Processo Riva e soci, inizia il 19 giugno - operai ilva, lavoratori cimiteriali e i cittadini dei Tamburi parte civili .
Il giudice per udienze preliminari Vilma Gilli, ha stabilito la data per la prima udienza Un maxiprocesso che, anche nei numeri, è un evento epocale per la città eternamente divisa tra lavoro e salute. A testimoniarlo c'è anche il numero mastodontico di parti offese individuate dalla Procura: tra abitanti del quartiere Tamburi, allevatori, mitilicoltori, operai, parenti dei lavoratori morti in fabbrica come Francesco Zaccaria e Claudio Marsella, associazioni ed enti istituzionali il numero di persone, fisiche o
giuridiche, danneggiate dalle emissioni nocive della fabbrica. L'attuale Palazzo di giustizia di Taranto non ha aule in grado di accogliere un numero così elevato di persone e quindi dopo il vano tentativo di utilizzare l'ex aula bunker che ospitò i maxi processi alla mafia di Taranto a cavallo tra gli anni '80 e '90, il tribunale ionico ha dovuto cambiare strada individuando nella palestra che si trova nella caserma dei Vigili del fuoco, come luogo idoneo per celebrare le udienze".
La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori organizza la costituzione di parte civile di operai ilva-operai ditte appaltoIlva, lavoratori cimiteriali, cittadini dei tamburi in forma
associata - sull'esempio del processo Eternit,
Vogliamo che operai e cittadini pesino durante tutto il processo, perchè Riva e gli altri responsabili paghino e i lavoratori e gli abitanti vengano risarciti.
Vogliamo con la presenza compatta di centinaia di operai Ilva, lavoratori cimiteriali , gente dei Tamburi, alle udienze che si terranno, far uscire il processo dal chiuso delle aule giudiziarie e dalla delega alla
magistratura(di cui non ci fidiamo) e far sentire in ogni momento il "fiato sul collo" a chi ha fatto ammalare e morire.
:
info rete taranto bastamortesullavoro@gmail.com - 3471102638 - o presso Slai cobas per il sindacato di classe via Rintone, 22 Taranto
giovedì 3 aprile 2014
lunedì 31 marzo 2014
8 APRILE 2014 ORE 18 RIUNIONE PUBBLICA COMITATO 5 APRILE DI ROMA - RETE NAZ. SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI
8 APRILE 2014 ORE 18 RIUNIONE PUBBLICA COMITATO 5 APRILE DI ROMA - RETE NAZ. SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI PRESSO ASS. USICONS LARGO VERATTI 25 (metro B fermata Marconi, bus 170, 791, 23)
IL GIORNO 8 APRILE 2014, ALLE ORE 18, E' CONVOCATA UNA RIUNIONE PUBBLICA DEL
"COMITATO 5 APRILE" DI ROMA, NODO LOCALE DELLA RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI, PRESSO LA SEDE DELL'ASSOCIAZIONE USICONS, LARGO G. VERATTI 25 (metro B fermata Marconi, bus 170 da stazione Trastevere, bus 791 da Eur o da Metro A Cornelia, bus 23 da Ostiense).
ORDINDE DEL GIORNO: PREPARAZIONE E PARTECIPAZIONE A MANIFESTAZIONE DEL 24 APRILE A ROMA, IN CONCOMITANZA CON SENTENZA DI CASSAZIONE SUL CASO THYSSENKRUPP (24 aprile Piazza Cavour) e INIZIATIVA LANCIATA DA EX OPERAI
THYSSENKRUPP, RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA;
PROSECUZIONE INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E INTERVENTO SU: IN-SICUREZZA NELLE SCUOLE E IN-SICUREZZA NEL COMPARTO FERROVIARIO,
INIZIATIVE DI SENSIBILIZZAZIONE A SOSTEGNO DELL'ASSOCIAZIONE 29 GIUGNO E DELL'ASSOCIAZIONE IL MONDO CHE VORREI
FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO, SOSTEGNO AI LICENZIAMENTI NELLE FERROVIE...
SI RICHIEDE LA PARTECIPAZIONE E LA PRESENZA ALLA RIUNIONE, GRAZIE.
