°
1.565.335
Lombardia                 0,0000073            16°
9.917.714
Puglia                        0,0000070            17°
4.091.259
Campania                  0,0000063            18°
5.834.056
Lazio                          0,0000047            19°
5.728.688