Le morti sul
lavoro non sono tragedie, ma hanno dei responsabili con nome e cognome
sono il sistema dei padroni sono la nocivita' del capitale che non vede
altro che il profitto……
è così che solo per fortuna degli operai
tra cui anch'io siamo scampati per culo al crollo di un paranco di una
gru con portata 7tonnellate venerdì 20 dicembre alla Tenaris Dalmine….
i sindacati come la cisl sono parte di questo sistema che ha
mantenuto il silenzio prima durante e dopo l'esposizione al rischio
amianto avvenuta in maniera massiccia nelle fabbriche e sempre tenuta
nascosta con il silenzio sindacale e anche con l'avvallo degli enti
statali come l'inail …..
solo la lotta dei lavoratori organizzati nei cobas a partire
dall'ilva di taranto alla dalmine ha permesso di scoperchiare questo
aspetto delle morti sul lavoro e ottenere dei risultati dal punto di
vista dei riconoscimenti pensionistici…..
ma sarà solo una rivoluzione dei lavoratori che potrà mettere fine alle morti per i profitti della borghesia.
dalL’INCHIESTA corriere della sera bergamo
Amianto killer nel tessile
Pronto un nuovo esposto
Ex operaia contro azienda dell’Isola. E la condanna di una ditta in Val Seriana viene confermata in secondo grado. La Cisl: una tragedia passata sotto silenzio

La diagnosi, come è accaduto in molti altri casi, è arrivata più di dieci anni dopo aver smesso di lavorare.
Informata dai medici, e dall’Asl, delle possibili cause della
neoplasia, la donna ha deciso di rivolgersi al sindacato, all’avvocato, e
quindi al tribunale. «Il caso che stiamo per portare in tribunale è
molto simile al precedente, per il quale i giudici hanno riconosciuto le
responsabilità dell’azienda - commenta Salvatore Catalano, responsabile
dell’ufficio vertenze della Cisl -. Al momento, però, la diretta
interessata preferisce non scendere nello specifico della sua vicenda.
Più in generale va detto che, per quanto riguarda il tessile e quindi
l’usura dei freni dei macchinari, si è arrivati molto tardi ad una presa
di coscienza del problema. È ormai certo che all’interno di molti
stabilimenti ci fossero macchinari con componenti in amianto. Ed è
altrettanto fuor di dubbio, come ci hanno raccontato molti operai, che
proprio dopo il 1992 (anno in cui la legge vietò l’utilizzo
dell’asbesto, ndr ) i responsabili delle aziende sostituirono gli
impianti. Prima di quell’anno i dipendenti, mentre lavoravano, notavano a
vista d’occhio la polvere grigia dispersa dall’usura dei freni dei
macchinari. Spesso la si ripuliva semplicemente utilizzando una scopa,
altre volte si usavano i compressori. La si rimuoveva, ma restava sul
posto. Accadeva così in molti luoghi di lavoro: l’impressione è che si
sia consumata una tragedia silenziosa». Una tragedia o più tragedie che
possono essere risarcite (solo in parte, solo per l’aspetto economico)
anche quando le vittime non ci sono più.
Scriveva infatti il giudice Bertoncini nella sentenza di primo grado: «Non
si può concordare con le argomentazioni della convenuta (ovvero con la
Cantoni Itc Tessiture), secondo cui, essendo intervenuta la morte della
Abbadini, non vi sarebbe spazio per una liquidazione del danno biologico
permanente». I danni, biologico e morale, sono anzi soggetti ad un
diritto ereditario, vengono trasmessi ai figli e alle figlie, che
possono farli valere in tribunale. Quello del tessile è l’ultimo fronte
che si sta aprendo in relazione a quel prodotto naturale omicida,
chiamato asbesto, o amianto, utilizzato con continuità per almeno
trent’anni in decine di aziende italiane.L’anno scorso la ricercatrice
dell’Università di Bergamo Isabella Seghezzi, in occasione di un
convegno, aveva riassunto le vicende giudiziarie bergamasche: quelle
della Dalmine, della Siad e della Sacelit, per le quali si è arrivati ad
una serie di condanne di alcuni dirigenti. Oppure le assoluzioni per la
Manifattura Colombo di Sarnico e per il Sacchificio Vezzoli di Calcio.
Adesso un altro settore produttivo, il tessile, che la crisi sembra aver
fiaccato in modo irreparabile, sembra pronto a raccontare una sua
pesante eredità.
17 dicembre 2013
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