Trasmette COMITATO 5 APRILE DI ROMA
per info e contatti e mail circolotlc@hotmail.com, usicons.roma@gmail.com, usiait1@virgilio.it
e mail nazionale della Rete naz. salute e sicurezza sul lavoro e sui territori bastamortesullavoro@gmail.com
martedì 25 marzo 2014
COMUNICATO IN RISPOSTA A MORETTI SU STIPENDIO E RINVIO A GIUDIZIO
L’Amministratoredelegato delle ferrovie, cavalier Mauro Moretti, ha dichiarato che se viene“ritoccato” il suo stipendio (873.000 €, quello che percepisce solo dalleFerrovie), se ne va.
Siè, come suo solito, messo alla testa di quei manager pagati centinaia ecentinaia di migliaia di euro con la “singolarità” che, quando si trovano difronte a “spiacevoli episodi” (definita così, dal Moretti, la strageferroviaria di Viareggio) non hanno più alcuna responsabilità.
Ilcoraggio non è proprio il loro forte...senza dimenticare la loro incoscienza,amoralità e disumanità.
Inqueste ore, molti sono rimasti sbigottiti e increduli dalla “rivendicazione” diMoretti, ma nessuno ha ricordato che Moretti, tanto coccolato dai poteri forti,è rinviato a giudizio per la strage del 29 giugno 2009.
A24 ore dall’immane tragedia, quando ancora il fuoco “bruciava” la vita di 32persone, si permise di affermare che nessuna responsabilità era delle Ferrovie,che non c’entravano niente con un treno esploso in casa loro, sulle loroinfrastrutture, sui loro binari!
Alle13.15 del 30 giugno ‘09, di fronte all’assile marcio, disse ad un suocollaboratore: “D’ora in avanti, dobbiamo controllare tutto quanto vienedall’estero”. Come dire, fino ad oggi ce ne siamo fregati.
Insolitaed arrogante fu la sua “sicurezza” (non certo quella ferroviaria)nell’anticipare gli esiti di un’inchiesta che va avanti da anni e che lo vedetra i massimi imputati con accuse pesantissime. Tra l’altro, con l’inizio delprocesso (13 novembre 2013), i capi d’accusa nei suoi confronti sono statiappesantiti.
Ilsuo avvocato, signor D’Apote, viene a dire che il suo cliente non si occupa ditreni e binari?! E di cosa si occupa allora, di biciclette o di balocchi?Inoltre, in aula questo stesso avvocato ha tuonato che “non chiederà il ritoabbreviato”, vuole il processo subito (per poi far di tutto per rallentarel’iter), lo vuole vincere a Lucca.
Conle pesanti accuse a Moretti, questa eccessiva e tracotante “sicurezza” fapensare male e a pensar male troppo spesso ci si azzecca. Che il cavalierMoretti riceva protezione sconfinata è assodato. Nominato cavaliere erinominato AD delle Ferrovie a un anno dalla strage, ancora rinominato AD il 9agosto 2013 (20 giorni dopo il rinvio a giudizio). Senza dimenticare leesternazioni provocatorie, offensive e ricattatorie, nei confronti delleVittime, dei familiari e di ferrovieri.
E“dulcis in fundo”, il governo precedente ha rinunciato a costituirsi partecivile nel processo.
Piùsubalterni di così?! Questi atti inauditi rappresentano un’assoluzione perMoretti, ancor prima della sentenza del Tribunale!
Unamministratore delegato rinviato a giudizio per la morte di 32 vite umane nonpuò e non deve rimanere al suo posto, è un’offesa per tutti. Moretti deveessere immediatamente dimesso per la politica di abbandono sulla sicurezza, perle 32 Vittime di Viareggio, per i 43 lavoratori morti sui binari in questianni, per la devastazione del trasporto pubblico e pendolare.
QuestoMoretti, dovunque vada è: inutile, costoso e dannoso.
Auspichiamocoraggio e responsabilità da parte di chi può e deve rimuoverlo dal suoincarico.
Nonè mai troppo tardi...ma adesso la misura della nostra pazienza è colma.
Il mondo che vorrei Onlus
Associazionefamiliari vittime 29 giugno Viareggio
Il presidente Daniela Rombi
cellulare:338 68 85 950
AMIANTO: QUALE GIUSTIZIA PER LE VITTIME
COORDINAMENTONAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME E DEGLI EX ESPOSTI ALL’AMIANTO (CNA)
Milano,via dei Carracci, 2
telefono:02 49 84 678
cellulare:339 25 16 050
fax:1782 27 59 93
mail:cna2013@tiscali.it
COMUNICATOSTAMPA
AMIANTO:QUALE GIUSTIZIA PER LE VITTIME
13marzo 2014
Senatodella Repubblica
SantaMaria in Aquiro piazza Capranica, 72 Roma
Il13 marzo si è svolto il convegno organizzato dal Coordinamento NazionaleAmianto (CNA) in collaborazione con il senatore Felice Casson, vice presidentedella Commissione Giustizia del Senato.
Alconvegno hanno partecipato, insieme ai rappresentanti di quasi tutte leassociazioni delle vittime e degli ex esposti all’amianto, i rappresentanti deisindacati confederali esperti del diritto (28 avvocati), delle bonificheambientali, dell’epidemiologia descrittiva.
Sono interventi portando i loro importanti contributi: il dottor Roberto Riverso,giudice del lavoro a Ravenna; la dottoressa Sara Panelli e il dottor Gianfranco Colace (Pubblici Ministeri a Torino). Ha introdotto il senatore Felice Casson.E’ intervenuta, mostrando la sua più ampia disponibilità ad affrontarel’argomento l’onorevole Franca Biondelli, recentemente nominata sottosegretariaal Lavoro.
Successivamentesi è sviluppata un’ampia discussione fra i rappresentanti delle vittime e degliex esposti (essi stessi vittime ed ex esposti all’amianto) con gli espertigiuristi e tecnici, che ha portato a prendere le seguenti decisioni.
1.Chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri l’approvazione, entro la finedel mese di maggio, del Piano Nazionale Amianto (PNA), predisposto dal governoMonti al seguito della Conferenza Nazionale del novembre 2012 a Venezia. TalePiano è rimasto sulla carta per mancanza di adeguato finanziamento, quindi nonapprovato dalla Conferenza delle Regioni. Fondi che ora si possono trovareconsiderando che si possono spalmare su tre anni.
2.Chiedere al Presidente del Consiglio e al Ministero del Lavoro l’adeguamentodel Fondo per le vittime dell’amianto, già istituito, ma limitato ai lavoratoriex esposti e non alle vittime da esposizione casalinga e ambientale.
3.Chiedere al Presidente del Consiglio e ai Ministeri competenti la messa insicurezza dei siti pubblici contaminati da amianto: il piano di edilizia e dimessa in sicurezza delle scuole (già annunciato dal Presidente del Consiglio)deve prevedere anche la rimozione dell’amianto nelle ancora 116 scuolecontaminate. Alla stessa stregua devono essere messi in sicurezza esuccessivamente bonificati, 37 ospedali, case di cura, case di riposo, 86uffici della pubblica amministrazione, 27 impianti sportivi, 8 biblioteche ealmeno 4 grandi siti industriali dismessi.
4.Chiedere ai Presidenti del Senato e della Camera di interporre i propri ufficiaffinché le proposte di legge sull’amianto, a partire dal Disegno di Legge 8/11(Casson e altri) inizino il loro iter con la discussione nelle commissionicompetenti.
5.Predisporre un documento sul principale oggetto della discussione del convegnopresso il Senato, quello della relazione amianto-giustizia tramite il qualeSenatore Felice Casson assume il compito di presentare un disegno di legge e/odi proporre emendamenti a leggi esistenti a riguardo di alcuni essenzialiproblemi che devono essere celermente affrontati e risolti:
a)la Prescrizione che deve essere interrotta a partire dall’inizio deiprocedimenti davanti al giudice dell’udienza preliminare;
b)la eliminazione dei termini di decadenza;
c)il divieto della restituzione dell’indebito;
d)l’accentramento delle competenze processuali al medesimo giudice;
e)la possibilità di scegliere, per magistrati inquirenti, di restare ad altroufficio anche quando scade il proprio mandato;
f)l’istituzione della Procura Nazionale sulla salute e sicurezza del lavoro edell’ambiente o, in subordine, la istituzione di un apposito ufficio dimagistrati competenti ed esperti a livello distrettuale.
Infinele associazioni ed sindacati nella giornata del 28 aprile, dedicata a livellointernazionale alle vittime dell’amianto, organizzeranno presidi,manifestazioni e incontri a livello regionale per l’attuazione del PianoRegionale Amianto e di quanto richiesto.
Roma13 marzo 2014
AMIANTO ALL’EX ENICHEM DI PISTICCI, FELICE CASSON E ALTRI 13 SENATORI SCRIVONO AL MINISTRO
DaIl Quotidiano della Calabria
www.ilquotidianoweb.it
Domenica16 marzo 2014
AMIANTOALL’EX ENICHEM, FELICE CASSON E ALTRI 13 SENATORI SCRIVONO AL MINISTRO“RIAPRITE I FASCICOLI DORMIENTI”
Enichemdi Pisticci: Casson chiede al Ministro lumi sui morti di amianto
“Matera non tutela i lavoratori”
L’ultimoesposto-denuncia alla Procura di Matera dell’AIEA risale a un anno fa
Pisticci
Insieme ad altri 13 senatori (Albano, Amati, Chiti, Favero, Fedeli, Filippi, Gatti,Ghedini, Granaiola, Lepri, Pagliari, Pegorer, Scalia) ha presentato unainterrogazione al Ministro della Giustizia sul caso dello stabilimentoAnic/Enichem di Pisticci scalo. L’ex giudice Felice Casson chiede che venganofinalmente sbloccati e esaminati i fascicoli “Dormienti in materia di soggettiesposti alle fibre killer di amianto e delle altre sostanze tossiche e nocivepresenti nello stabilimento”. II vice presidente della II commissione giustiziadel Senato, ripercorre la vicenda ripartendo dal più recente esposto,presentato alla Procura di Matera il 15 aprile dello scorso anno da MarioMurgia, vice presidente dell’AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto).
“Adistanza di quasi un anno dall’esposto-denuncia, non risulta alcun serio attod’indagine compiuto dal PM assegnatario del fascicolo”. Nella denuncia diMurgia si faceva riferimento alle “Decine di morti che solo nell’ultimodecennio si sono verificate tra i dipendenti dello stabilimento Anic/EniChemSpA, sito presso l’area industriale di Pisticci Scalo, per varie letali patologie,in larghissima maggioranza di natura tumorale, addebitabili, con altissimogrado di probabilità logica e credibilità razionale, a sostanze cancerogene cuiquesti lavoratori sono stati esposti per lunghi periodi di tempo sul posto dilavoro; a partire dall’amianto”.
Nell’interrogazionedi Casson si legge tra l’altro che l’associazione AIEA aveva già inoltratoaltre denunce tutte indubitabilmente costituenti macroscopiche eplausibilissime notizie di reato, senza mai aver avuto notizia di alcunprovvedimento adottato o richiesto.
“Lasensazione concreta” - sostengono i firmatari dell’interrogazione al ministro –“che traspare da queste non azioni e omissione, è che nella città di Matera nonesista o sia stata abrogata ogni forma di tutela penale della salute deilavoratori”.
“Numerose”- si legge ancora – “le consulenze tecniche d’ufficio ambientali, espletatepresso i tribunali di Matera e Potenza, che attestano l’esposizioneall’amianto. In esse risulta che la presenza dell’amianto è superiore ai limitiprevenzionali previsti dalla legge”.
Aconferma di un fenomeno che ha creato indiscutibili ricadute, l’interrogazioneaggiunge che nell’ospedale di Matera è da tempo attiva la sorveglianzasanitaria dei lavoratori ex esposti ad amianto, una struttura sanitaria cheregistra e monitora lo stato di salute dei lavoratori a suo tempo espostiall’amianto e garantisce la denuncia di malattie professionali.
“Ildato più allarmante” - prosegue il testo dell’interrogazione – “è rappresentatodal consistente numero di ex dipendenti deceduti per patologie maligneasbesto-correlate che purtroppo continuano a manifestarsi con sempre crescenteinsorgenza”.
AntonellaCiervo
Rifiuti tossici: oltre al danno la beffa. Napoli risarcisce chi ha inquinato
Cornuti e mazziati. Non solo hanno interrato rifiuti
tossici, inquinato terreni, avvelenato un quartiere, esportato in giro per
l’Italia un know-how criminale che ha contribuito a creare l’Italia dei
fuochi – come raccontano i verbali desecretati della
Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo di rifiuti - adesso passano anche all’incasso.
La grande discarica di Pianura sembra essere stata risucchiata dal tempo. Nessuno ricorda nulla. Sembra
come non fosse mai esistita a Napoli. Il grande mostro c’è. Aperta negli anni ’50 e collocata nel cratere del
vulcano degli Astroni, nei suoi 43 anni di attività può bene rappresentare l’evoluzione degli affari intorno alla gestione dei rifiuti fino alla fine
degli anni ’90. Per ora dorme e nasconde nel suo ventre i miasmi e
le reazioni chimiche tossiche di anni e anni di sversamenti illegali. Dal
libro nero del passato piomba sul Comune di Napoli, guidato dal sindaco
anomalo Luigi De Magistris, un macigno che veste i panni di una sentenza del
Consiglio di Stato che sancisce e ordina a Palazzo San Giacomo il pagamento
sull’unghia della somma di 18 milioni di euro. Una batosta. Un colpo
sferrato sotto la cintola dell’Amministrazione e che vale un “ko”. La sentenza è del 2011, dopo una lunghissima contesa giudiziaria. Con la delibera n. 966/2013 la Giunta propone di
inserire la voce di spesa nel piano di riequilibrio, riconosce il debito fuori bilancio, articola una rateizzazione riassunta
in un programma di pagamenti dal 2004 (10 milioni) al 2005 (8 milioni). Così si
chiude il contenzioso con la Elektrica, impresa in liquidazione
volontaria, colpita – tra l’altro – da interdittiva antimafia e figlia
di quella Di. Fra. Bi di Francesco La Marca, Giorgio Di Francia, Salvatore Di Francia, Domenico La Marca, Pietro Gaeta
che affonda le radici della propria storia nella storia dello sversatoio di
Pianura. La verità è che i “Signorotti della munnezza” non sono mai andati via
da Napoli. Inchieste, indagini dell’antimafia, vicinanze pericolose ai clan,
non sono bastati. Il contenzioso risale agli anni in cui la gestione dei
rifiuti solidi urbani era affidata alla direzione della Nu del Municipio
partenopeo. E’ la storia degli anni dei commissariamenti, privatizzazioni,
esternalizzazioni dei servizi fino alle finte emergenze. Disastri su
disastri che oltre ad essere ambientali sono anche amministrativi. La
Elektrica ha gestito l’ultimo periodo di attività della discarica di Pianura
occupandosi dello smaltimento dei rifiuti dal 1987 al 1994. Nel 1997, a fronte
di un contratto di appalto, affidato in sede commissariale, viene avanzata,
dalla società Elektrica, un’istanza di variazione che assommerà
complessivamente a 22 miliardi di lire, il che comporta una variazione,
sull’ammontare dell’intero appalto, pari a più del 20% del suo valore. Dalla
resistenza del Comune di Napoli viene ad oggi la delibera di riconoscere il
credito per una vicenda che, nei vari gradi di giudizio fino al Consiglio di
Stato, si è svolta nell’ambito tecnico-amministrativo e non sul terreno
politico. Il denaro dei partenopei sarà incassato dalla Ubi Factor,
società che ha acquistato – nel frattempo - il credito dalla Elektrica.
Un papocchio che puzza da lontano. Poco c’entrano i rifiuti. Una “dote”
milionaria accumulatasi con le precedenti Giunte comunali a partire da Antonio
Bassolino fino a Rosa Russo Iervolino. All’epoca si decise di non decidere.
Tanto è vero che nel 2004 il Consiglio di Stato censura l’operato del Comune e
delega a Luigi Nocera (in quota Udeur) - all’epoca dei fatti – assessore
all’Ambiente della Giunta Regionale campana diretta dallo stesso Bassolino
(l’allora sindaco che non decise e censurato dal Consiglio di Stato) alla
nomina di un commissario. Una scelta giusta ma inappropriata visto che
l’avvocato della società Elektrica era ed è Andrea Abbamonte,
contemporaneamente membro (in quota Udeur) con delega al personale e alla
sicurezza delle città della stessa Giunta regionale. Non è proprio un conflitto
d’interesse ma una questione di opportunità e buon andamento della cosa
pubblica. Se fai l’assessore non dovresti fare il legale di una società che ha
rapporti e un contenzioso con la pubblica amministrazione. Di lì a poco,
comunque, nel 2004, l’assessore all’Ambiente individua, fra il personale della
Regione, un funzionario che si occuperà dell’esecuzione della sentenza. Il
funzionario incaricato consegnerà due relazioni, in qualità di commissario ad
acta, confermando il debito del Comune di Napoli nella cifra di 18 milioni di
euro. Nel 2006 il funzionario e commissario ad acta sarà nominato
“Responsabile amministrativo” pro tempore “dell’Ente Parco Regionale del Bacino
idrogeografico del fiume Sarno” con atto congiunto a firma dell’assessore
all’Ambiente e dell’assessore al personale della Giunta Regionale Campana (entrambi si dimetteranno per vicende giudiziarie). Una storia che è contemporaneamente un paradosso visto che la sola
bonifica di una parte della discarica, dove insieme ai rifiuti urbani finivano
anche seppelliti veleni industriali e fanghi tossici provenienti dal
Nord-Italia e dall’Acna di Cengio, costerà almeno oltre i tre milioni di euro.
Nei fatti non è possibile nemmeno ipotizzare che l’esborso parziale o totale
sia a carico di chi impunemente ha inquinato per anni cioè la società di
gestione ovvero chi per suo conto ora incassa il credito dal Comune. Verrebbe
da ridere, invece no, da piangere. E pensare che nel 1995 il Prefetto ordinò
che la stessa Di.Bi.Fra. disponesse un progetto di sistemazione ambientale
dell’intera discarica. Lavori eseguiti ma significativamente difformi rispetto
al progetto e non idonei. La relazione della Commissione parlamentare della XIII Legislatura è chiara: a pagina 25 spiega con chiarezza che
tutti i rifiuti sversati illegalmente nella discarica di Pianura sono della
società, Di.Bi.Fra o Elektrica, alla quale il Consiglio di Stato ha
riconosciuto il cospicuo credito. Oltre al danno, la beffa. Appunto: Cornuti e
mazziati. Domani questa grana sarà all’ordine del giorno del Consiglio
comunale, saggezza imporrebbe al Municipio di sottrarsi al pagamento del
credito, di impugnare la sentenza e battagliare presentando un ricorso alla
Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
Un dovere farlo per rispetto di chi a Pianura si è visto sterminare l’intera famiglia e per chi continua a morire.
Un dovere farlo per rispetto di chi a Pianura si è visto sterminare l’intera famiglia e per chi continua a morire.
Processo per Santa Giulia in aula arrivano i residenti: noi parte civile al processo
Udienza preliminare il 26. "Chiederemo i
danni"
Milano, 23 marzo 2014 - Processo Santa Giulia,
finalmente ci siamo. Mercoledì è in programma l’udienza preliminare: il gup
Roberta Nunnari dovrà decidere se rinviare a giudizio gli undici indagati
dell’inchiesta sulle mancate bonifiche dell’area ex Montecity-Rogoredo.
Con ogni probabilità, quel giorno in Tribunale ci saranno pure i residenti del
comitato di quartiere per presentare, attraverso l’avvocato Luisa Bontempi,
l’atto di costituzione di parte civile: «Abbiamo intenzione di chiedere un
risarcimento danni per tutto quello che abbiamo passato in questi anni».
Ancora da definire il numero di persone che alla fine aderiranno all’iniziativa
giudiziaria: la lista verrà compilata domani sera, al termine della riunione ad
hoc convocata dai vertici dell’associazione; in quella sede, verrà pure deciso
se presentarsi come singoli cittadini piuttosto che investire ufficialmente il
comitato Milano Santa Giulia del compito di rappresentare l’intero quartiere
tristemente salito alla ribalta mediatica il 20 luglio 2010.
Cioè il giorno in cui la Guardia di Finanza, su mandato della Procura, sequestrò una fetta consistente dell’area: secondo i pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, gli indagati, tra cui figura l’ex dominus di Risanamento, Luigi Zunino, avrebbero utilizzato quei terreni per smaltirci «rilevanti quantità di rifiuti senza la prescritta autorizzazione», costituendo «discariche abusive nelle corrispondenti zone di smaltimento» e creando «un cumulo dell’ordine di grandezza di 30mila metri cubi». Un vero e proprio disastro ecologico, così devastante da contaminare «le acque della falda sospesa e della prima falda con sostanze tossiche gravemente nocive per la salute e l’ambiente». Lunga la lista dei materiali «cancerogeni» sversati illegalmente: metalli, antiparassitari, Ddt, tricloroetilene, tetracloroetilene, tricolorometano, dicloroetilene. Tra i destinatari degli avvisi di chiusura indagini, notificati dagli inquirenti nel dicembre scorso, ci sono pure Annalisa Gussoni, ex capo dell’ufficio Bonifiche del Comune, e Paolo Perfumi, all’epoca responsabile dell’Arpa Milano.
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